Giovedì 24 luglio 2025 sarà una data che mi rimarrà sempre impressa. Finalmente, riesco a vedere due delle mie band culto, insieme su un palco. GUNS N’ROSES e SEX PISTOLS con FRANK CARTER, un’accoppiata clamorosa per me, cresciuto a pane ed “Appetite for Destruction” e “Never Mind the Bollocks”. Aggiungiamoci pure come openers gli australiani WOLFMOTHER, tra l’altro passati molto di recente in Italia.

È la mia diciannovesima volta per i GUNS N’ROSES, che ho seguito in vari Paesi europei ed in vari capitoli della loro leggendaria storia. La cosa bizzarra è che l’ultima volta che li ho visti all’estero li ho visti in Belgio al Rock Werchter ed aprivano ancora i WOLFMOTHER. Coincidenza assurda è che poi aprivano i PRETENDERS, capitanati da CHRISSIE HYNDE. Sì, proprio la rocker che a inizio carriera era la fidanzata del grande Jonesy, aka Steve Jones.

La prima cosa che ti colpisce di quando arrivi all’Ernst Happel Stadion è la perfetta organizzazione dell’evento. Una cosa che di rado succede da noi ed ogni volta che succede, me ne compiaccio.
Collegato perfettamente coi mezzi, offre anche un parcheggio a costi irrisori e la possibilità di farsi un giro in un centro commerciale molto grande che si trova a un centinaio di metri dallo stadio.
La scelta tra le varie postazioni esterne di street food è davvero vasta e ne approfitto pure per acquistare merchandise ufficiale dei GUNS N’ROSES e bermi una birra di ottima qualità servita in un apposito bicchiere con il logo della band. Ovviamente ne sono stati stampati con vari disegni e la gente ne approfitta anche per acquistare una birra ed ovviamente collezionarli. Il tempo non promette nulla di buono e le previsioni meteo non sono per niente rosee. Nonostante questo, la fila agli ingressi è davvero ordinata e fortunatamente non ci sono odiosi numerini sulle mani per sancire chi entra prima. Non stiamo andando a comprare il pollo allo spiedo, stiamo andando ad un concerto. Queste cose da posers le lascio volentieri ad altri. Dopo un’attesa che mi sembrava infinita, finalmente è tempo di entrare. Controlli celeri ed efficaci e non mi sembra vero. Io e i miei soci prendiamo possesso del nostro posto in transenna nel Golden Standing Right. Vediamo perfettamente tutto e davanti c’è ancora un’altra area vicinissima al palco denominata Diamond Standing.

La prima band a salire sul palco sono i WOLFMOTHER, già più volte supporters dei GUNS N’ROSES.
Il set di Andrew Stockdale e compagni dura adeguatamente e non è cortissimo.
La band ha purtroppo suonato nella quasi totale indifferenza della maggior parte del pubblico presente, che tra l’altro ha riempito lo stadio con calma e molti si sono persi la loro performance.
L’interazione di Andrew con il pubblico è stata limitata allo stretto necessario.
Tra i vari pezzi suonati, hanno spiccato la classica “Woman”, una cover davvero riuscita di “Rock N’ Roll” dei LED ZEPPELIN e la finale “Joker and the Thief”.

SEX PISTOLS FEAT. FRANK CARTER
L’allestimento del palco ha richiesto maggiore tempo rispetto al previsto, visto che ad un certo punto ha cominciato a piovere incessantemente. L’organizzazione dell’evento ha distribuito k-way agli sfortunati che ne erano sprovvisti e dopo questa premessa e dopo che la strumentazione della storica band inglese icona del punk è stata adeguatamente coperta, lo show è iniziato. Con una bella maglietta dei MOTÖRHEAD, tatuatissimo e con una certa rassomiglianza fisica con Johnny Rotten, visti i capelli, Frank Carter ha condotto Steve Jones, Glenn Matlock e Paul Cook in uno show davvero ben riuscito e coinvolgente.

Il modo di stare sul palco di Carter è estremamente diverso da quello di John Lydon e sicuramente più tranquillo e meno polemico. Più volte il tatuatissimo cantante è sceso tra il pubblico ed ha cantato varie canzoni in mezzo al pubblico ed addirittura pogando. Un pazzo davvero scatenato e davvero linfa vitale per questa versione della band, che vuole essere fedele alla sua storia ma ovviamente va avanti. Se prima era il Filthy Lucre a motivarli, ora è soltanto (oltre ovviamente a quello) il divertimento a motivarli.

