Nel corso della loro ultraventennale carriera musicale, i Gojira ne hanno fatta davvero tantissima di strada.
Una palese dimostrazione di forza da parte della band francese e dei tantissimi fans accorsi lunedì scorso (diversi anche dall’estero) è stato un Alcatraz assai imballato di fans di lunedì sera e in una calda sera d’estate.
Questo nonostante la concorrenza e la presenza molto ravvicinata di moltissimi concerti, che portano diverse volte a dolorose scelte.
Ma torniamo a noi e ai fratelli Duplantier, che insieme ai fidi Christian Andreu alla chitarra e a Jean Michel Labadie al basso, hanno letteralmente lasciato a bocca aperta tutti i loro fans, regalando uno show assai potente e coeso dal punto di vista musicale e semplicemente fantastico dal punto di vista scenografico.
Stupende immagini della natura (alla fine, loro sono ambientalisti dichiarati) e vari confetti sparati diverse volte durante lo show, hanno accompagnato il tutto.
La band è stata preceduta da due validi opening acts.
Gli Urne, band inglese prodotta da Joe Duplantier, hanno intrattenuto i presenti con circa una mezzoretta del loro repertorio, che è chiaramente di stampo sludge, ma con varie divagazioni in territorio death metal.
Certamente suonano, convinti dei loro mezzi, anche se onestamente è una band che si può trovare in giro facilmente e che non so se mai esploderà del tutto, nonostante lo sponsor.
Ben altra cosa sono i Conjurer, che hanno regalato – personalmente – uno show molto potente, con palesi riferimenti a Pantera e Sepultura in vari frangenti, ma onestamente ho trovato i brani un po’ ripetitivi, nonostante l’esecuzione tecnicamente degna di nota.
Man mano hanno saputo conquistare l’esigente platea dei Gojira e hanno portato a casa il cosiddetto risultato.
Puntuali come un orologio svizzero, nonostante l’orario scelto per suonare non sia stato esattamente agevole (21.50), i Gojira fin dai primi secondi, hanno fatto notare la loro strameritata fama di essere la band più interessante o quasi nel campo heavy metal.
Pura potenza e tecnica impressionante davvero, per il quartetto francese, che sta promuovendo in tour l’ultimo lavoro “Fortitude” (uscito comunque ormai nel 2021).
Il palco è stato anche pensato per dare modo al batterista Mario Duplantier di dare sfogo alla sua proverbiale potenza sonora, visto che la batteria era posizionata in un piano ampiamente rialzato.
Se Mario non è il miglior batterista della scena attualmente (o probabilmente lo è), poco ci manca.
Semplicemente una macchina da guerra, potente e con groove totale. Autore di cambi di tempo pazzeschi e con un assolo di batteria non noioso come tanti e che ha lasciato tutti i presenti a bocca aperta. Era pure la sera del suo compleanno e Mario Duplantier ha ringraziato ogni fan.
L’unica pecca del concerto è che i primi due albums sono stati praticamente sacrificati nella scelta delle canzoni che hanno composto la setlist di lunedì sera.
Il pubblico era molto eterogeneo, con varie tipologie di outfits e generazioni presenti.
L’interazione tra la band e il pubblico era testimoniata dagli sguardi davvero soddisfatti della band, che si è limitata a suonare magistralmente, lasciando ben poco spazio a discorsi superflui.
Era presente anche un banchetto di “Sea Shepherd” che si occupa di salvaguardia dell’ambiente e protezione di animali.
Diversi i momenti di pura libidine sonora, quali ad esempio in “The Chant “ e “Silvera”.
Uno show perfetto che ha soddisfatto praticamente tutti i presenti.
Come sorpresa c’è stata anche l’esecuzione di “The Art of dying”.
Setlist:
Ocean Planet
Backbone
Stranded
Flying Whales
The Cell
The Art of Dying
Drum Solo
Grind
Another World
Born for One Thing
L’Enfant Sauvage
Oroborus
The Chant
Amazonia
Silvera
Vacuity
Report di Mauro Brebbia
Fotografie di Ilaria Maiorino
Gojira
Conjurer
Urne
Pubblico

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