…Chi non lo segue o lo conosce solo di sfuggita, forse non avrà chiaro il motivo per cui sulle pagine di un portale di HardRock e Metal, appare la recensione del bluesman Joe Bonamassa.  Consiglio allora a questi amici, un approfondito ascolto della produzione del biondo maestro delle sei corde che aiuterà a scoprire come in realtà la maggioranza dei suoi pezzi intinga a piene mani dalle radici del grande hard rock classico anni ’70 che ha segnato le fortune dei mostri sacri della nostra musica, come Led Zeppelin, Deep Purple, Whitesnake, Bad Company e Thin Lizzy e che aveva come ispirazione il Blues.

Bonamassa è un artista atipico che raccoglie lo scettro lasciato dalla scomparsa di Gary Moore ultimo vero artista capace di coniugare l’hard rock con il blues. Un giovane bianco immerso nelle realtà di una musica nera, che usa Gibson e non Fender, che ‘sporca’ il classico sound blues con elementi di hard rock e che nonostante i riconoscimenti di mostri sacri come Eric Clapton, mai realmente accettato dalla comunità blues. Per lo stesso motivo ma a parti invertite, non è capito e considerato a pieno dalla famiglia rock. Joe è musicalmente figlio delle radici immortali del rock, ovvero il blues e se fosse nato negli anni 60’ avrebbe trovando sulla sua strada voci come Robert Plant, David Corvedale, Roger Daltrey o Paul Rodgers ad accompagnarlo e oggi sarebbe uno dei mostri sacri della nostra religione musicale. Prova ne è il progettto Black Country Communion, che magari non passerà alla storia, ma che ci ha regalato dei pezzi di alta scuola.

Questo suo non appartenere ad uno specifico filone musicale, comunque non lo penalizza ed anzi permette di offrire la sua musica alle menti più aperte degli amanti di entrambi i generi. Così è per me una piacevolissima sorpresa scoprire un Teatro Geox sede dei Live a Padova al gran completo nonostante i prezzi non proprio a buon mercato. Una platea eterogena di amanti della grande musica e dell’enorme tecnica chitarristica di Bonamassa.

Il live parte alle 09.00 spaccate, con tanta gente ancora intenta a sorseggiare l’ultima birra cercando il proprio posto (il Geox era allestito con posti a sedere assegnati, a modi teatro come correttamente si confà ad una serata simile).  L’atmosfera è caldissima e l’eccitazione davvero palpabile.

L’ apertura, come di consueto in questo tour, è in versione acustica con il solo Joe sul palco che fa subito capire con la strumentale “Palm Trees” il livello di qualità del live a cui si assisterà questa sera. Pezzo dopo pezzo si affiancano piano e ritmica, sempre in versione acustica per le esecuzioni di “Segull” (cover dei Bad Company) , “Dislocated Boy, “Woke up Dreaming. Unico rammarico, l’esclusione della splendida “Driving Towards the Daylight”.

La partecipazione del pubblico è davvero calda ed emozionata e ripaga a pieno la classe dello show. La magnetica “Slow Train” apre la seconda parte dello show, ovvero quella full band ed elettrica. Da qui alla fine sarà tutto un alternarsi di emozioni blues e hard rock.  Pezzi come “Dust Bowl riportano alla mente le jam live degli anni 70’ dove l’ascoltatore viene trasportato in un viaggio che sembra non finire mai. La band, formata da session men di altissimo valore tecnico e curriculm impressionante fa da tappeto sonoro ai lunghi e caldi assoli di Bonamassa alternando momenti più ‘battuti’ dove fa spesso capolino la doppia cassa, ad attimi di semplice sottofondo con i volumi che si abbassano tanto da far zittire completamente la platea per non perdere nemmeno una nota.

Perfetto esempio ne è la magistrale, intima e toccante “Midnight Blues.  Un pezzo talmente intenso che non vorresti finisse mai, salutato alla fine con un’ assoluta e stra meritata ovazione.  Stesso discorso vale per la cover “Sloe Gin.

Di grande impatto live è la zeppeliana “The Ballad of John Herry”, presente spesso anche nei Live con i Black Country Communion che ci regala una lunga e apprezzata jam. Il concerto si avvia verso la fine con una potente e trascinante “Young Man Blues”.

Finalone con tutta la sala invitata ad abbandonare le sedie e a tuffarsi sotto il palco per la classica jam cover ZZTOP “Just Got Paid che questa sera si arricchisce con un omaggio ai grandi Whitesnake e alla splendida “Still of the Night”.

Che dire. Più di due ore di magia, tecnica, anima e splendide canzoni.

Joe Bonamassa non ha certo doti da front man ed in effetti, oltre a manifestare lo stupore di vedere un teatro trabordante di gente che lo ama in una città della quale fino al giorno prima nemmeno conosceva l’esistenza, non si spreca in dialoghi con il pubblico. Pubblico che dal canto suo aspetta di sentire la sua voce solo nelle sue calde interpretazioni, come si dice… let the music do the talking!

Grande, consigliato a chiunque perché questa è Musica questa è Arte.

God Bless You Joe keep on rockin’ & Long Live Rock & Blues

Setlist:
1. Palm Trees Helicopters and Gasoline
2. Seagull (Bad Company cover)
3. Jelly Roll (Charles Mingus cover)
4. Athens to Athens
5. Woke Up Dreaming
6. Slow Train
7. Dust Bowl
8. Who’s Been Talking (Howlin’ Wolf cover)
9. Sloe Gin (Tim Curry cover)
10. The Ballad of John Henry
11. Lonesome Road Blues
12. Midnight Blues (Gary Moore cover)
13. Look on Yonder Wall (James “Beale Street” Clark cover)
14. Young Man Blues (Mose Allison cover)
15. Django / Mountain Time
Encore:
16. Asking Around for You
17. Just Got Paid

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