Alla fine solo ovazioni… Mi sembra giusto iniziare così. Una giornata veramente incredibile quella di sabato 30 giugno 2007. Una lunga giornata carica e densa di emozioni, ma soprattutto di infinito e sudato Rock’n’Roll. Otto band sul palco dell’Idroscalo di Milano che hanno offerto uno spettacolo da autentici dei del metallo. Non so dire se l’assortimento fosse quello adatto o meno, ma sicuramente i nomi, la passione e lo spettacolo sono stati all’altezza… forse di più.

E poi… vedere Ozzy Osbourne on stage, finalmente per noi, è stato emozionante, oltre che commovente ed esaltante. Il buon vecchio Ozzy, il padre supremo, il rock’n’roll in carne ed ossa. Un personaggio che, tassello dopo tassello, nota dopo nota, esagerazione dopo esagerazione, ha costruito la storia della musica rock, la sua, la nostra e di tutti, edificandola, distruggendola, mortificandola per poi elevarla ai sommi livelli che essa merita. Da quasi 40 anni è lì su un palco a urlare e cantare come un matto, a incitare e provocare le folle che sempre lo acclamano e che sempre lo acclameranno, a strillare come solo lui sa fare. Può sbagliare qualche nota e diversi giri, può dimenticare qualche strofa, può rallentare nel suo incedere, può entrare in ritardo su qualche riff; può… può.. può… esatto; proprio così, lui può!!! Le attese della serata, almeno le nostre, erano tutte per lui, sentivamo il cuore battere, sapevamo che ci trovavamo di fronte ad un grande evento, un momento particolare, visto le volte che è venuto in Italia. E’ l’Italia presente a Milano lo ha gustato e capito, ringraziato e trattato con il rispetto dovuto e meritato. Il suo show è stato straordinario, bello, ricco e divertente. Una scaletta varia, una serie di brani da brivido, da “Suicide Solution” a “Not Going Away”, da “Mr Crowley” (che brividi) a “No More Tears”, da “War Pigs” a “Paranoid”, una band fenomenale, Zakk Wilde, Mike Modine, Blasco, una carica emotiva che ha reso l’aria elettrica. Butta secchiate d’acqua sulla folla, innaffia il pubblico con una pompa, mostra il suo fondoschiena con non curanza, scherza con la band e con il pubblico, ringrazia e capisce che il pubblico lo ama… ed è proprio così. Ozzy è Ozzy, e può anche permettersi di lasciare con un palmo di naso fotografi e cameramen pronti ad immortalarlo, tutti a casa, nè foto, nè video, peccato… questo non scende proprio, non aver potuto fotografare da vicino il nostro padre adottivo… Ma a Ozzy si perdona tutto anche se l’amaro in bocca non è andato via, o sarà stata colpa della birra? Comunque… grazie Ozzy.

Immediatamente prima, i Korn di Jonathan Davies. Già visti all’edizione del Gods dello scorso anno. Niente male davvero. Sono bravi e hanno grinta, sono duri i paladini del nu metal. Questa volta differente spettacolo e differente scelta dei brani con Joey Joerdyson degli Slipknot alla batteria per dare una mando durante il tour, meno elementi sul palco e più potenza, anche se Davis a mio parere mi è sembrato aver risentito della lunga tournée. “Freak On A Leash”, “Falling Away From Me”, “Divine”, “Twisted Transistor” i momenti più esaltanti dello spettacolo.

E devo dire la verità, i Megadeth migliorano di periodo in periodo. Sempre ad un passo dallo scioglimento, sempre ad un passo dal baratro e dalla fine annunciata. Veramente bello, preciso e potente il concerto di Dave Mustaine e soci. Sembra di essere ritornati a molti anni fa. Un concentrato di violenta bellezza. Suonano bene, si intendono a meraviglia, si destreggiano tra note e riff con disarmante facilità e poi è bello rivederli ancora con un entusiasmo rinnovato e un nuovo splendido album che ci fa capire che la band ha ancora tanto da dire e tanto da far esplodere. Grande “Symphony of Destruction”, “Hangar 18”, “Holy War”, “Wake up Dead”.

I Black Label Society li aspettavo da anni. Due anni fa non ero riuscito ad arrivare in tempo al concerto del Gods di Bologna, ma quest’anno non li avrei persi per nulla al mondo. E chiaramente sono stato ripagato. Zakk Wylde è un mostro della chitarra, un personaggio potente e fiero. Suona, sputa, fa strillare la sua, anzi le sue, Gibson, si batte il petto, ringrazia il cielo e come sempre dà fino all’ultimo respiro. Uno spettacolo intenso e massiccio. Di poca durata per i miei gusti. Ma di lì a poco l’avrei rivisto sul palco con Ozzy, e per questo motivo mi sono consolato…

Prima i Type O Negative di un personaggio del calibro di Pete Steele. Difficile da catalogare e se devo pensare al concerto, de gustibus, sono rimasto senza fiato, anche per i pezzi proposti con un finale di più di 14 minuti del brano Dead Again. Coraggiosi a portare dal vivo una song così lunga, ma ossessivi nella loro musica anche dal vivo. Bello.

Terzo gruppo i Sadist, persi a Roma con Maiden e compari vari. Sono una buona realtà musicale in Italia, o meglio, sono una potente realtà e ci fa piacere che siano ritornati e avremo modo di poter dedicare più ampi spazi anche a loro; se lo meritano, così come si meritano una grande considerazione gli Slowmotion Apocalypse che hanno aperto quest’ultima giornata. I cinque ragazzi hanno fatto vedere di che pasta sono fatti, di quanta potenza scorra nelle loro vene e di quanto siano giustificati gli apprezzamenti a loro rivolti in Italia e all’estero. In mezzo alle due band italiche i Deathstars. Simpatici e un po’ stralunati. Forse un po’ troppo glam per la giornata aggressiva, ma il loro compito l’hanno svolto fino in fondo e specialmente le ragazze hanno gradito…

E ora? ci prepariamo a soddisfare l’atavica sete di Rock’n’Roll per il prossimo anno…

Ozzy Osbourne Setlist:
Bark At The Moon  –  Mr. Crowley   –  Not Going Away   –  War Pigs  – Believer  – Road To Nowhere – Suicide Solution  – Guitar solo – I Don’t Know  – Here For You   – No More Tears  – I Don’t Want To Change The World – Mama, I’m Coming Home – Crazy Train  – Paranoid

 

 

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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