Il tempo scorre inesorabile e il tempo è compagno di tante esperienze, di momenti unici indimenticabili e momenti che vorremmo solo dimenticare, di attimi di vita che si rincorrono e di folate di emozioni che fanno gioire e graffiano il cuore nel bene e purtroppo anche nel male…

Non avevo ancora compiuto 16 anni, 40 anni fa, li stavo per compiere… ero uno come tanti alla ricerca di se stesso, di me stesso… esploravo, sognavo, cercavo, osavo…

La musica era parte della ricerca, dei sogni, delle impavide indagini interiori e di ciò che poi ha costruito e delineato parte del mio carattere di futuro passionale amante delle vita.

Non avevo ancora compiuto 16 anni, 40 anni fa, li stavo per compiere… quando in un minuscolo negozio non di musica, ma bazar scolastico di mille oggetti e strumenti per me così inutili a quel tempo, sfogliando quei 40 vinili o giù di lì mi trovai di fronte alla copertina cellofanata di quello che avrebbe contribuito, assieme ad altri, a cambiare per sempre la mia vita… IRON MAIDEN c’era scritto, in rosso con un bordo bianco, nella parte alta di quell’involucro di carta compressa di 31 centimetri e passa, per 31 centimetri e passa…

Sotto quel magnifico logo, IRON MAIDEN, quell’essere osceno e volgare, rattrappito, sguardo vitreo, rinsecchito, privo di vita ma carico di mortale passione; una t-shirt con i bordi dilatati per mettere in risalto la pelle del petto piena di solchi come quelli del collo privo di liquido vitale, solo un fascio di nervi… tempo dopo gli avrei dato anche un nome… Eddie…

Ebbene il primo contatto con gli immensi Iron Maiden fu quello, anzi no. Poco tempo prima una lettura veloce su una rivista di adolescenti che adesso non esiste più, una carta patinata dall’inconfondibile profumo e con tante immagini rivolte ai consumatori che spendevano il loro denaro, che nelle lire aveva tanti zeri, e fra queste effigi anche quella del rinsecchito Eddie che mi fissava stordendomi con i suoi occhi carichi di ipnotico fascino.

Dietro la spettrale e disumana figura un muro di pietra e un muro di nubi, un cielo oscuro e plumbeo che volge alla notte… una luna già piena, sinonimo di presagi lugubri e atmosfere ruvide. Tre lampioni, uno che illumina il suo contenitore di spazzatura e la parte destra del volto prosciugato dell’immonda creatura, l’altro dietro il muro che ha lo stesso cerchio che avvolge la luna argentata e gli occhi dell’essere poco umano al centro del riquadro e un ultimo che divide a metà il portone d’ingresso di una casa a schiera in tipico stile vittoriano… una luce alla finestra dietro una tenda arancione…

autografo Paul Di’Anno

Quel ruvido disegno era ed è un tutt’uno con il contenuto musicalmente ruvido e profondo dei solchi del vinile. L’album è introdotto da ‘Prowler’… il primo brano dei Maiden in assoluto che io abbia mai ascoltato. Non è possibile… wha wha nella chitarra, splendide distorsioni, il basso che è melodia non accompagnamento, una voce ruvida potente e selvaggia, la batteria che cambia velocità tre volte durante lo sviluppo del brano. Ho i brividi adesso perchè l’ascolto è così perfetto e vibrato che non posso fare altro che alzarmi in piedi ed iniziare a mimare come se fossi io il protagonista dell’esecuzione passando dalla chitarra alla batteria con invidiabile maestria… lo so che mi capite…

Leggendo nell’album mi colpì il fatto che l’autore, di sette brani degli otto presenti nel disco, era il bassista Steve Harris. Spesso i bassisti delle band che avevo conosciuto e che stavo conoscendo si limitavano ad  accompagnare scrupolosamente con il proprio timbro ritmico il resto della truppa (Motorhead esclusi)… e io che mi approcciavo alla musica da suonare e condividere proprio suonando il basso mi sono sentito di colpo protagonista in mezzo a una marea di distruttori e profanatori della sei corde…

Secondo brano: ‘Remeber Tomorrow’… un arpeggio di basso ad introdurre… noooo. Non è possibile. Che sensazione meravigliosa. Un brano lento così subito, con le note di chitarra anche arpeggiate e differenziate sul canale destro e sinistro… wow… miele, sì un magnifico giro che sfocia nelle urla di Paul Di’Anno, questo omone punk prestato al metal e mai del tutto inserito nel quintetto. Le scosse elettriche degli assolo di Dave Murray e Dennis Stratton mi facevano venire i giramenti di testa, prima di rallentare nei conosciuti arpeggi dei tre strumetni a corda…

