Inside Out Music – Aprile 2016

Bisogna ammettere che, tra gli apprezzamenti fatti dagli stessi Dream Theater l’anno scorso e due lavori come Mountain e Restoration EP, quest’ultimo lavoro dei britannici Haken era sicuramente tra i più attesi nel panorama progressive. Il sestetto non ha mancato di divertirsi a prendere in giro i fan con giochi di password in  linguaggio dos, sulle loro pagine social: giochino, questo, che ha non poco alzato l’attesa e le aspettative dei fan stessi.

È proprio con questo layout da pc che si presenta la confezione del full, che comincia a scorrere con affinity.exe, intro molto cupo e dai suoni molto vicini al idea cibernetica data già in precedenza.  Segue Initiate, primo singolo, ma anche vero intro (un po’ per il testo, un po’ per le strutture molto più vuote rispetto alle altre canzoni) del disco. Siamo catapultati a Beverly Hills negli anni ’80 con 1985, pezzo che rivela poi la capacità dei ragazzi di mixare con il sound anni ’80, Groove intricati e parti più djentose facendo sfociare tutto in una Lapse, rappresentativa di un pieno british-prog tra King Crimson e momenti più moderni. Al centro del disco troviamo Architect, colosso da 15 minuti: tributo ai Dream Theater come tema centrale, ritornelli con grandi ambienti mescolati perfettamente a Groove djent, parti ambient ricche di intrecci jazz tra basso e batteria e un finale grandioso che fonde il pezzo stesso con il ritornello della precedente Initiate. A metà del pezzo segnalo la guest di Einard Soldberg, cantante dei Leprous e grande interprete dell’unico momento (quasi) black metal del disco.

I sei propongono poi Earthrise, pezzo molto catchy, di un misto tra progressive rock e funky: pezzo ottimo di singolarità e perfetto dopo il monolite che è Architect, per rilassare l’ascoltatore. Seguono Red Gigant, che riprende ancora king crimson degli anni ’80, tipo culla del prog, e poi the Endless Knot, secondo singolo e intricato pezzo progressive/metal farcito da grandi ritornelli, ampie parti di tastiere, intricati e serrati Groove fino ad una parte dubstep suonata.

Gli Haken sono una band dalle infinite capacità, ma anche dalla grande intelligenza. È così che seguono il filo dei dischi precedenti Bound By Gravity: un lungo pezzo, ascoltabile e melodico, che arriva all’ascoltatore come la più degna chiusura/outro di uno di quei dischi che quest’anno non solo ha dimostrato che il progressive poteva avere ancora qualcosa da dire, ma che ha schiacciato (compositivamente parlando) su tutta la linea il 90% delle band piene di tecnicismi, ma povere di contenuti che continuano ad etichettarsi con generi che non suonano davvero.

Affinity è una chiave di svolta di un sound europeo pieno di freschezza ed un esempio di cosa vuol dire sperimentare, essere ispirati ma saper comunque arrivare agli ascoltatori.

www.hakenmusic.com

Tracklist:
1. affinity.exe
2. Initiate
3. 1985
4. Lapse
5. The Architect” (featuring Einar Solberg)
6. Earthrise
7. Red Giant
8. The Endless Knot
9. Bound by Gravity

Band:
Ross Jennings – voce
Richard “Hen” Henshall – chitarra, tastiere
Charlie Griffiths –chitarra
Conner Green – basso
Diego Tejeida – tastiere
Raymond Hearne – batteria

 

Hacken - Band 2016

 

 

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