Atmosfera cupa, freddo pungente e vero black metal direttamente dalla Germania: questi gli elementi chiave della serata presentata allo Slaughter Club di Paderno Dugnano nella serata di martedì 2 dicembre.
NORNÍR
La prima band a salire sul palco alle 19:30 sono i Nornír, gruppo tedesco originario di Freiberg, in Sassonia, in attività dal 2014. Il loro stile richiama il black metal norvegese tradizionale, caratterizzato da riff gelidi e atmosfere cupe, ma si arricchisce spesso di elementi melodici e di echi folk, con testi che riprendono temi quali la natura, la spiritualità, la mitologia nordica, l’esistenza e la guerra.
Sicuramente l’esibizione della band non passa inosservata, suscitando un forte apprezzamento da parte di coloro che li ascoltavano nuovamente ma soprattutto da parte di chi li ha ascoltati per la prima volta.
In pochi anni la band si è ritagliata un posto significativo nella scena black metal underground tedesca, guadagnandosi un seguito sempre più consistente grazie a una produzione coerente e una forte identità artistica, fondamentale per coloro che si cimentano nel black metal: chi non si distingue per identità rischia di rimanere una bella melodia come molte altre.
Il live che propongono è intenso, cupo e di impatto, rendendo l’ascolto della loro musica un’esperienza evocativa, capace di visualizzare paesaggi freddi, mitologia antica e suggestioni epiche.
Nel corso degli anni la loro discografia si è evoluta in quella che la band stessa chiama la “trilogia delle Norne”: l’EP di debutto Urd pubblicato nel 2017, che già mostrava un black metal grezzo e glaciale; l’uscita nel 2019 del primo album completo, Verdandi, un lavoro che ha ampliato la formula sonora del gruppo aggiungendo melodie ipnotiche, passaggi atmosferici e tensione; culminando infine con la fase finale della trilogia nel dicembre del 2023, anno in cui la band pubblicò Skuld, un album che rappresenta una maturazione sia compositiva che sonora, tra riff taglienti, momenti atmosferici e un’interpretazione vocale intensa ed espressiva.
THE SPIRIT
Con l’ingresso dei The Spirit, il taglio sonoro si fa più old school e affilato, con quella commistione di black e death melodico che è ormai una forma di sicuro impatto. Il quartetto tedesco attacca con precisione chirurgica, lasciando che le chitarre, protagoniste principali anche se un po’ confuse nel mix, definiscano architetture fredde e taglienti di scuola black-death, con elementi thrash, prog e classic metal che arricchiscono il tutto senza snaturare l’offerta. Anche qui, come nel resto della serata, non si cerca di sfidare i confini del genere — le influenze più note sono evidenti, Dissection su tutte — ma la resa live è talmente compatta e potente da far passare tutto in secondo piano.
La band conquista il pubblico brano dopo brano, grazie a un suono che dal vivo risulta ancora più asciutto e centrato.
GROZA
Quando i Groza salgono sul palco la sala è carica di aspettative e la band bavarese non tarda a imporre il proprio marchio: un black metal lisergico, moderno, emotivamente denso, sospeso tra introspezione e furia.
Coi canonici volti coperti, i bavaresi alternano momenti di violenza controllata a sezioni atmosferiche, dove le chitarre intessono melodie malinconiche che ricordano inevitabilmente certi modelli più noti del black metal “post-qualcosa”, non ultimi gli Mgla. Ma anche qui vale la regola non scritta della serata: non serve essere originali a ogni costo, basta colpire nel segno. E i Groza lo fanno, con una precisione quasi rituale, trasformando l’intera sala in un unico corpo che pulsa al ritmo dei loro saliscendi.
Il pubblico rimane affascinato dalla capacità della band di creare tensione emotiva senza mai cadere né nella mera prevedibilità né, lo ripetiamo, nell’originalità più eccentrica. Ogni brano sembra amplificare il precedente, costruendo un flusso ininterrotto che rende difficile distinguere i singoli pezzi, ma che in un live del genere funziona alla perfezione. L’esperienza diventa immersiva, un viaggio in un nero che non è solo furia ma anche contemplazione.
Il gran finale, accolto da un boato, è un concentrato di pathos e impatto: le ultime note si dissolvono lentamente mentre la sala rimane sospesa in un silenzio carico, quasi fosse un ultimo atto di rispetto verso una performance intensa e totalizzante. I Groza chiudono così una serata che conferma come, nel black metal più atmosferico e melodico, l’efficacia emotiva abbia spesso più peso della ricerca compulsiva di novità.
Foto gallery di Giulia Di Nunno.

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