E quado parte l’intro di batteria di ‘Running Free’ di Clive Burr seguito dal giro di basso di Harris e la voce di Di’Anno con sotto il riff tagliente delle chitarre che sfociano nel ritornello ‘I’m running free… yeah’ non posso fare altro che alzarmi in piedi a lasciarmi andare… alla cervicale ci pernserò domani. Ancora continuo a correre liberamente dopo 40 anni e spero di non fermarmi mai, spero che il fuoco continui ad ardere potente non facendomi invecchiare mai…

Il lato A si conclude con la monumentale ‘Phantom of the Opera’. Una composizione straordinaria di poco più di sette minuti. Componimento che rimarrà unico nel suo genere in cui 3, 4 brani si fondono insieme facendo vibrare le corde emozionali suscitando dei brividi in cui sensazioni fortissime si rincorrono grazie ai crescendo della sua epicità medievale, grazie ai suoi assolo coordinati che entrano nel cuore, grazie alla sua potenza rinnovatrice.

‘Transylvania’. Il primo brano del lato B. Grandioso strumentale. Una ballata che nel suo incedere antico sfocia in ritmi sevlaggi e riff ripetuti e riproposti così velocemente da creare un filo unico, un funereo movimento che conduce e apre verso nuove concezioni musicali assolutamente impreviste e straordinarie come il fondersi ed il confondersi in un o speciale ‘Strange World’ dalla dolcezza iniziale carica di melodica malinconia che si erge nel solo magnifico, bellissimo perchè

…tutti i miei sentimenti non possono essere trattenuti, sono felice nel mio nuovo strano mondo…

Riassunto di una generazione nascente…

‘Charlotte the Harlot’ è l’unco brano del disco a non essere composto da Steve Harris ma dal chitarrista Dave Murray che assieme Harris ha fondato la band e che in essa li vede come motore ancora adesso. Charlotte la prostituta protagonista della ‘trilogia’, la ‘saga’ a lei dedicata… Charlotte la prostituta che non comprende l’atipicità della sua impresa e rappresentando da note struggenti nell’inciso lento che dalle note alte di Di’Anno si muove verso passaggi bassi per poi esplodere nel solo potente…

La chiusura è affidata ad un classico. Il brano che dà il nome alla band e all’album: Iron Maiden; il brano che durante i primi concerti veniva usato per far salire sul palco un gigantesco Eddie che lasciava il pubblico a bocca aperta e che faceva pulsare il cuore a mille come adesso che risento questo magnifico brano…

Iron Maiden’s gonna get you…

e così è stato… migliaia di appassionati, rocker, metallari sono stati intrappolati dalla rete ipnotica degli Iron Maiden da quel momento in poi. Immagino che per molti che hanno seguito sin dagli esordi questa band, la vita sia cambiata dal momento in cui la puntina è discesa sul vinile per la prima volta… presumo che ancora debba essere sollevata.

I suoni più ruvidi di quel momento iniziale se li confrontiamo con le sonorità odierne in cui il digitale ha preso il sopravvento, arrangiamenti particolari ma ancora abbastanza ingenui rispetto a quelli che siamo abituai ad ascoltare oggigiorno… Il cuore che batte allo stesso modo come allora, che gioisce oggi come ieri e che si commuove più oggi di quanto lo faceva ieri. La bellezza del sentimento mai cambiato.

Grandi Iron Maiden… la formazione negli anni è cambiata, si è ampliata, modificata ma le emozioni regalate sono sempre le stesse anche dopo 40 anni…

La storia la si vive, se è lontana la si legge… noi che l’abbiamo vissuta la conserviamo dentro di noi e per questo rimarrà immortale e oggi la possiamo invece di leggerla la riascoltiamo…

Penso ai miei amici con i quali ho condiviso sguardi, emozioni e follie e penso a chi non c’è più…

 

Tracce:
Prowler
Remember Tomorrow
Running Free
Phantom of the Opera
Transylvania
Strange World
Charlotte the Harlot
Iron Maiden

Band:
Paul Di’Anno – voce
Dave Murray – chitarra
Dennis Stratton – chitarra, cori
Steve Harris – basso, cori
Clive Burr – batteria

Iron Maiden – Vivere un Sogno Senza Fine

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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