Nuclear Blast – Novembre 2020

Pensiamo alla nebbia che avvolge un paesaggio nordico e a ciò che essa nasconde, confonde, avvolge. Quali creature, quali storie essa cela, conserva, custodisce e quali feroci ricordi sospesi può scatenare sulla fredda terra inumidita dalla paura e dallo spavento?

‘Welcome To Hel’ è il primo lavoro solista di Erlend Hjelvik, ex voce dei Kvelertak, che dopo due anni di silenzio approda ammainando le vele della sua nave sulla terra ferma portando con sè tempesta, ferocia e un’armata sonora davvero impressionante. 

Un album metal, classico, underground, potente, diretto, puro; ‘Welcome to Hel’ racconta di gesta nelle terre del nord, le terre di Hjelvik, la Norvegia e i suoi simboli, i suoi riti e la sua forza ancestrale. Non un album di epic metal, ma un album metal di tema epico in cui si innestano anche le storie personali e intime di Hjelvik che è parte della storia in sè. Un album potente, visionario, aggressivo, con quel sostanziale angoscia che accompagna l’esistenza sofferta di un guerriero in una terra di guerrieri. Un nuovo approccio a sonorità ritrovate immergendosi di nuovo nell’ascolto di ciò che faceva, ed è, parte della sua vita di artista. Le esperienze, le emozioni, le vittorie, le sconfitte.

Se l’inziale ‘Father War’ è un grido di guerra infinito, non potrebbe essere altrimenti, con un riff medievale e uno sfondo fatto di aggressivo metal che dimostra quanto sia feroce la battaglia e il sacrificio da compiere nei confronti del padre supremo, non tutto l’album è così impetuoso e selvaggio almeno nelle sonorità. Le tematiche sono sempre potenti e violente e i brani contengono questo aspetto aspro e duro delle terre dei ghiacci. ‘The Power Ballad of Freyr’ ha una potenza drammatica che sconvolte per la struttura ultraterrena che si percepisce fin dentro le ossa, da brivido, così come la magia contenuta in ‘Glory of Hel’. Adoro questi due brani : ‘The Power Ballad of Freyr’ e ‘Glory of Hel’, Un piacere lasciarsi trasportare in un viaggio onirico. Che solo di chitarra di Rob Steinway in questi due pezzi.

La voce graffiante e a volte strozzata nel grido di battaglia del capobranco Hjelvik risuona sempre alta e a volte lascia il posto a un emozionale timbro profondo e pulito, in ‘Necromance’, un inno globale, un canto che avvolge il campo in cui la vita e la morte si trovano ad affrontarsi nell’umano scontro di sempre, con intrecci di chitarra ed epici momenti di puro viaggio mentale.

Devo ammettere che quest’album mi colpisce nella sua varietà e complessità, nel suo modo preciso di racchiudere la forza sonora e di lasciarla scatenare, nelle dissonanze distorte e nelle selvaggio dramma che come filo conduttore lega la passione dei brani uno con l’altro. Splendida ’12th Spell’ tra visione, teatrale sofferenza e maledizioni sonore di alto livello, nell’ora in cui la malefica combriccola di streghe si riunisce.

Un lavoro ben orchestrato e ben strutturato, dalle tinte cupe a dall’elemento visionario che avvolge tutto a partire dalla splendida copertina di un grande artista che risponde al nome di Joe Petagno, dal sogno pronto a trasformarsi in incubo da cui è impossibile risvegliarsi.  In questi tempi difficili la musica è l’unico elemento che può tenerci in vita

www.hjelvikmetal.com

Tracklist:
1. Father War
2. Thor’s Hammer
3. Helgrinda
4. The Power Ballad of Freyr
5. Glory of Hel
6. 12th Spell
7. Ironwood
8. Kveldulv
9. North Tsar
10. Necromance

Band:
Erlend Hjelvik – voce
Rob Steinway – chitara
Alexis Lieu – basso
Kevin Foley – batteria

HJELVIK
Avatar
Author

Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

Write A Comment

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi