Andrea "Andy" Buratto - Hell in the Club
Andrea “Andy” Buratto – Hell in the Club

Esiste nel wrestling uno show chiamato “Hell in a Cell”. Immaginate un’arena gremita di pubblico, mega schermi luminosi, luci, musica e grida di incitamento; al centro della struttura, come una torre si staglia una gabbia completamente chiusa alta 20 piedi. All’interno c’è un ring, proprio come un palco, ma un palco imbottito sul quale si affrontano i contendenti senza esclusione di colpi. Due lottatori vengono chiusi dentro senza possibilità di evadere, e quando inizia il combattimento, si scatena un delirio assordante, come una bolgia infernale in cui nessuno si risparmia fino alla fine… Dopo aver visto un live degli “Hell in the club” capisco perchè Andy (basso), che intervisterò per voi, abbia tratto ispirazione proprio da questo spettacolo per il nome della sua band… non so voi, ma se esiste un inferno così, fatto di rock’n’roll e divertimento totale dal quale sia impossibile scappare, datemi l’indirizzo, io ci voglio entrare.

Ho incontrato Andy alla festa di Spazio Rock al Legend Club di Milano (qui il live report della serata) e devo ammettere che avendo praticamente consumato di ascolti i due album ad oggi editi, non esagerare con le domande è stata davvero una bella lotta.

Long Live Rock’n’Roll.it:

Per prima cosa voglio farti i complimenti per l’ultimo album (Devil on my Shoulder – 2014 Scarlet Records), è stato amore al primo ascolto! In particolare sono stata folgorata da “Proud”. La canzone parla della rock’n’roll fairy tale, del credere nei propri sogni e nelle proprie ambizioni nonostante le difficoltà, e ho riflettuto sul fatto che un tempo questa favola veniva raccontata più o meno così: un musicista spiantato di belle speranze una sera suona nel solito localino semi vuoto di periferia; per caso, quella sera, un super produttore lungimirante sta bevendo un drink in un angolo buio, si accorge del talento del musicista sconosciuto e nel giro di una settimana ecco il super contratto milionario. Oggi com’è cambiata questa favola?

Andy:

Magari fosse ancora così! O meglio, posso parlarti solo di quello che ho vissuto io, e raramente oggi accade che ci sia un gruppo a suonare in cantina, che poi arrivi il produttore che li nota e vivono tutti felici e contenti. Adesso devi cavartela da solo, essere perfino produttore di te stesso, investire di tasca tua, credere in quello che fai e fare molti sacrifici. Purtroppo la musica è a tutti gli effetti un lavoro, è un pò come aprire un’attività, è naturale che tu ci debba investire. Ci si deve occupare di tutti gli aspetti, compresa la promozione. Poi naturalmente si può contare su collaboratori come agenzie, etichette, amici… si crea un team e il lavoro va avanti, ma la materia prima, ovvero il soldo, devi mettercelo tu, dal comprare gli strumenti al pagare la sala prove, lo studio di registrazione, i volantini, la pubblicità…però la “favola” secondo me non è fatta di questi aspetti materiali, quanto piuttosto del crederci e vivere bene all’interno di questo mondo fatto di musica, di rock’n roll. Insomma, togliete tutto ma non questo: la passione, il poter suonare, stare in mezzo a gente che condivide la tua stessa favola, portare la propria musica sul palco, vedere il pubblico che la apprezza… e anche se tutto questo non dovesse portare a un contratto milionario si tratta pur sempre di un gran sogno, no?Condividere emozioni…la musica alla fine è questo, io condivido la mia musica e la mia emozione con te, e di colpo stiamo vivendo la stessa sensazione, abbiamo già vinto, ci basta così.

Long Live Rock’n’Roll.it:

So che la band è stata una tua idea, e che vi dedicate attivamente anche a diversi gruppi metal (Davide – voce è anche frontman degli Elvenking, lo stesso Andy suona il basso anche nei Secret Sphere) poi un bel giorno avete dato vita ad un progetto che è un mix di sleaze, glam, e hard rock. Quello che mi piace è che non si tratta di un side project ma di una vera band. Mi viene da chiedervi però se non sia difficile scrivere per generi diversi e fare distinzioni creative tra i vostri rispettivi “ruoli” e generi musicali.

