Ci troviamo questa sera al Legend Club di Milano per assistere a quella che è sostanzialmente una vera e propria tappa di casa per gli Infected Rain. La band Moldava ha infatti sempre avuto un legame fortissimo con l’Italia, un legame incarnato in primis dalla carismatica frontwoman Lena Scissorhands, cresciuta nel nostro Paese e con tutta la famiglia ancora residente qui, ma anche dalla presenza della bassista Alice Lane Pandini, entrata stabilmente nella line-up dal 2023. Non sorprende quindi che questa data milanese venga percepita come una tappa speciale, caricata da un’attesa palpabile fin dai primi istanti. Ad accompagnare gli headliner troviamo i Butcher Babies, oggi guidati dalla sola Heidi Shepherd dopo l’uscita di Carla Harvey. Una nuova fase per la band, che si presenta con un assetto rinnovato e un sound più diretto, interamente costruito attorno alla presenza scenica e vocale di Heidi. Ad aprire la serata troviamo invece una di quelle sorprese che rendono i tour un terreno fertile per nuove scoperte: i Black Spikes. Una realtà ancora poco conosciuta, ma capace di ritagliarsi fin da subito uno spazio importante all’interno dell’evento, dimostrando come spesso siano proprio le opening band a regalare alcune delle sorprese più interessanti della serata.
Ad aprire le danze ci pensano quindi le sorprendenti Black Spikes, formazione tutta al femminile Lituana proveniente da Vilnius, capace di catturare immediatamente l’attenzione del pubblico del Legend Club con una proposta sonora fuori dagli schemi. Il loro è un metal oscuro, stratificato, a tratti quasi introverso nel suo primo impatto: non immediato, non accomodante, ma proprio per questo incredibilmente affascinante. Bastano però pochi minuti perché il progetto prenda forma davanti agli occhi degli spettatori, trasformandosi in qualcosa di magnetico. Il merito non è solo della musica, ma di una performance studiata nei minimi dettagli: trucco, costumi, scenografia e persino la presenza di una ballerina sul palco contribuiscono a costruire un’atmosfera cupa, macabra e al tempo stesso ipnotica. C’è un elemento che più di tutti rende l’esperienza unica: la lingua. Sentire brani cantati in lituano aggiunge un ulteriore livello di profondità e straniamento, trasportando il pubblico in una dimensione sonora completamente nuova. È proprio questa combinazione di elementi musicali, visivi e culturali che rende il set delle Black Spikes una delle sorprese più autentiche della serata. Una scoperta assolutamente entusiasmante! Una di quelle band che incontri quasi per caso, ma che ti restano addosso. Se il percorso intrapreso è questo, è difficile immaginare per loro un futuro che non includa palchi sempre più importanti e, presto, tour da headliner. Una realtà da tenere d’occhio molto da vicino.
Setlist
Hipnoz?
All Is Taken
Kitas Tu
Užkalb?jimai
Jausmus išrašyt
Sapnai
Ar tiki?
Imperator?
AUREA
A seguire è il turno dei Butcher Babies, chiamati a confermare e possibilmente rilanciare una carriera entrata in una nuova fase. Con Heidi Shepherd ormai al centro del progetto dopo l’uscita di Carla Harvey, la band si presenta sul palco del Legend Club con una rinnovata identità e, sorprendentemente, con una freschezza che sembra aver ridato nuova linfa all’intero progetto. Se da un lato il periodo storico segnato dal duo vocale Heidi/Carla resta scolpito nella memoria dei fan, questa nuova incarnazione mostra una band più compatta, diretta e focalizzata. Heidi si prende la scena con sicurezza e carisma, dimostrando di aver saputo raccogliere la sfida con intelligenza, riplasmando i Butcher Babies attorno alla propria presenza. Al suo fianco, la chitarra di Henry Flury continua a garantire quel marchio di fabbrica fatto di riff aggressivi, energia pura e impatto diretto, elementi che hanno sempre definito il sound della band. La scaletta pesca sia dai nuovi singoli, costruiti per valorizzare la dimensione solista di Heidi, a anche incursioni nel passato con brani ormai iconici come Magnolia Blvd. e Monsters Ball. Anche privati del contrappunto vocale originale, questi pezzi funzionano alla grande, mantenendo intatta la loro carica e trovando una nuova interpretazione convincente. Il risultato è un set solido, coinvolgente, capace di accendere definitivamente il pubblico e prepararlo al meglio per quello che rappresenta il momento più atteso della serata: l’arrivo degli Infected Rain.
Setlist
Backstreets of Tennessee
Red Thunder
Monsters Ball
Sincerity
Beaver Cage
It’s Killin’ Time, Baby!
Sleeping With the Enemy
Lost In Your Touch
Black Dove
Spittin’ Teeth
Last December
Magnolia Blvd.
Con qualche minuto di anticipo rispetto alla tabella di marcia, le luci si abbassano e il Legend Club viene avvolto da visual inquietanti proiettati sullo sfondo, accompagnati da una voce elettronica che costruisce lentamente la tensione. È il preludio perfetto all’ingresso degli Infected Rain, e l’attesa si trasforma rapidamente in pura adrenalina. Uno alla volta, i membri della band prendono posizione: Eugen Voluta si siede alla batteria, Vadim Ojog imbraccia la chitarra, Alice Lane Pandini si piazza al basso e infine arriva lei, Lena Scissorhands, magnetica e imponente come sempre. Da quel momento in poi, è un’escalation senza respiro: il set si rivela fin da subito devastante!
