Disponibile da venerdì 10 luglio su tutte le piattaforme digitali, Nell’Etere segna il debutto discografico di ICO, nome d’arte del giovane cantautore milanese Ludovico Poggio. Registrato e mixato presso l’Atlantis Studio di Milano con la produzione artistica dello stesso artista insieme a Alessio Croci, l’album si compone di dodici tracce – nove in inglese e tre in italiano – anticipate dal successo dei singoli Un tramonto per due, All I Have e Parallel Universe.
Il disco è un affascinante mosaico sonoro che intreccia cantautorato, rock alternativo, dream pop e forti suggestioni anni ’90. Al centro dell’opera si staglia il concetto di “etere”, inteso non come vuoto cosmico ma come materia viva e dimensione emotiva in cui si rincorrono memoria, desiderio e disillusione. Guidato da un immaginario profondamente visivo e cinematografico, figlio anche del suo background da regista e videomaker, il musicista classe 2000 modella canzoni di ampio respiro che uniscono tradizione e modernità. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con ICO per farci raccontare la genesi di questo progetto, le sue numerose influenze – che spaziano da pietre miliari come The Beatles, Pink Floyd, Radiohead, Nirvana, Oasis, Lucio Battisti e Fabrizio De André fino a scoperte contemporanee come Mkgee – e i futuri piani per la dimensione live.
Ecco cosa ci ha raccontato:
1. In “Nell’Etere” si percepisce un immaginario molto ampio che va dal cantautorato classico al rock alternativo. Tra le tue influenze citi artisti come Bob Dylan, The Beatles, Pink Floyd, Radiohead, Nirvana, Jeff Buckley, Led Zeppelin, Oasis, Ed Sheeran, Coldplay, oltre a Lucio Battisti e Fabrizio De André: ascolti anche artisti più contemporanei? Ti capita, per esempio, di percepire affinità o ispirazioni con realtà come Mumford & Sons o The Lumineers, o ancora più giovani come Malcolm Todd?
Sì sento molta affinità anche con artisti più contemporanei e ne ascolto moltissimi. Un’artista che mi ha colpito molto negli ultimi anni è sicuramente Mkgee, ma mentirei se non dicessi che le principali influenze arrivano dagli artisti citati sopra.
2. Nel disco emergono brani sia in italiano che in inglese. Quanto questa doppia lingua è una scelta consapevole e quanto invece una conseguenza naturale del tuo percorso e dei tuoi ascolti?
Per me è una conseguenza naturale dei miei ascolti e del mio modo di sentire dentro la musica. A volte non mi accorgo neanche di star cantando in una lingua piuttosto che nell’altra.
3. In brani come “All I Have” si percepisce un forte lavoro sulle chitarre e sugli assoli: in questa direzione ti senti più vicino alla scuola di Noel Gallagher e degli Oasis oppure a un approccio più tecnico e virtuoso legato ai grandi chitarristi rock?
Ho una formazione in grandissima parte da autodidatta, sono molto legato alla naturalezza e all’emozione del suono più che alla tecnica o hai virtuosismi. Per me l’importante è sentirsi liberi con lo strumento e riuscire a sfruttare l’espressività per veicolare tutto ciò che si ha dentro.
4. Dal punto di vista produttivo, quanto contano per te le dinamiche della distribuzione digitale? “Nell’Etere” nasce come progetto pensato principalmente per lo streaming oppure immagini anche una futura uscita fisica su CD o vinile?
lo sono un ragazzo dell’era digitale, ma riconosco, e a tratti rimpiango, il fascino del supporto fisico. Ho già realizzato una prima tiratura di CD con booklet da regalare alle persone più care. In futuro mi piacerebbe molto avere la possibilità di distribuire il disco anche in vinile.
5. Nel tuo immaginario si avvertono atmosfere molto cinematiche e stratificate, che richiamano anche certe aperture dei Radiohead o suoni new wave o post punk come in “Devil in Disguise”. Quanto è importante per te costruire una dimensiona quasi visiva del suono?
lo ho un background e una formazione anche da regista, videomaker ed editor. Per me la dimensione visiva, cinematografica, è importantissima ed è altrettanto importante saper coniugare visivo e sonoro per raccontare e costruire un mondo alternativo, uno spazio etereo nel quale vivono i brani.
6. L’uscita dell’album è prevista per il 10 luglio su tutte le piattaforme digitali: sono già previste date live a supporto di “Nell’Etere”?
Per ora no, ci stiamo preparando per portare l’album live dall’autunno.
7. E che tipo di dimensiona stai immaginando per la resa dal vivo di questi brani (se sì)? Ci sarà una band?
Sì, l’intento è quello di portare l’album live in formato band con chitarre, basso e batteria, e creare uno show estremamente energico e coinvolgente, con un sound dalla forte matrice rock.
8. Pensi che il Rock sia morto come dichiarato da Gene Simmons dei Kiss e vive di ricordi e vecchie glorie, o ci sarà una nuova giovinezza?
Penso che il rock non sia mai morto finché vive e risuona nell’animo delle persone. L’importante è la passione per la musica, la voglia di mettersi alla prova, di suonare gli strumenti e divertirsi.
lo personalmente ogni volta che lo ascolto sento una grande carica che mi spinge a voler condividere e diffondere tutta questa energia.

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