Andy:

Beh sono tre generi diversi, dal punto di vista della composizione è raro trovarsi in crisi, quando viene fuori una canzone rock’n’roll ovviamente va agli Hell in the Club, quando mi esce un pezzo più metal va nei Secret…poi ora come ora dal punto di vista compositivo io lavoro soprattutto per gli Hell in the Club, perchè è quello che mi viene fuori, non potrei mai portare una canzone come “Devil on my Shoulder” nei Secret, quindi dal mio punto di vista è più facile. Davide (voce) invece lavora sul materiale per entrambi, ma il percorso creativo è lo stesso, dipende tutto da quello che esce al momento.

Long Live Rock’n’Roll.it:

Ho letto i vostri testi, sono tutti in inglese e tutti scritti molto bene (Davide Moras è per metà inglese). Si passa dalla celebrazione della vita da rockstar con ritornelli che ti si piantano subito in testa a pezzi impegnati come “Bare Hands”. So che questo testo in particolare è ispirato al romanzo di Paola Barbato che si intitola a “MANI NUDE” (un ragazzo viene rapito, scaraventato a forza su un camion e costretto a lottare a mani nude contro uno sconosciuto. È il suo ingresso nel mondo dei combattimenti clandestini all’ultimo sangue: o uccidi o vieni ucciso. Il ragazzo finisce per diventare un assassino). Vi capita spesso di essere ispirati da libri, film, altre canzoni o avete dei messaggi che vi stanno più a cuore, cosa vorreste comunicare con la vostra musica?

Andy:

Non c’è un  vero e proprio filo conduttore, è più dettato dall’emozione del momento. Ci sono testi che scrivi e magari tre anni dopo assumono un significato e una prospettiva diversa, ma faranno sempre parte di te, anche interpretarli magari non ti tocca più come allora, diventa più un tuffo nel passato, ma il trasporto rimane, e l’emozione è sempre reale, perchè la cosa di cui parli ti ha colpito al punto da volerla raccontare. Questo testo in particolare l’ha scritto Davide, forse potrebbe spiegarsi meglio in proposito, ma il processo di scrittura è sempre così, alla fine noi siamo quello che vediamo, che ascoltiamo, che leggiamo, siamo quello che ci emoziona, e alla fine rimarrà sempre una parte di questo dentro di noi.

Long Live Rock’n’Roll.it:

Avete suonato all’ Heineken Jammin Festival, al Sonisphere (con Iron Maiden, Slipknot, PapRoach), c’è stato il tour nel Regno Unito con i Crashdiet… Sono curiosa di sapere com’è la risposta del pubblico straniero rispetto a quello italiano nei confronti delle band “minori” o comunque nuove quando si suona in contesti che vedono grandi nomi e personaggi come i festival.

Andy:

La risposta del pubblico è sempre molto diversa, e ti dirò non solo tra Italia e estero, ma addirittura da regione a regione qui in Italia. Ci sono zone in cui il pubblico sicuramente è più attratto da certe cose, in alcune in particolare abbiamo avuto un riscontro stupendo e un calore pazzesco, e altre è andata meno bene. Dipende tanto anche da cosa va per la maggiore, dalle sonorità alle quali sono più legate certe regioni. L’estero sotto molti punti di vista è più ricettivo perchè è anche meglio organizzato a livello di evento, sono anni luce più avanti di noi. Poi per carità, in Italia ci sono moltissimi locali dove le cose funzionano e il trattamento nei confronti delle band è buonissimo. Ma ci sono situazioni in cui va meno bene… nessuno pretende di essere trattato da rockstar, però almeno che ci sia un pasto caldo, che vengano rispettati gli orari, che si possa usare un backstage… ma non perchè sia necessario per sentirsi importanti, ma piuttosto perchè ne va della riuscita di tutto quanto…per dire una cazzata: se io posso avere un posto dove cambiarmi tranquillo invece che dovermi cambiare al cesso, entro sicuramente un pochino meglio nell’ottica dello show no? Però tutto sommato credo che stiamo migliorando e ci arriveremo… è anche una questione di cultura musicale, all’estero la cultura rock è molto più forte, la nostra cultura musicale è fatta di altre cose, e in quel tipo di cose sono sicuro che tutto il contorno sia sicuramente più forte e meglio organizzato,ma non disperiamo, ci arriveremo.

