DAY 2 – VENERDÌ 19/06 – HEAVY METAL, ADDII E GROOVE INDIANI

Crypta (Altar) – 10/10

Di fama ormai rinomata, le giovanissime Fernanda Lira, Tainá Bergamaschi, Jéssica di Falchi e soprattutto la fenomenale Luana Dametto offrono una dimostrazione di death metal moderno semplicemente devastante. Ogni musicista meriterebbe un paragrafo a parte in termine di talento, ma la prova di Luana Dametto dietro le pelli è stata semplicemente mostruosa: probabilmente la batterista più impressionante vista durante tutto il weekend.

 

Die Spitz (Warzone) – 5,5/10

La giovanissima band di Austin, molto promossa dal festival, non riesce realmente a convincerci. Troppo caos, poca precisione e una proposta tra punk e grunge che fatica a emergere. Forse manca un pò di maturità (anche se si parla di punk).

Tesseract (Mainstage 2) – 6,5/10

Daniel Tompkins e compagni confermano tutta la loro fama nel mondo djent. Tecnicamente ineccepibili su “War of Being” e “King”, ma manca la scintilla capace di trasformare un buon concerto in un grande concerto. Peccato, perché durante la loro venuta precedente all Hellfest, quella scintilla l’avevamo percepita.

 

Alissa White-Gluz Acoustic Set (Savage Lands Stand) – 6/10

Bella sorpresa dell’ultimo minuto. In versione acustica la ex-cantante degli Arch Enemy, oggi Dragonforce e Blue Medusa, mostra un lato diverso del proprio talento al servizio di una bella causa in quanto lo stand di Savage Lands promuove e protegge la biodiversità in Costa Rica. Purtroppo, le clean vocals non rappresentano certamente il punto di forza di Alissa e rimaniamo un pò delusi.

Bloodywood (Mainstage 2) – 10/10

Senza dubbio il concerto nel quale ci siamo divertiti di più. Jayant Bhadula, Raoul Kerr e soci portano a Clisson una quantità di energia semplicemente fuori scala. “New Delhi” e “Gaddaar” scatenano un caos in festa meraviglioso sulle note pesanti di chitarre moderne accompagnate da ritmi musicali indiani e assoli di flauto. Una band che non nasconde le difficoltà che ha avuto a promuovere la sua musica in un paese dove il metal non va forte, e che può essere fiera di essere tra le migliori live band attualmente in circolazione.

 

Accept (Mainstage 1) – 8/10

Wolf Hoffmann continua a tenere alta la bandiera dell’heavy metal tedesco. Tra “Fast as a Shark”, “Princess of the Dawn” e “Balls to the Wall”, gli Accept si confermano una garanzia assoluta. Ospiti speciali Todd La Torre dei Queensrÿche alla voce su “Run if You Can’ e Fredrik Åkesson degli Opeth su “Fast as A Shark”, portando lo show all’apice.

 

Sepultura (Mainstage 2) – 10/10

Il tour d’addio dei Sepultura rappresenta uno degli eventi più importanti del metal contemporaneo. Derrick Green, Andreas Kisser, Paulo Jr. e Greyson Nekrutman regalano una performance semplicemente brutale su “Refuse/Resist”, “Roots Bloody Roots” e “Ratamahatta”. Emozionante anche la jam organizzata insieme a Savage Lands dove troviamo sul palco Alissa White-Gluz, Dirk Verbeuren e tutte le Crypta. Un’addio emozionante.

 

Helloween (Mainstage 1) – 7/10

Kai Hansen, Michael Kiske e Andi Deris continuano a proporre show professionali e piacevoli. “Eagle Fly Free”, “Future World” e “I Want Out” funzionano sempre, ma ormai il format appare piuttosto rodato e ci offre un bellissimo show ma che non ci ha meravigliato.

 

Opeth (Mainstage 2) – 9/10

Mikael Åkerfeldt scherza continuamente sulla complessità della propria musica e probabilmente non ha torto. Ma quando il livello compositivo raggiunge certe vette, la complessità diventa un pregio. Gli Opeth hanno dimostrato quanto la loro musica anche da live sia una perfezione artistica maestosa alla quale non si può essere indifferenti. Inoltre, il growl di Åkerfeldt continua a essere uno dei più impressionanti dell’intero panorama metal.

 

Iron Maiden (Mainstage 1) – 10/10

Epici! Bruce Dickinson è apparso in forma smagliante durante questo tour celebrativo dedicato ai primi capitoli della carriera della Vergine di Ferro. Steve Harris è apparso leggermente meno brillante, ma rimane il leggendario Steve Harris. “The Rime Of The Ancient Mariner” e “Hallowed Be Thy Name” sono state esecuzioni da manuale. Qualche perplessità solo sui tempi di alcuni brani, talvolta leggermente rallentati rispetto alle versioni originali come su Wasted Years. Ciò nonostante, hanno confermato il loro statuto di leggenda vivente.

Sabaton (Mainstage 2) – 10/10

Joakim Brodén e compagni continuano ad alzare l’asticella dello spettacolo ogni volta che vengono all’Hellfest. Più fiamme, più effetti speciali, un carro armato ancora più imponente e sei coristi che rendono tutto ancora più epico. Il tutto nella gioia contagiosa della band che invoglia il pubblico a saltare e cantare con loro. Inoltre, “Christmas Truce” regala uno dei momenti più emozionanti dell’intero festival. Con gli Iron Maiden, possiamo dire di aver avuto due headliner questa sera.

Live Report a cura di Marco Fanizza
Fotografie a cura di Daniele Fanizza

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