Il bassista e fondatore degli Iron Maiden, Steve Harris, ha recentemente condiviso alcuni dettagli interessanti sulla gestione del monumentale archivio storico della band. In occasione dell’uscita del libro “Iron Maiden: Infinite Dreams – The Official Visual History”, edito in Italia da Rizzoli Lizard, il musicista ha spiegato quanto sia stata fondamentale la sua attitudine a conservare tutto, per documentare i cinquant’anni di carriera del gruppo.
In un’intervista rilasciata a Neil Jones di TotalRock, Harris ha ammesso che mettere insieme il materiale per questo libro-tributo non è stato un compito semplice. Sebbene il musicista sia noto per guardare sempre al futuro e poco al passato, ha dovuto fare un’eccezione per questo progetto celebrativo.
“Non è stato anomalo, ma sicuramente difficile,” ha dichiarato Harris. “Ero l’unico che poteva farlo per davvero, perché sono quello che possiede tutto il materiale d’archivio e che può commentarlo con cognizione di causa. Probabilmente anche Dave Murray avrebbe potuto dire la sua su alcune cose, ma all’epoca ero l’unico davvero lucido, perché dovevo esserlo: guidavo il furgone e tenevo le redini di tutto, quindi non potevo permettermi di esagerare con l’alcol.”
Il bassista ha poi aggiunto con un pizzico di ironia:
“Alcune persone che lavoravano con noi in quegli anni non ricordano molto perché erano spesso ‘su di giri’ — persone come Dave Murray o il nostro vecchio tecnico della batteria. Quindi, alla fine, è toccato a me mettere insieme i pezzi.”
Il libro ripercorre l’evoluzione della band dai primi concerti nei pub nel 1975 fino ai grandi tour mondiali odierni, come il “Run For Your Lives”. Il volume include foto inedite, testi scritti a mano e scatti di leggendari fotografi come Ross Halfin e John McMurtrie.
Alla domanda se si considerasse un tipo propenso a conservare ricordi e ritagli, Harris ha risposto:
“Sì, ammetto di essere sempre stato un po’ un accumulatore seriale col materiale dei Maiden, ma credo che questo mi sia tornato utile col passare degli anni. Ho conservato tantissimo materiale, un vero archivio storico. A dire il vero, oggi vorrei aver conservato ancora di più.”
Il leader degli Iron Maiden ha espresso anche un piccolo rimpianto:
“Mi sarebbe piaciuto aver tenuto un diario più a lungo. All’inizio lo facevo solo per segnare quanto venivamo pagati — o quanto non venivamo pagati, in certi casi. Prendevo appunti su com’era andato il concerto e cose simili. Avrei davvero dovuto continuare a farlo.”
Il volume, curato da Ben Smallwood (figlio dello storico manager Rod Smallwood), si propone come la celebrazione definitiva di una delle band più importanti del panorama heavy metal. Oltre alla prefazione di Steve Harris, il libro si chiude con una postfazione del cantante Bruce Dickinson.
Secondo l’editore, “Iron Maiden: Infinite Dreams” non è solo un regalo per i fan sfegatati della band, ma un documento culturale che mostra l’evoluzione di un’istituzione musicale capace di unire diverse generazioni sotto il segno del metallo britannico.

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