Joe Strummer & the Mescaleros – Streetcore

 

di Massimo Lorito

Hellcat Records – Ottobre 2003

Alcuni dischi sono diversi, differenti dall’insieme di album pubblicati ogni anno. Si tratta di quei lavori che vedono la luce dopo la scomparsa di chi li ha creati. Streetcore, uscito negli ultimi mesi del 2003, ad un anno dall’improvvisa e dolorosa morte di Joe Strummer, ha visto la luce per la perseveranza e l’amore dei Mescaleros, la band che da già da cinque anni accompagnava Strummer.

Le ultime canzoni di un artista assumono inevitabilmente un sapore, un suono particolare; il suo autore non può più difenderle, suonarle, cantarle, raccontare del suo lavoro, delle sue emozioni, di cosa lo spinge a scegliere un verso, una rima, una melodia. Purtroppo è accaduto troppe volte in questi anni, proprio durante la lavorazione di un album, che venisse a mancare il suo autore; vedi Jeff Buckley, Elliot Smith; ma nel caso del nostro si può forse credere che per quanto mutilato, questo Streetcore è un disco concluso, immaginiamo del tutto coerente al prodotto ultimato da Strummer se un destino crudele non glielo avesse impedito.

La produzione dei due Mescaleros, Slattery e Shields, rispetta, crediamo, con amore e riverenza, come si conviene, le ultime inclinazioni musicali dell’ex Clash. Un groviglio di esperienze e visioni musicali impastate di suoni globali, di echi dai cinque continenti, di danze sgangherate e melodie gridate tra i denti. Ma il cuore del disco è sempre là, fuori nelle strade della sua Inghilterra post-post industriale; calderone di emigrazioni vecchie ma drammaticamente nuove. Strade che la sua sensibilità percorre con fierezza e determinazione, non avendo niente da farsi perdonare. Joe è stato un musicista di primissimo livello, e Streetcore vive di impennate scagliate con forza, canzoni costruite con maturità artistica ma soprattutto con tante piccole emozioni che sanno di genuino. Il suo modo di esprimersi, di interpretare e vivere la strada non è deviato dagli anni trascorsi da London Calling e Sandinista; si è invischiato con esperienze meno immediate; sembra a volte, come in Midnight Jam e All in A Day che le sue alterne puntate nel mondo del cinema come attore, produttore e regista, l’abbiano contaminato di altri linguaggi. Eppure in Coma Girl, brano d’apertura e Arms Loft, la carica di quello che è stato chiamato punk, si sprigiona con immediata e meravigliosa violenza espressiva. I suoni sono quelli del villaggio moderno, psichedelica, regge, folk, fino all’hip pop. Cose che Joe con i Clash a ben vedere faceva già venticinque anni fa.

Se questo album non fosse targato Strummer sarebbe probabilmente già catalogato come uno dei lavori migliori di questi anni, ma il nome che porta ci rende meno liberi nel giudicarlo, quasi come se si dovesse tenere conto di un passato che in realtà nella musica di Joe non è mai stato tale. Nel momento in cui si scrive di queste ultime e a mio avviso, meravigliose, canzoni non si deve tacere che Joe Strummer è stato, anzi vorrei utilizzare un presente, è un musicista geniale, ed onesto: l’onesta probabilmente non è tra le virtù richieste a chi si cimenta con le canzonette, ma l’onesta di questo inglese di mezza età, obliquo come la sua voce e le sue melodie sconquassate da una bellezza senza radici, non è un valore morale assoluto. È la coerenza nei confronti di una scelta. La scelta del rockroll, di una vita vissuta col sapore sottile ed inafferrabile di essere sempre se stessi nonostante le mode, i compromessi e le convenienze.

In Streetcore echeggia il seducente richiamo di strade, sia esse che siano quelle di una periferia fuligginosa inglese, o quelle polverose di un altipiano latinoamericano. Vive un’anima folk struggente che segna, quasi in modo cantautorale (se Joe fosse stato italiano!?) questo suo appartenere al meraviglioso e piccolo mondo delle “anime salve”. Ascoltare per credere la versione di Redemption Song, di una bellezza abbacinante. In Long Shadow, canta con spietata preveggenza, le oscure ombre che avanzano sul nostro cammino, ma alla fine, ci ricorda con l’innocenza di un bambino, che “somewhere in my soul there’s always rockroll”.

Queste sono le canzoni di Joe Strummer. La redenzione a cui sorridono le canzoni di libertà che la sua voce ci ha donato. Ci manchi, ci mancherai, Joe…

I’m gonna go out dancing every night, I’m gonna see all the city lights, I’m doing everything, silver and gold… I’m going take a trip all around the world, I’m going kiss all the pretty girls… I’m doing everything… I’m got to hurry up before grown too old… I do a lot of things I khow it’s wrong… I’m doing everything, silver and gold and I got hurry up before I grown too old.

Tracklist:
1. Coma girl
2. Get down Moses
3. Long shadow
4. Arms loft
5. Ramshackle day parade
6. Redemption song
7. All in a day
8. Burnin streets
9. Midnight jam
10. Silver and gold

Band:
Joe Strummer – voce, chitarra
Martin Slattery – chitarra
Scott Shields – chitarra
Simon Stafford – basso
Luke Bullen – batteria
Tymon Dogg – violino

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