In Flames – Sounds of a Playground Fading

Century Media – Giugno 2011

E’ difficile prevedere per quale motivo sarà maggiormente ricordato “Sounds of a Playground Fading”, decimo capitolo della discografia degli svedesi In Flames. Forse per la dolorosa dipartita dalla band di Jesper Stromblad (mastermind ed unico membro fondatore finora rimasto nella band), rimpiazzato da Niclas Engelin; forse per il cambio di etichetta discografica, dalla storica Nuclear Blast (erano nel roster dai tempi di “The Jester Race”) alla Century Media; o forse, per il fatto che ancora una volta i nostri hanno saputo spiazzare audience e critica con un album ancora una volta diverso dai precedenti. All’ascoltatore di turno l’ardua sentenza, per cui tenterò di pronunciare la mia.

L’album parte già molto bene nella presentazione: bellissima copertina e produzione come sempre moderna, cristallina e potente, questa volta affidata a Roberto Laghi. Ma passiamo all’ascolto.

L’apertura è come sempre affidata ad una tripletta di pezzi dal sapore decisamente accattivante, ma al tempo stesso con una minima dose di sperimentazione che da circa 5 album a questa parte caratterizza la discografia del combo svedese e di cui quest’album è disseminato. Tanto che,  parlando di sperimentazione, viene quasi da pensare che i brani più feroci dell’intero lotto, come “The Puzzle” ed “Enter Tragedy”, siano abbastanza fuori luogo e scontati, specie se si mettono in paragone con la parte centrale dell’album (in particolare “The Attic”), dove le parole d’ordine sono “sperimentare e spiazzare”, o anche con la conclusiva “Liberation”, bellissimo pezzo che potrebbe insinuare il dubbio nell’ascoltatore che l’album degli In Flames sia già terminato e che stia ascoltando qualcos’altro. Per non parlare della penultima “A new Dawn”, con un attacco alla In Flames vecchia maniera per un brano mozzafiato con degli insoliti (per la band)  innesti orchestrali. A questo punto, conviene tirare le somme e fare un po’ d’ordine in tutto ciò che si è finora detto: a giudizio di chi scrive l’album è un concentrato di quanto la band ha saputo esprimere fino ad oggi, più qualche piccola novità che permette loro di fare un altro passo avanti in termini di maturazione artistica. Ad esempio le vocals di Friden sono sempre più orientate verso registri puliti con le growls che compaiono sporadicamente. Consiglio vivamente a chi ancora oggi spera che la band faccia un passo indietro, proponendoci un seguito di “The Jester Race” o di “Whoracle”, di lasciar perdere. Ho sempre apprezzato i ragazzi per la loro capacità di scrivere ottime canzoni, lasciando stare la perizia tecnica o le soluzioni che debbono apparire ‘strane’ a tutti i costi, pur di stupire l’ascoltatore. E li apprezzo anche perché, nel rigidissimo e conservatore universo metal, rappresentano un caso quasi unico di band (insieme a The Haunted) che non si preoccupa più di tanto di compiacere ai fan, mantenendo così un approccio sempre libero ed indipendente.

Alla luce di ciò, è difficile dire verso quale luogo musicale sia diretta la band, ma dovunque stia andando, sta dimostrando che si può fare metal senza mostrare a tutti i costi un’attitudine alla ‘Denim & Leather’. L’unica speranza che nutro per il futuro dei ragazzi, è che rientri presto Jesper Stromblad, perché la mancanza del suo tocco in sede compositiva si sente eccome. Per tutto il resto, l’ascoltatore di turno li promuove quantomeno per il coraggio di sfornare un album commercialmente rischioso, ma di gran classe.

www.inflames.com

Traklist:
1. Sounds of a Playground Fading
2. Deliver Us
3. All For Me
4. The Puzzle
5. Fear Is the Weakness
6. Where the Dead Ships Dwell
7. The Attic
8. Darker Times
9. Ropes
10. Enter Tragedy
11. Jester’s Door
12. A New Dawn
13. Liberation

Band:
Anders Fridèn – voce
Bjorn Gelotte – chitarra
Niclas Engelin – chitarra
Peter Iwers – basso
Daniel Svensson – batteria

 

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