Long Live Rock’n’Roll.it:

Dopo il primo disco “Let the games begin” (Avenue of Allies ) e questo “Devil on my shoulder” (Scarlet Records ) cosa avete in programma per i prossimi mesi, date live, momenti creativi?

Andy:

Sicuramente molte altre date live!Ci piace suonare dal vivo e vogliamo farlo il più possibile, ma abbiamo già scritto il materiale nuovo, e non dico quando ma entreremo in studio molto, molto presto, quindi ci sarà un terzo disco degli Hell in the Club. Abbiamo fatto passare più tempo tra il primo e il secondo, ma in questo momento, con tanto materiale già pronto e tanta carica positiva dovuta anche al grande successo di quest’ultimo,  siamo già pronti per andare oltre, e molto presto!

Long Live Rock’n’Roll.it:

Rispetto all’ultimo disco in questo album sento pezzi molto più trascinanti e orecchiabili, c’è più melodia. E’ facile canticchiare le canzoni già dopo il primo ascolto e l’energia è davvero contagiosa. Ci sono dei pezzi che voi preferite in particolare suonare dal vivo?

Andy:

Beh per chi scrive è un pò diverso…c’è tutta la parte compositiva, di scrittura, poi si va in studio…diciamo che ora che esce il disco noi ci siamo quasi rotti i coglioni delle canzoni “nuove” !!(Ndr ride) Sai, a forza di riascoltarle… poi ognuno di noi ha il pezzo che magari dal vivo ti prende di più, essendo in quattro, ognuno col proprio carattere e con il proprio strumento, ognuno viene trascinato in un modo diverso..però parlare delle proprie canzoni, sarà un luogo comune, ma è davvero difficile, con tutto il sudore che metti in ogni singolo pezzo, è troppo difficile dire “questo lo preferisco”, li ami un pò tutti… ora come ora, forse perchè li abbiamo suonati talmente tanto, alcuni pezzi del primo disco magari ti trascinano un pò meno, ma poi non è vero, perchè una volta sul palco, con la risposta positiva del pubblico, alla fine ti gasi qualsiasi pezzo tu stia suonando, è più giusto dire che fuori dal contesto del concerto ognuno di noi è più affezionato ai pezzi che ha scritto perchè li sente più vicini. Per esempio “Devil on my Shoulder” che ho scritto io, rappresenta un periodo particolare della mia vita, anche molto divertente, quindi lo sento particolarmente rispetto a un testo scritto da Davide ma nel calderone generale sono un pò “tutti figli tuoi”.

Long Live Rock’n’Roll.it:

Serate come questa con tanti ospiti e band italianissime mi fanno un pò ben sperare. Far collaborare le band e le agenzie non è sempre un lavoro facile ma credo sia la strada giusta per dare un’immagine forte della scena rock italiana. Se tu potessi organizzare un festival tutto italiano con grandi gruppi della scena rock quali band ti piacerebbe mettere insieme?

Andy:

Ah, che domanda difficile…ce ne sono tantissime che valgono la pena… non voglio escludere qualcuno…più che mettere insieme delle band per un’occasione particolare, ti dico quelle che io stimo tantissimo, perchè amo davvero alla follia la scena italiana, stare in questo ambiente è il mio ossigeno. Ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi musicisti e autori che stimo, te ne dico giusto alcuni che mi vengono in mente qui e adesso: i Bad Bones, anche per una questione di generi musicali (NdR Max Malmerenda, voce potente dei Bad Bones era presente alla serata e ci ha detto che sono al lavoro sul nuovo album, stay tuned!) sono un gruppo rock validissimo e dal vivo spaccano i culi. Per il metal ci sono band validissime come i DGM, i Rhapsody… ma è troppo difficile sceglierne solo alcuni.

Long Live Rock’n’Roll.it:

A proposito di colleghi e band con le quali hai avuto la fortuna e il piacere di collaborare, c’è stata qualche situazione in particolare dalla quale puoi dire di aver imparato qualcosa, qualcuno che ti abbia ispirato o lasciato un’eredità particolare?

