Siamo giunti alla quarantunesima edizione del Pistoia Blues Festival, una delle manifestazioni musicali più importanti della nostra penisola, in un luogo suggestivo e magico come quello di Piazza Duomo. Il palco del Pistoia Blues, nelle sue edizioni passate, è stato calcato dal gotha della musica internazionale di sempre, fra i tanti ricordo volentieri B.B. King, Steve Ray Vaughan, Muddwy Waters, Santana, John Lee Hooker, Robert Plant, Ben Harper, Eric Sardinas, Jeff Beck e i Gov’t Mule che ritornano on stage nella città toscana dopo 10 anni dall’ultima volta.

Insomma il cuore del blues continua a battere inesorabile nonostante gli anni tristi che hanno ferito il mondo intero, non solo quello musicale.

La cornice, lo dicevo in precedenza, è stupenda. La piazza del Duomo di Pistoia, ricca di storia e di cultura anche musicale, ospita questo momento magico, composto e caloroso, in una splendida tiepida serata estiva.

Prima dei Mule tre band si alternano sul palco: Black Banjo, rock’n’blues band di carattere e spessore con tanta esperienza e musica sulle spalle, Roomates, “dall’estremo ponente ligure” e Joe Bastianich & la Terza Classe con il classico blues country western bluegrass americano divertente ed intenso tra potenza del blues e allegria nei brani ‘Jesse James’, ‘Stopping the Waterfalls’, ‘Fettuccine Alfredo’ e la cover di ‘Got my Mojo Working’, fra gli altri…

Ma l’attesa è tutta per Warren Haynes (voce e chitarra), Matt Abts (batteria), Danny Louis (tastiere, chitarra e cori) e Jorgen Carlsson (basso), ovvero i Gov’t Mule. Sono le 22:45. Le luci si diffondono solo sul palco ad illuminare in modo tenue i quattro musicisti e lasciare che il cuore pulsante del blues cominci a battere, determinando il suo tempo malinconico, unico e allo stesso tempo avvolgente e magnifico. Come da scaletta il concerto inizia con Railroad Boys, una traditional song del 2009, ed è subito blues!!! Colpiti dalla calda qualità artistica e dall’inconfondibile stile, le note circondano la calda notte e la rendono ancora più fantastica.

La setlist è varia, con brani che sono scelti dai dodici album in studio della band in circa trent’anni di carriera. Banks of the Deep End, Rocking Horse e poi Wake Up Dead, Snatch It Back and Hold It / Hold It Back / Snatch It Back and Hold It e Ain’t No Love in the Heart of the City (cover di Bobby Blue Band e conosciuta dal popolo del rock duro grazie alla versione dei Whitesanke) queste ultime inserite nell’ultimo Heavy Loads del 2021. Non possono mancare dei passaggi degli Allman Brothers (band in cui milita Warren Haynes), Dreams e una suggestiva Soulshine (quest’ultima inserita come brano per i saluti finali assieme a Feel Like Breaking Up Somebody’s Home non inserita nella scaletta riportata di seguito),

Un concerto magnifico, intenso, suggestivo, emozionante. Perché il blues ha anima…  

‘…se non ti piace il blues hai un buco nell’anima…’ (cit John lee hooker)

 

 
 
 
 
 
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