In un nuovo articolo pubblicato da Metal Hammer, il cantante degli INCUBUS, Brandon Boyd, ripercorre gli anni formativi della band, soffermandosi sulla nascita del loro primo brano di successo “A Certain Shade Of Green” e sul tour europeo di metà anni ’90 insieme ai KORN, periodo in cui il gruppo stava affinando la propria identità musicale prima dell’uscita dell’album “S.C.I.E.N.C.E.”.
Durante quella tournée del 1997, gli Incubus si ritrovarono spesso associati alla nascente scena nü-metal, anche per la loro vicinanza ai Korn e per il fatto di essere stati messi sotto contratto da Paul Pontius, lo stesso che aveva portato i Korn su Immortal/Epic Records. Nonostante questo, Boyd spiega come la band non si sia mai riconosciuta in quella definizione.
“Abbiamo fatto due mesi di tour con loro. Non è mai sembrato che qualcuno volesse trattenerci, anzi, ci sentivamo sostenuti. Ci vedevano arrivare al furgone, a volte zoppicando verso il locale mentre il mezzo arrancava nel parcheggio. Non avremmo dovuto usufruire del catering, ma quando ci vedevano arrivare denutriti e privi di sonno chiedevano: ‘Avete mangiato?’ Noi rispondevamo: ‘Nuh-huh’. E loro ordinavano: ‘Andate a prendere del cibo!’. Non avremmo dovuto nemmeno avere un camerino… ce ne davano uno. Cose così ti restano dentro. Molta musica di quell’epoca era così pesante, macha e a volte negativa che potresti aspettarti atteggiamenti sgarbati e poco solidali. Ma è stato esattamente il contrario.”
Durante quel periodo, la band stava testando dal vivo il materiale che sarebbe poi finito su “S.C.I.E.N.C.E.”, un disco caratterizzato da una miscela di funk, metal e rap che negli anni è diventato un punto di divisione tra i fan, segnando il distacco dalle direzioni creative che avrebbero intrapreso in seguito. Boyd spiega come le influenze dell’epoca non fossero mirate a inserirsi in una scena precisa.
“Non stavamo cercando di inserirci in una nicchia in un momento particolare. Eravamo solo ragazzi influenzati da un piccolo gruppo di band con cui siamo cresciuti. Alcuni nomi di cui eravamo ossessionati: Primus, Red Hot Chili Peppers, Mr. Bungle, Pearl Jam, Alice In Chains, Firehose… altre band oscure che scoprivamo andando ai concerti.”
Riflettendo sulla definizione di nü-metal e sull’etichetta applicata agli Incubus nel corso degli anni, Boyd non nasconde il suo fastidio.
“Pensavo fosse terribile. Non mi piaceva. Onestamente la trovavo stupida.
So che molte persone lo amano, ma essere chiamati ‘nü-metal’ mi feriva.
Se abbiamo fatto un disco che rientra in quel genere, allora va bene, ma io non l’ho mai sentito davvero nella nostra musica.”
Le difficoltà degli INCUBUS nel scrollarsi di dosso quell’etichetta ricordano in parte il percorso dei DEFTONES, che nel 2000 si spostarono verso nuove direzioni con “White Pony”. Gli Incubus, invece, avevano già intrapreso un’evoluzione più melodica con “Make Yourself” del 1999.

Comments are closed.