Nella splendida cornice bucolica delle colline di Poggio a Caiano, si è svolto, venerdì 11 luglio, il terzo appuntamento del “Festival delle Colline“. Giunto alla 46° edizione, il Festival continua a distinguersi per coerenza e scelta artistica, offrendo appuntamenti che privilegiano qualità, contesto e ascolto consapevole, proponendo da sempre un’interessante rassegna musicale, spaziando dal cantautorato alla musica sinfonica.
Il concerto di Joseph Arthur al loggiato della Chiesa di Santa Cristina in Pilli, nuova location del festival, ha portato con sé trent’anni di una carriera segnata da collaborazioni illustri, derive sperimentali e una costante ricerca interiore.

Il Festival delle Colline conferma anche quest’anno la propria identità, restituendo al pubblico un’esperienza più che un evento: nessun palco scenografico, nessuna produzione ridondante. Solo voce, strumenti e paesaggio. Arthur, fedele a se stesso, ha ricambiato con una performance sobria e viscerale, priva di sovrastrutture, quasi a voler restituire al concerto una dimensione privata, da confessionale musicale.

Cantautore legato agli ambienti di Peter Gabriel e Michael Stipe, ma sempre rimasto ai margini dei grandi riflettori, Arthur si è presentato con la consueta autenticità. Le sue sonorità, tra folk scarno e malinconia elettrica, hanno accompagnato il tramonto sul loggiato come se fossero nate proprio lì, tra le pietre antiche e l’aria immobile della sera.

Tra i pochi artisti capaci di tenere insieme spiritualità e disincanto, Joseph Arthur ha dimostrato ancora una volta che la forza della musica risiede spesso nella sottrazione. E in un luogo dove il tempo sembra rallentare, la sua voce ha trovato lo spazio perfetto per farsi ascoltare davvero.
La musica di Joseph, composta con l’ausilio di loopstation, chitarra elettroacustica ed un piano elettrico, si è sviluppata in una lunga sequenza di brani eseguiti in rapida successione, che ha lasciato spazio ai testi, che come poesie hanno vibrato tra i vigneti. La voce, baritona e profonda, veniva amplificata da due microfoni, di cui uno collegato ad effetti per creare cori ed effetti doppler, conferendo maggiore “spazialità” e creatività a tutta la performance.
La creatività, è senz’altro la caratteristica principale dell’artista statunitense, artista poliedrico per definizione, Joseph non si limita ad un unico linguaggio artistico, ma fonde musica e arte visiva con estrema coerenza ed autenticità.
Un’esempio della sua peculiarità, viene ulteriormente confermato, quando esegue un brano in simultanea mentre disegna una delle sue immagini astratte su un foglio da disegno.

In tutto il concerto il pubblico ha avuto una partecipazione composta, è stato rapito dalle liriche di Joseph ed ha seguito la performance in un silenzio rispettoso, applaudendo l’artista al termine di ogni brano. Arthur si è speso davvero tanto, certamente ispirato dal contesto, ha condotto il live con passione e grande trasporto e non è mancato un momento ironico, quando un ragno, arrampicatosi sul microfono, ha costretto il cantautore ad interrompere divertito la performance, affermando che non gli era mai capitata una cosa simile prima

Quello di Joseph Arthur è stato un live intenso ed emozionante, reso ancora più magico dal suggestivo contesto delle colline toscane: una di quelle serate estive che restano impresse nella memoria.

Testo di Lucilla Sicignano

fotografie di Marco Lambardi

 

JOSEPH ARTHUR

 

 

 

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