6 dicembre 2019: è con profonda commozione che ripenso al mio ultimo concerto dal vivo prima di tutta la follia che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni. 23 mesi in cui da una parte, al pubblico è stata tolta la possibilità di vivere la propria passione: la musica dal vivo ed in particolare il nostro “credo” ROCK’N’ROLL. Dall’altra, per tanti artisti la strada si è fatta ancora di più in salita non solo per la perdita di una importante fonte di sostentamento, ma anche per la privazione del contatto con il proprio pubblico.

6 dicembre 2019: Appuntamento al Lokomotiv di Bologna per la seconda tappa italiana del tour dei D.A.D. In quell’occasione io il mio amico e mentore Francesco potemmo letteralmente innamorarci degli Hangarvain, gruppo tutto italiano che allora accompagnava la grande band danese (vi invito a rileggere il live report dei quell’evento).

È con immenso piacere e con un filo di commozione che 23 mesi dopo quel concerto, le esperienze live mie e di Francesco riprendono esattamente dove si erano interrotte: Un piccolo club (LEGEND CLUB), una grande città (stavolta è Milano) e una grande band: gli HANGARVAIN. Il titolo del tour è in qualche modo evocativo “THE GREAT MACHINE IS BACK”

Ore 22:45. I ragazzi si presentano sul palco con una importante NOVITÀ: a Bologna lasciammo un quartetto, a Milano troviamo un quintetto. Alla formazione “classica” (voce, chitarra, basso e batteria) sono state aggiunte le tastiere, Andrea Baroni, che si riveleranno una scelta vincente per una nuova e più matura sonorità nelle performance dal vivo. Nel parterre pochi “TEMERARI” (una stima ad occhio circa 100 persone) che hanno sfidato la brutta serata milanese per la voglia (TANTA) di ritornare nei club ad ascoltare la musica dal vivo. Se poi la musica è buona (e molto) ed anche italiana, allora tocchiamo il massimo. Ad incorniciare il momento, le parole di Sergio Toledo Mosca (Voce): “ANCHE IN POCHI L’IMPORTANTE È RICOMINCIARE”. La voglia è talmente tanta che già dalle prime note del brano di apertura “ROCK DOWN THE HOUSE” (potente e coinvolgente brano southern) si percepisce questa linfa vitale che scorre sia fra i componenti della band che con il pubblico.

Nonostante il fulcro del gruppo sia il rapporto fraterno che lega Sergio Toledo Mosca ed Alessandro Liccardo, splendido chitarrista passionale e dagli assolo infuocati (tutte le composizioni sono scritte da loro e cucite sia sulla voce vigorosa e maestosa dell’uno che sullo strumento dell’altro), l’alchimia che si è generata anche con gli altri membri è palpabile e dona alla loro musica una rara e personalissima impronta che fin da subito colpisce e cattura l’ascoltatore, grazie anche alla potenza di Simone Crimi alla batteria e alla precisione di Gabriele Sinatra al basso. Sul palco oltre alla bravura musicale, spicca anche la loro conoscenza e competenza musicale (bellissimo l’aneddoto raccontato da Alessandro sul contenzioso nato in America in seguito alla loro cover di “Black Betty”).

Ad impressionare tutto il pubblico presente è la loro genialità e qualità nell’aver fuso il rock “sudista” (il richiamo ai Black Stone Cherry è ben più che evidente con l’encore “ME AND MARY JANE”) con le influenze proveniente dall’anima nera della loro città natale: NAPOLI. Il loro sound è accattivante, potente, maturo azzarderei a dire “americano”. I loro concerti, grazie anche alla loro simpatia “southern” sono una esperienza sonora e umana (disponibilissimi a intrattenersi con il pubblico dopo la performance) da consigliare a tutti gli appassionati del genere. 


La loro musica è lo specchio delle loro origini ed esperienze di vita. Dalla bellissima ballata “FATHER SHOES” dedicata al padre di Sergio che non ha mai potuto vederlo cantare) alle trascinanti “GET ON” ,
“WALK AWAY” e “FREE BIRD” (con forte coinvolgimento del pubblico), le loro canzoni spaziano dalla produzione southern classica delle canzoni del loro primo album, alle più alternative “KEEP FALLING”, “A COKE SHOT” e “SLIDING TO HELL” (tratte dal loro secondo album “FREAKS”), a tutti i brani tratti da quello che per la maggioranza dei loro fan è al momento considerato il loro capolavoro: “THE GREAT MACHINE”.  

Un’ora di concerto vola via e purtroppo è già ora di chiudere e di salutarci. Alessandro e compagni però hanno una piccola sorpresa perché anche dopo lo show si concedono al loro pubblico scambiando con tutti impressioni sullo spettacolo e, soprattutto, ricevendo da tutti grandi complimenti per la performance offerta. Questo è il bello della musica dal vivo, questo il bello dei piccoli club, la cui fruizione è solo da incentivare anche per il momento storico che stiamo vivendo.

Ascoltiamo buona musica dal vivo, ascoltiamo grande rock’n’roll, supportiamo le band italiane ed i piccoli club in cui si suona dal vivo. 

Sarà perché fin dalla prima volta in cui li ho ascoltati mi hanno letteralmente “ipnotizzato”, invito tutti ad ascoltare gli Hangarvain, non solo attraverso i loro dischi, ma anche e soprattutto dal vivo. Questi ragazzi fanno (e faranno) ottima musica rock e anche nel loro paese meritano quel successo e quella diffusione che in altri paesi già hanno trovato.

Setlist:

Rock down the house

Get on

Keep falling

A coke shot

Old Train

Father shoes

Free bird

Stay

Walk away

Black Betty

Sliding to hell

Encore: Me and Mary Jane (Black Stone Cherry)

 

 

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