RockPort Records – 1985

Raro? No! Questo dischetto è solo, immeritatamente, sconosciuto. Avrei potuto inserire al suo posto nomi ben più altisonanti ed invece vorrei portare un minimo di giustizia a chi se la merita. “Hammerschmitt” non è autoprodotto, come molti di voi immagineranno, è uscito per una label piccolina la RockPort che vantava nel suo carnier band, oltre ai nostri, come i Trance, i Wise Man, gli Hunter, i Darxon ed un disco degli svizzerotti Killers, insomma, qualche nome c’era, non erano proprio soli soletti.

Eppure, nonostante sia stato edito in un anno decisamente ‘buono’ per il suo contenuto musicale, quest’opera omnia rimane piuttosto sconosciuta. Quanto ivi registrato, con le opportune differenze, non si discosta poi molto da “Walls of Jericho”. Il monicker è assurdamente idiota, soprattutto se si ha intenzione di vendere anche fuori dalla porta di casa e la cover è… atroce! Una tipa con una mascherina tipo Zorro ed una bocca spalancata per mostrare a tutto il mondo una dentatura rifatta (anche in modo piuttosto riprovevole, almeno a livello visivo). Boh, ogni tanto riesco ancora a stupirmi per il cattivo gusto. Prima ho paragonato il contenuto al primo immarcescibile capolavoro degli Helloween, non ho poi tirato troppo lontano dal bersaglio, la ricetta era pressoché la stessa, solo un po’ meno… metal.

Per il resto una discreta velocità d’esecuzione, un amore viscerale per la melodia, soprattutto in fase di solos ed un cantante che sapeva ‘tirare’ in alto senza perdere in cattiveria. La canzone più bella del disco è, senz’ombra di dubbio, “Race to Hell”, ascoltatela e fatemi sapere se si discosta poi tanto dalle prime produzioni delle zucche amburghesi… I restanti brani sono sicuramente meno ficcanti ed incisivi, non per questo da buttare, anzi, questo è, a mio avviso, un bel disco in toto, da ascoltare e godere nella sua interezza. Anche “Devil’s Cry” è tutt’altro che un brano da dimenticare, simil Maiden ma con una velocità superiore ed un cantante che sa trascinare, mai una stecca nonostante la sua ugola esplori vette alte assai. Questo quintetto di Francoforte sapeva suonare, anche bene. L’assolo di “Big City Action” è da scuola di musica, mentre in “I Go My Way” troviamo le ‘chitarre allegre’ con quei riff gioiosi sul modello di “I Want Out”. Non manca neppure un lento: “Tears in My Eyes” che risulta pure credibile e ben suonato con il nostro vocalist (Edu Keller) che non tradisce le attese. Il finale è affidato a “Bringers of War” dotata di un piacevole ritornello ed un importante virtuosismo delle sei corde. Peccato che questi misteriosi Hammerschmitt non abbiano avuto modo di registrare un altro album, avrebbe potuto regalarci delle belle sorprese. Forse non sarebbero diventati ‘immortali’ come Michael Kiske e soci ma avrebbero potuto facilmente lasciare il segno viste le connotazioni tecnico-musicali che avevano.

Come detto in apertura è un dischetto di facile reperibilità e dal costo, tutto sommato, contenuto (dai 20 ai 50 euro). Un ascolto è d’obbligo, l’acquisto no, anche se per 20 euretti oggigiorno si trova ben di peggio…

Quotazione: Hammerschmitt – Hammerschmitt: € 20/50

Tracklist:
1. Line of Meridion (Intro)
2. Race to Hell
3. The Devils Cry
4. Big City Action
5. I Go My Way
6. Tears in My Eyes
7. Air Born
8. Victims
9. Bringer of War

Band:
Eduard “Edu” Keller – voce
Diethard Schmitt – chitarra
Andreas Püschel – chitarra
Hans-Dieter Wolf – basso
Ralf Deutscher – batteria

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