Andy:

Beh, tutto…tutto quello che ho ascoltato e tutte le persone magari anche indirettamente ti insegnano qualcosa, l’ascolto più che altro è il mio background, come Guns’n Roses, Motely Crue, KISS, Aerosmith…anche se coi Secret Sphere suono un genere diverso io sono legatissimo a tutte le band più vicine, come genere, agli Hell in the Club, quindi Hard Rock… poi anche il metal è stato importantissimo, per esempio il primo concerto che ho visto nella mia vita è stato un concerto degli Helloween qui a Milano, il locale credo neppure esista più, ma c’era di spalla Bruce Dickinson (Ndr voce degli Iron Maiden), quindi concertone di quelli cazzuti. Poi le influenze arrivano da tutte le parti, dalla canzone del gruppo amico che ti ha colpito, al particolare movimento durante un live… è imprevedibile quello che succede “sul campo”, anche quando sei on the road, c’è uno scambio continuo, e più vai avanti e più impari, ed è questo il bello di questo ambiente qua, non c’è mai un limite a quello che puoi imparare… poi la fortuna di lavorare con gli artisti è che sono persone che – almeno la maggior parte –  hanno una grande apertura mentale. Non tutti, e mi dispiace perchè io la chiusura non la sopporto, che senso ha dire “io ascolto solo power metal e basta”? E’ una stronzata. Mi ricordo che quando vedevo i filmati dei concerti da ragazzino, mi piaceva questa cosa di vedere nelle prime file quello con la maglia dei Metallica al concerto dei Motley Crue, e quello con la maglia degli Anthrax, quello con la maglia dei Guns… adesso è diventato un pò più settoriale e la cosa mi sta sul cazzo. E’ importante mantenersi aperti anche a generi che non sono tuoi, è talmente affascinante lasciarsi contaminare, magari scopri cose nuove,e anche se poi non le userai mai direttamente ti lasceranno un segno. Siamo tutti un pò artisti in quello che facciamo, no?E poi perchè privarsi di emozioni che non sai nemmeno di poter provare? Ci sono per esempio dei cantautori italiani e delle vecchie canzoni italiane che a me piacciono tantissimo, come per esempio le cose di Battiato. Se avessi tenuto su il mio bel paraocchi queste emozioni non le avrei mai provate! L’importante è sapere chi sei e poi aprirsi a tutto, lasciarsi invadere da qualsiasi tipo di forma artistica e godendo di quello che ti fa star bene. Altro esempio: i Buckcherry, che è un gruppo che amo alla follia, li ho scoperti andando a vedere i KISS durante il tour di Psycho Circus (Ndr Psycho Circus Tour – 31 ottobre 1998/24 aprile 1999).

Long Live Rock’n’Roll.it:

Immagina ora che sia tardi e sia finito il vostro live, e che ti trovi ad ascoltare per caso due persone del pubblico che parlano del vostro concerto appena concluso. Cosa ti piacerebbe sentire?

Andy:

Penso che mi piacerebbe sentirgli dire che si sono divertiti, perchè deve essere questo il concerto, divertimento puro. Perchè vai a sentire un concerto se non per staccare, per divertirti, per non pensare alla tua vita…non che tutti debbano per forza avere una vita di merda per venire a divertirsi ai concerti (Ndr ride), ma sai, almeno una volta tutti sentono il bisogno di scappare dal solito tran tran…il concerto deve essere divertimento. Al di là che magari durante l’esecuzione ci siano degli errorini… meglio ancora, fa più rock’n’roll! Si deve divertire il gruppo che sta suonando, si deve divertire il pubblico,come in un mega-party! Quanti amici ci si fa ai concerti? Amici che poi magari ti durano tutta la vita!E’ bellissimo conoscere gente con la tua stessa passione, è una festa! Poi nel rock c’è sempre questo spirito un pò compagnone, forse perchè ci sentiamo un pò una minoranza rispetto al mercato mondiale musicale, e mi piacerebbe che queste cose succedessero ancora di più, che le persone nel pubblico comunicassero ancora di più, condividere le emozioni te le fa ricordare più a lungo.

Guarda i saluti degli Hell in the Club ai lettori di www.longliverocknroll.it

 

 

 

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