Green Day – Father of All Motherfuckers

Reprise Records - 2020

Devo ammettere che ho dovuto ascoltare questo disco più di un paio di volte per poterlo recensire con onestà e senza essere troppo duro nel giudizio, e forse ancora adesso non ho ben assimilato il nuovo lavoro della band californiana.

Father of All Motherfuckers è il tredicesimo album in studio dei Green Day, pubblicato il 7 febbraio 2020 e registrato nell’estate del 2019. È un album decisamente breve, in quanto è tutto racchiuso in 10 tracce e in poco più di 26 minuti.

Ormai la “voce in scatola” di Billie Joe Armstrong è un clichè, ma stavolta il cambiamento rispetto al sound tipico dei Green Day è netto, il punk-rock lascia spazio ai falsetti di Billie Joe, ai coretti e al reiterato hand-clap, che fanno capire quanto il terzetto non voglia prendersi troppo sul serio. Già la copertina, realizzata graficamente dallo stesso cantante della band, non lascia dubbi su questo, ma onestamente il disegnino di un unicorno che vomita arcobaleni e fa uscire fiamme dal culo, “appiccicato” sul titolo dell’album tatuato sul braccio, è quantomeno discutibile.

Sono consapevole che il mio giudizio sia, in buona parte, condizionato dall’essere un nostalgico dei dischi come Dookie o American Idiot, ma dopo la brutta debacle avuta con il trittico Uno! Dos! Tres!, e dopo che con Revolution Radio non sono riusciti a rialzarsi, ci si aspettava che la band originaria di Barkeley potesse farci ricredere con un disco degno della loro fama.

Il disco in parte è valido, non è quello che ci si aspetterebbe da loro, ma ovviamente qualcosa da salvare c’è, per carità, è un disco orecchiabile, ballabile e con un ritmo frenetico con alcuni punti un po’ più alti rispetto alla media dell’album.

Meet me on the roof e Graffitia per esempio hanno melodie immediate, che colpiscono e rimangono in mente. Stab You In The Heart ha un sound che richiama il rock anni ’50 e ci fa fare un piacevole tuffo nel passato. Oh Yeah!, nonostante il campionamento di una traccia di Joan Jett originariamente scritta dal cantante inglese Gary Glitter, e Fire, Ready, Aim invece penso siano le meno riuscite del lotto.

Probabilmente il fatto che sia così breve è un pregio in questo caso, è il tipico album da ascoltare in un breve viaggio o quando si ha un momento di calma per liberare la testa dai pensieri e dai problemi, ma penso che possiamo annoverarlo tra i meno riusciti della band.

Bisogna riconoscere ai Green Day il tentativo di fare qualcosa di diverso e di smettere di vivere all’ombra dei successi avuti negli anni, sicuramente sono riusciti nell’intento, ma l’impressione è che abbiano fatto, in questo caso, un passo falso.

Recensione di Pietro Minardi

Tracklist

  1. Father of All… – 2:31
  2. Fire, Ready, Aim – 1:52
  3. Oh Yeah! – 2:51
  4. Meet Me On The Roof – 2:39
  5. I Was A Teenage Teenager – 3:44
  6. Stab You In The Heart – 2:10
  7. Sugar Youth – 1:54
  8. Junkies On A High – 3:06
  9. Take The Money And Crawl – 2:08
  10. Graffitia – 3:17

Formazione

Billie Joe Armstrong – voce, chitarra
Mike Dirnt – basso
Tré Cool – batteria

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


X