Frank ha più volte ringraziato i GUNS N’ROSES per l’opportunità di aprire diversi loro show europei.
Sul palco sono poi apparsi dapprima Duff McKagan ed in un secondo momento Slash, che si sono visti lo show a bordo palco. Duff era davvero in versione fan ed incitava anche il pubblico e Slash (con indosso una maglietta dei MOTÖRHEAD) assisteva compiaciuto allo show. Momenti topici dello show sono stati certamente “Bodies” e “Silly Thing” cantate e pogate da Frank in mezzo ad una folla incredula, “Anarchy in the UK” e “God Save the Queen”, cantate dalla stragrande maggioranza del pubblico.

C’è stato un omaggio anche a Sid Vicious con la versione di “My Way” di Frank Sinatra, praticamente suonata e cantata come nel film che racconta la sua storia tragica. Rispetto alle due volte che li vidi negli anni Novanta con John Lydon, ho trovato una band più compatta sul palco e meno nervosa. Il livello musicale è stato sicuramente migliore, anche se ovviamente non ricorderemo certo i PISTOLS per le loro abilità musicali. Frank è stato davvero un acquisto azzeccato, anche se alcuni pezzi effettivamente con Lydon suonano più sporchi e meno rock n’ roll.

SETLIST SEX PISTOLS FEAT. FRANK CARTER:

  1. Holidays in the Sun
  2. Seventeen
  3. Bodies
  4. Pretty Vacant
  5. Silly Thing
  6. Liar
  7. God Save the Queen
  8. Problems
  9. My Way
  10. Anarchy in the UK

GUNS N’ ROSES
Negli ultimi mesi ho letto ogni tipo di critica sulla band. Axl non ce la fa più a cantare, Slash sbaglia gli assoli e suonano sempre le stesse cose. Io che sto seguendo ogni singola data di questo tour, in qualità di fan ma soprattutto responsabile del fan club italiano più stimato e conosciuto ossia The Italian Jungle, posso essere estremamente obiettivo nelle mie analisi. In alcune date, specie quelle iniziali in cui la band doveva carburare di nuovo dopo la fine dello scorso tour (che tra l’altro li portò a Roma nel 2023 nella suggestiva location – come si dice ora – del Circo Massimo) e la perfezione era ancora un’ipotesi non concreta.

A Vienna, lo show è stato davvero esaltante. Trentadue canzoni e ben tre ore e venti minuti di spettacolo. Rispetto al tour precedente ho notato anche uno stage diverso e con animazioni LED davvero molto belle, create sempre da Creative Works London. Alieni bambini dalle teste sproporzionate che ballano nei megaschermi e sembrano quasi invocare la band. Anche la preparazione dello stage della band è andata più a rilento, visto che la pioggia e anche i tuoni a questo giro erano ricomparsi.

Dall’iniziale “Welcome to the Jungle” alla conclusiva “Paradise City”, la band ha dato tutto quello che poteva dare. Axl molto scherzoso sia col pubblico, sia con la band (specie con il nuovo arrivato Isaac Carpenter e Slash). Lo show è stato ovviamente dedicato a Ozzy Osbourne, che è apparso nei megaschermi durante l’esecuzione delle cover dei BLACK SABBATH “Never Say Die” e “Sabbath Bloody Sabbath”, davvero ben riuscite. A riguardo della prima, Axl Rose ha detto che il disco è stato consumato letteralmente da lui e Slash ad inizio carriera e snobbato da Duff, più interessato alla sua ragazza di quel periodo.

Axl ha detto che tanti critici lo mettono nelle classifiche dei dischi più brutti della band e ha detto che sette su dieci dei dischi che ama non sono stati esattamente ben accolti dalla critica. Ho trovato Duff molto più gregario dell’ultima volta che li vidi a Milano a San Siro nel 2023 e molto più concentrato sulle note del suo basso. Duff McKagan è stato assoluto protagonista in “So Fine”, brano che mi procura emozioni che – ahimè – è stato cantato anche senza Axl Rose. Gli outfit di Axl sono stati come sempre degni di nota. Si è presentato sul palco con uno stupendo chiodo di pelle e si è cambiato alcune volte. Ovviamente non in quasi ogni pezzo come in passato. A questo giro non ha cantato anche con cappellino come in alcune scorse date, ma è riapparsa la stupenda e costosissima camicia a quadri che l’accompagna in questo tour.

Il batterista Isaac Carpenter (ex Awolnation, Adam Lambert e soprattutto Duff McKagan’s Loaded) è davvero un acquisto strepitoso per la band. Picchia davvero come un forsennato ed è già una persona su cui Axl e gli altri possono contare. Richard (tranne un breve momento da solista) ha fatto molto bene il suo ruolo di gregario, Melissa Reese si è fatta notare anche per i suoi Moonboot e Dizzy Reed si è fatto apprezzare – oltre che come pianista – anche come corista.

Axl ha poi invitato ad un certo punto tutto il pubblico a cantare “Happy Birthday” a Slash, che compiva gli anni il giorno prima. Slash era davvero imbarazzato per questo e c’è stato anche un simpatico siparietto in cui i due compari hanno cantato insieme i primi cori di “Shadow of Your Love”.
Ho trovato Slash davvero molto più coinvolto sui pezzi estratti da “Chinese Democracy”, anche se su “This I Love”, sbagliando tempo dell’assolo, ha mandato completamente in palla Axl. Onestamente ed obiettivamente, in alcuni pezzi Axl è davvero sottotono, leggi “Slither” dei VELVET REVOLVER, che non riesce proprio a cantare dopo sette anni, massacrando anche il testo, “You Could Be Mine”, troppo in debito di ossigeno e “Coma”, pezzo lunghissimo e complicato che si ostina a cantare sempre, arrivando sempre sfiatato alla fine.

Axl è stato davvero convincente in pezzi come “Absurd” – davvero incredibile – e in “The General”, eseguita decisamente meglio che in passato e soprattutto pervasa da un’atmosfera claustrofobica.
Non ascoltavo da moltissimo tempo “Knockin’ on Heaven’s Door” e “Don’t Cry” cantate così bene.
“Sweet Child O’Mine” è certamente migliore che nel recente passato, anche se è un altro pezzo che devono fare per forza e sicuramente Axl accusa il colpo.

Mi sono molto piaciute anche “Bad Obsession”, davvero prova di forza di tutta la band, e la loro cover di “Human Being” dei NEW YORK DOLLS, tratta da “The Spaghetti Incident?”, che suonano come omaggio a David Johansen, cantante della band. Ovviamente non sono mancati altri pezzi storici come “Rocket Queen”, “Mr. Brownstone” e soprattutto “Nightrain”. L’assolo di Slash ha tributato diverse canzoni ed ho riconosciuto “Sweet Home Chicago” e “Peter Gunn Theme”.

Prevedo personalmente che il tour possa anche andare avanti nel 2026 e sicuramente questo Because what you want and what you get are two completely different things è un tour che, nonostante alcune venue non vendano adeguatamente, sta andando bene. Purtroppo non ci sono pezzi completamente inediti, anche se si vocifera di un possibile inserimento e pubblicazione ufficiale di “Nothing” ed “Atlas Shrugged”.

SETLIST GUNS N’ROSES:

  1. Welcome to the Jungle
  2. Bad Obsession
  3. It’s So Easy
  4. Mr. Brownstone
  5. Chinese Democracy
  6. Live and Let Die
  7. Yesterdays
  8. You Could Be Mine
  9. Absurd
  10. Estranged
  11. Shadow of Your Love
  12. Never Say Die (Black Sabbath cover)
  13. Sabbath Bloody Sabbath (Black Sabbath cover)
  14. Used to Love Her
  15. Double Talkin’ Jive
  16. Hard Skool
  17. Sorry
  18. So Fine (Duff vocals only)
  19. Slither
  20. The General
  21. Knockin’ on Heaven’s Door
  22. Happy Birthday to Slash / Slash Guitar Solo
  23. Sweet Child O’Mine
  24. Rocket Queen
  25. November Rain
  26. Civil War
  27. This I Love
  28. Human Being
  29. Don’t Cry
  30. Nightrain
  31. Paradise City

Recensione: Mauro Brebbia

Mauro Brebbia
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