Glenn Hughes – Zona Roveri, Bologna – 17 Febbraio 2017

...PERSO NELLA MUSICA...

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Glenn Hughes non smette mai di stupire fan e critici. Ad ogni sua nuova realizzazione discografica, sia da solista sia condivisa con altri artisti, ad ogni suo concerto si rimane a bocca aperta poichè la classe che lo contraddistingue non sembra essere intaccata dal tempo che corre e che scorre impetuoso, la capacità creativa non sembra dimunire con i vari giri della lancetta del nostro odiato orologio, la grinta e il cuore sembrano camminare assieme lasciando intendere che rock’n’roll non morirà mai…

Un Glenn Hughes carico e riflessivo appare sul palco, intimo nel suo essere rockstar e protagonista, gentile ed esplosivo senza mezzi termini, con una voce meravigliosa e un modo di suonare il basso che pochi hanno oggigiorno. Le emozioni si sussegono durante tutta la performance di Glenn Hughes e soci, i nostri sguardi si intrecciano compiaciuti poichè la musica è l’autentica protagonista della serata. ‘Grazie per essere qui questa sera, non siete voi che siete qui per me, ma sono io che sono venuto a trovarvi…’; ‘…perdetevi nella musica…’, ‘…sono tempi difficili, la musica è amore…’, sono questi alcuni dei molti momenti di interazione con noi pubblico, e in questa circostanza ci siamo sentiti davvero parte della passione che lega tutti noi. Una serata incredibile.

Applausi a scena aperta dopo ogni brano a sottolineare il rispetto e l’amore dei presenti nei confronti della stella Glenn Hughes nel firmamento ancora brillante del rock’n’roll…

Scegliere i brani di un infinito repertorio non è cosa da poco, ma il passaggio di tutto questo fiume di musica viene scandito attraverso alcuni fra i momenti più salienti della voce del rock per eccellenza. ‘Flow’ apre il concerto, dal nuovo album ‘Resonate’. Un brano davvero duro e incalzante, bello, intenso e martellante. Assieme a ‘Flow’, Hughes e soci dall’ultimo album scelgono anche ‘Stumble & Go’ e ‘Heavy’, quest’ultima suonata a volumi pazzeschi prima della conclusiva ‘Burn’. E poi, come ovvio che sia i classici del periodo Deep Purple: ‘Gettin’ Tighter’, ‘Might Just Take Your Life’, ‘You Keep On Movin’. Del periodo solista ‘Soul Mover’ e poi dal progetto Black Country Communion (ap roposito Glenn ci anticipa l’uscita del quarto album del supergruppo cha settembre con il titlo ‘4’) ‘One Last Soul’, ‘Black Country’ e ‘Medusa’ incisa molto tempo prima, nel 1970, dai sui Trapeze ed inoltre ‘Muscle And Blood’ dal progetto Hughes/Thrall del 1982. Come accennavo in precedenza, a concludere ‘Burn’ intramontabile brano che ha letteralmente demolito i padiglioni auricolari e le ugole dei presenti e del giovane che fra il pubblico ci ha deliziato con i suoi impressionanti acuti e che ha fatto sorriddere lo stesso Glenn.

Che dire? meraviglioso può bastare…

Un saluto al solito gruppetto… mi raccomando la birra analcolia deve restare un segreto…

 

 

 

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