Bakerteam Records – Settembre 2012

Devo, in tutta onestà, anticipare che ho sempre seguito con interesse la carriera degli Hollow Haze, ed in parte quella dei Cydonia, nati da una loro costola. Ho quindi tutti e tre i loro precedenti lavori. Ciononostante cercherò di essere il più equo possibile nel recensire questo nuovo “Poison in Black”.

La breve intro dal sapore epico ci scaglia sull’opener “Tears in Pain”. Impossibile non rimanere travolti dal cantato pulito, capace di raggiungere vette altissime (attenti alla cristalleria di casa, potrebbe non reggere l’urto), nonchè dal possente muro sonoro che i nostri sono riusciti ad ottenere con i loro strumenti. Non appena le prime note di “Never Turn Back” fuoriescono dalle casse una quantomai curiosa sensazione di già sentito si appropria del mio cervello. Dopo averci rimurginato sopra un bel po, un sottile filo mi porta alla luce. Tutto è chiaro. Non mi svenite ma mi ricordano, eccezion fatta per i suoni ottenuti con la registrazione digitale, i Savatage periodo “Edge of Thorns/Handful of Rain”. La voce di Ivan Rave è infatti spiegabile come un sapiente mix di Zachary Stevens ed il bel lungagnone Sebastian Bach (Skid Row, per quei malati di Helzeimer che proprio non riescono a ricordarlo), senza però le sue proverbiali “stecche”. Riescono, proprio come i Savatage, ad essere dannatamente pesanti anche in canzoni dal costrutto musicale, apparentemente, semplice.

“Lords of World” è esemplificativa, a tratti, sembra quasi una canzone doom, pesantissima ma, in realtà, è, senza timore di essere scambiato per un ubriacone, classificabile come un brano melodic metal! “Haunting the Sinner” mi affascina e sorprende per la duttiltà dell’ugola di Ivan, autore di un acuto impressionante sia per durata che per estensione mentre, durante l’ascolto di “Hit in Time”, si annusa nell’aria un odore come di bruciato. E’ il battacchio della grancassa che fuma tanto è l’impeto con cui viene percossa la pelle. Le sei corde sono tutt’altro che anonime, di ispirazione Malmsteeniana, concludono fraseggi in maniera impeccabile. Esistono però, bisogna dirlo, alcuni episodi come “Chained” e “Pray for You” che non mi convincono troppo, privi di mordente e decisamente insignificanti. Bellissimo ed accattivante il refrain di “Remorse” mentre impressiona l’attacco di”Vodoo Rites”, brano dal ritmo sostenuto con un originale stacco voce/batteria. La conclusiva “Snowblind” dopo il soave vocio ed una partitura lenta e d’atmosfera da Baci Perugina passa ad un midtempo intermezzato dall’intervento di un pianoforte. In appendice c’è ancora lo spazio per la cover che sta bene sulle corde del singer ma non troppo, a mio modesto avviso, con il lavoro nella sua globalità: “Headless Cross” dei Black Sabbath di Tony Martin. Che altro aggiungere… l’esperienza si sente e non deficita come neppure la tecnica individuale.

Il prodotto finale è un buon heavy metal non eccessivamente imperniato nel tecnicismo fine a se stesso. Se posso permettermi di dare un consiglio, suggerirei, nel prossimo lavoro di tornare ai vetusti sistemi di registrazione in analogico, permettevano meno sofisticazioni ma riuscivano a far si che ogni band avesse il suo particolare suono. Il rischio è che “Poison in Black” rimanga un bel dischetto come molti altri solo perchè suona come molti altri. E’ ingiusto, sia per la band che ha comunque sfornato un prodotto più che degno, sia per chi come me ama questa musica e vorrebbe veder premiati i lavori che meritano, a maggior ragione se di nostrana provenienza.

www.hollowhaze.com

Tracklist:
1. Rise Above (Intro)
2. Tears of Pain
3. Never Turn Back
4. Haunting the Sinner
5. Lords of World
6. Hit in Time
7. Chained
8. Pray for You
9. Remorse
10. Voodoo Rites
11. Snowblind
12. Headless Cross (Black Sabbath cover)

Band:
Alex “Ramon” Sonato – voce
Nick Savio – chitarra
Dave Cestaro – basso
Simone Giorgini – tastiere
Camillo Colleluori – batteria

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