2026 – Big Noise Music Group
Correva il drammatico anno 2020 e, in tempi di piena pandemia, i Goldfinger pubblicavano “Never Look Back”.
La band punk con molte venature ska si è formata nel 1994 a Los Angeles, affermandosi fin da subito come una realtà che ha fatto del divertimento puro il proprio mantra. Parallelamente, i Goldfinger si sono sempre distinti per il loro impegno a favore dei diritti degli animali, sostenendo attivamente organizzazioni importanti quali PETA ed Animal Liberation Front.
“Nine Lives” (da non confondere per tematiche con l’omonimo album degli Aerosmith, uscito ormai una vita fa) è il loro nono album in studio. Capitanata dal biondo cantante e chitarrista fondatore John Feldmann, la band è sempre stata caratterizzata da una simbiosi pressoché totale con i propri fan. I loro concerti sono famosi per mosh pit, stage diving e crowd surfing davvero selvaggi.
Il nuovo album, uscito lo scorso 23 gennaio, è composto da dodici canzoni e vede la partecipazione di numerosi amici della band. Mark Hoppus dei Blink-182 è presente nella traccia “Freaking Out a Bit”; Jim Lindberg (cantante dei Pennywise) duetta con la band in “Last One Standing”; Spencer Charnas, frontman degli Ice Nine Kills, presta la sua voce in “Derelict”. Sono inoltre presenti Zac Carper dei Fidlar in “Loser”, il rapper statunitense Iann Dior in “Untouchable” e, ultimo ma non meno importante, El Hefe, chitarrista e trombettista dei NOFX, che arricchisce con la sua presenza “The Punisher”.
Molti featuring per un album non memorabile, forse scontato in alcune parti, ma tutto sommato gradevole. Nelle iniziali “Chasing Amy” e “Freaking Out a Bit”, Travis Barker dei Blink-182 – che reputo semplicemente un batterista fenomenale – viaggia alla velocità della luce con le sue skill e un drumming davvero potente. “Chasing Amy” è un pezzo che inizia lento, per poi aumentare vertiginosamente di ritmo e rallentare nuovamente, il tutto caratterizzato da un ritornello davvero catchy, perfetto per essere cantato a squarciagola. In “Freaking Out a Bit” è invece presente Mark Hoppus, cantante e bassista dei Blink-182. Il brano è accompagnato da un video che alterna immagini live e in studio dell’elegantissima band, mostrando quanto il gruppo sia ancora affiatato dopo la reunion del 2017.
In questi primi due brani, la componente ska sembra essere stata quasi dimenticata. Il sound caratteristico che ha contraddistinto la band insieme a nomi come Rancid ritorna invece in “Last One Standing”, insieme a Jim Lindberg dei Pennywise, brano caratterizzato da un altro ritornello energico e di facile assimilazione. “Derelict”, scritto insieme a Spencer Charnas degli Ice Nine Kills, viaggia a velocità elevatissime, con qualche piacevole intermezzo rallentato tipicamente ska e reggae. “Lie in Bed” è invece un pezzo pop punk che richiama decisamente gli amici Blink-182, maestri indiscussi del genere.
Da segnalare anche “John Lennon”, lenta e psichedelica, che immagina come lo storico frontman dei The Beatles abbia composto l’inno “I Am the Walrus” sotto l’effetto di droghe, e la quasi countryeggiante “The Punisher”, insieme a El Hefe dei NOFX, un brano che richiama alla mente alcune produzioni recenti di Machine Gun Kelly.
“Nine Lives” si chiude in bellezza con quello che, a mio avviso, è il pezzo migliore dell’album: “The College”, uno splendido brano ipnotico ed etereo, arricchito da archi e inserti sinfonici. È anche la traccia più lunga del disco, pur fermandosi a tre minuti e quindici secondi.
Un disco gradevole, ma non memorabile.
Mauro Brebbia
TRACKLIST
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Chasing Amy
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Freaking Out a Bit feat. Mark Hoppus
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Last One Standing feat. Jim Lindberg
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Derelict feat. Spencer Charnas
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Lie in Bed
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Loser feat. Fidlar
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Untouchable feat. Iann Dior
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John Lennon
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Dynamite
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Killswitch
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The Punisher feat. El Hefe
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The College
FORMAZIONE
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John Feldmann – voce, chitarra ritmica
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Charlie Paulson – chitarra solista, cori
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Philip “Moon” – chitarra, cori
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Mike Herrera – basso, cori
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Nick Gross – batteria, cori

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