Chi ha già visto gli Infected Rain dal vivo sa bene cosa aspettarsi, eppure ogni volta la band riesce ad alzare l’asticella. Non è solo una questione di energia, ma di identità artistica: la scrittura di Vadim Ojog si conferma ancora una volta estremamente riconoscibile, capace di intrecciare elementi progressive, djent e death metal in strutture solide ma mai scontate. Ogni brano è costruito con precisione chirurgica per esaltare le capacità vocali di Lena, che si muove con disinvoltura tra scream taglienti e parti in clean, dimostrando una padronanza totale del proprio strumento. Sul palco, la presenza scenica è altrettanto incisiva. Lena domina la scena, sa come catturare il pubblico, come dialogare e trascinare ogni singola persona sotto il palco. Le sue interazioni, completamente in italiano, rafforzano ulteriormente il legame con il pubblico milanese, trasformando quello che potrebbe essere “solo” un grande concerto in qualcosa di molto più intimo e personale.
E poi c’è Alice, ormai perfettamente integrata nella band. La sua performance è solida, potente, naturale: si muove sul palco con una sicurezza che fa pensare sia sempre stata parte degli Infected Rain, contribuendo con linee di basso incisive e fondamentali per l’impatto complessivo del sound. È bello vedere una musicista italiana affermarsi con tale autorevolezza in una realtà internazionale così consolidata.
La scaletta degli Infected Rain è un viaggio attraverso tutta la loro carriera, capace di accontentare fan di lunga data e nuovi arrivati. Si passa senza soluzione di continuità dai primi lavori con brani imprescindibili come “Orphan Soul”, fino a quelli che sono ormai diventati dei veri e propri classici moderni come Fighter o il bellissimo duetto con Heidi Sheperd su “The Realm of Chaos”, di cui abbiamo potuto assistera alla vera versione con Heidi sul palco insieme a Lena approfittando di questo tour insieme. Ampio spazio è naturalmente dedicato all’ultimo album, TIME, da cui emergono diversi momenti chiave della serata, come su “Dying Light”, “Pandemonium” e “Because I Let You”, insieme al nuovissimo singolo “Stranger”, ulteriore prova di un’evoluzione artistica continua e mai banale. È proprio questo il punto: vedere gli Infected Rain dal vivo oggi significa assistere a una band in costante crescita. Anche per chi li ha seguiti più volte negli anni, ogni concerto riesce a offrire qualcosa di diverso, un passo in avanti, una nuova sfumatura. Una garanzia assoluta, capace di rinnovarsi senza mai perdere identità.
Il culmine emotivo arriva poco prima dell’ultimo brano. Il pubblico, ormai completamente conquistato, inizia a intonare il nome della band all’unisono. “Infected Rain! Infected Rain!” riecheggia nel club, trasformandosi in un coro potente e spontaneo. È in quel momento che l’emozione prende il sopravvento: Lena si ferma, visibilmente colpita, gli occhi lucidi, fino a lasciarsi andare a lacrime sincere. Un istante autentico, umano, che segna profondamente la serata. Questa data milanese si conferma così molto più di un semplice concerto: è la celebrazione di un legame, di una crescita artistica e di una connessione emotiva rara. Gli Infected Rain dimostrano ancora una volta di essere una band capace non solo di colpire con la propria aggressività sonora, ma anche di lasciare un segno profondo, duraturo, in chi ha la fortuna di assistere a un loro live.
Il set scorre quindi in modo potente, coinvolgente, senza un attimo di cedimento. Se proprio si vuole trovare un “difetto”, è uno solo: la durata. Poco più di un’ora che vola via in un lampo, lasciando la sensazione che si sarebbe potuto andare avanti ancora a lungo. Ma è una “critica” che suona quasi come un complimento: quando uno show è così intenso, è naturale desiderarne ancora. D’altronde, considerando i ritmi serrati di un tour fitto di date, è comprensibile che non ci sia spazio per set più estesi, anche in una serata così speciale. E allora ci si gode fino all’ultimo secondo quello che viene offerto, uscendo dal Legend Club con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di davvero importante.
Gli Infected Rain oggi sono una realtà consolidata della scena internazionale, protagonisti di un’ascesa tanto rapida quanto meritata. Una band che rappresenta perfettamente quella nuova ondata del metal capace di unire aggressività, tecnica, melodia e sperimentazione.
E viene quasi naturale chiudere con una riflessione che ritorna spesso quando si esce da concerti di questo livello: chi sostiene che il rock e il metal siano morti probabilmente ha semplicemente smesso di cercare. Perché realtà come gli Infected Rain dimostrano esattamente il contrario: siamo in un’epoca fertile, ricca di creatività, in cui nuove band stanno scrivendo pagine entusiasmanti del genere, raccogliendo l’eredità del passato e trasformandola in qualcosa di attuale, vivo e potentissimo. E stasera, a Milano, ne abbiamo avuto l’ennesima, splendida conferma.
Setlist
The Answer Is You
Dying Light
Fighter
Orphan Soul
Black Gold
Stranger
The Real of Chaos
Ut Supra
Pandemonium
Never To Returm
Encore
Because I Let You
Judgemental Trap
Live report a cura di Daniele Fanizza
Fotografie a cura di Erika Gagliardi
Si ringrazia MC2 Live

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