Judas Priest – Ian Hill, Intervista 2014

(La seguente intervista è stata rilasciata da Ian Hill al nostro amico e collaboratore Luca Bosio sulla rivista Metal Hammer Italia lo scorso mese di agosto. La pubblichiamo così come riportata sul prestigioso magazine in accordo con lo stesso Luca Bosio e con la redazione di Metal Hammer e di conseguenza i nostri ringraziamenti e un augurio di lunga vita vanno a tutto lo staff di Metal Hammer)

Judas Priest

To Hell and Back Again

Se dopo tutti questi anni sono ancora qui seduto a scrivere in modo appassionato di musica Heavy Metal, un buon 70% lo devo sicuramente ai Judas Priest, ed a quanto sia riuscita a prendermi non solo a livello musicale ma anche attitudinale questa gloriosa band inglese. Ho amato alla follia molteplici gruppi dalla diverse sfaccettature nel corso di 30 e più anni di devozione alla ‘causa’, ma non più di cinque a livello quasi maniacale, ed i Priest rientrano a pieno titolo nella lista della mia mano destra. Siamo finalmente arrivati alla prova del nove, un nuovo album dal titolo ‘Redeemer Of Souls’’è pronto, il primo senza K.K. Downing, il loro carismatico chitarrista che alcuni anni fa decise di ritirarsi dalle scene e prontamente sostituito in maniera eccelsa dal giovane Ritchie Fulkener, un preparato professionista che abbiamo avuto modo di conoscere e vedere all’opera durante il tour mondiale denominato ‘’Epitaph’’ del 2010. Un tour che doveva fungere da commiato da parte della band a tutti i suoi devoti fans prima dell’annunciato ai quattro venti ritiro dalle scene! Cosa che, ovviamente non si è verificata! Devo ribadire che i dubbi che nutrivo sull’effettiva valenza di questo disco non erano pochi, anzi, dato che i due dischi (in dieci anni! Pochi davvero!) precedentemente usciti dal ritorno di Sir Rob Halford non mi avevano convinto, destando in me pochissimo entusiasmo. Con tutti i migliori propositi, mi accingo al cospetto di ‘’Redeemer Of Souls” che è, per la precisione il diciassettesimo lavoro in studio degli albionici. Dopo svariati ed attenti ascolti in streaming le prime considerazioni personali sono le seguenti: per prima cosa, e fortunatamente aggiungerei, non c’è nulla di nuovo nella loro musica e niente è stato lasciato al caso, anzi direi che tutto il lavoro è stato meticolosamente pianificato nei dettagli. Come seconda invece, vi rassicuro subito dicendovi che questo disco è dieci passi avanti rispetto ad ‘’Angel of Retribution’’ e non ha davvero nulla da spartire con l’opprimente esperimento concettuale di ‘’Nostradamus’’, il che mi sembra già un’ottima partenza! Ci troviamo dinnanzi ad un disco alquanto disomogeneo, difatti ‘’Redeemer’’ è privo di qualsiasi coordinata stilistica precisa, ma sembra più che altro assemblato come un ‘Best of’ di nuove composizioni dato che la band ha deciso di pescare a piene mani da tutta la loro vastissima discografia. Ci sono forti echi settantiani che rimandano al periodo in cui stavano dettando al mondo le regole da seguire per il futuro, formando e definendo lo stile dei Judas che di riflesso è il VERO unico esempio che il METAL ha seguito per due decadi!,

In alcune nuove composizioni si va a ripescare il sound malinconico ed emozionale proprio di quel ‘’Sin After Sin’’, c’è anche la ripresa di sonorità tipiche di‘’Stained Class’,ovvero l’album che mutò inevitabilmente l’hard rock in heavy metal, e non potevano neppure mancare alcuni velate digressioni

da ‘’Hell Bent For Leather’’ (ed in fase di intervista l’arcano motivo sarà svelato da Ian Hill) a tutti gli effetti l’album più ‘aperto’ e rock che la band abbia mai inciso nel decennio settantiano. Ci imbattiamo ovviamente anche in vere sferzate di puro metallo bollente che rimandano la memoria direttamente ai tempi d’oro degli anni ottanta, quando questa band viaggiava a livelli altissimi sul clamoroso successo dei vari ‘’British Steel’’, ‘’Screaming For Vengeance’’ e ‘’Defenders Of The Faith’’. Non vengono per nulla tralasciate alcune soluzioni più dure, che, pur non avvicinandosi neppure lontanamente al pensiero di un nuovo ‘’Painkiller’’, ci fanno intendere che, anche se in poche occasioni, la band ha ancora voglia di picchiare giù secco! Questo è un album zeppo di autocitazioni, permeato da chiaro-scuri, da due brani (‘’Halls Of Valhalla’’ e ‘’Battle Cry’’) che presto diventeranno dei super-classici, altri apprezzabili episodi, ma anche qualche mezzo passo falso. Come ben saprete in un album che supera l’ora di durata questo è da mettere in preventivo! Quello che funziona a pieno regime sono le chitarre anzitutto, dato che la nuova accoppiata Tipton/Fulkener funziona benissimo (non menziono KK perché lui ormai è fuori discussione ed appartiene alle leggende immortali come gli dei dell’Olimpo), Scott Travis è sempre un treno inarrestabile, ovvero colui che in ambito ’Metal’ non conosce rivali, per il mio gusto personale lui è fuori dubbio  il miglior batterista al mondo con Nicko McBrain! Il fido Ian Hill (bassista ingiustamente sottovalutato) è sempre li al solito posto, con il suo basso pulsante, intento a scandire come un metronomo ogni singola nota e sempre attento ad accompagnare le ritmiche ed i tempi indiavolati imposti da Travis. Addirittura gli viene per la prima volta in quarant’anni di carriera concessa l’opportunità per un giro di basso in primo piano su “     “ . Ma… certamente ci sono dei ‘MA’ anche stavolta… quello non funziona per il verso giusto, o meglio fatica più del dovuto ad ingranare la marcia giusta, aimè, e lo dico col cuore spezzato in mano, è proprio il numero uno al mondo, l’asso nella manica della band! La voce del Metal-God per antonomasia stavolta non va! Non gira per il verso giusto! Per rispetto all’uomo in primis e al cantante poi, dico solo che questa volta Halford non ha fatto certo la differenza!

 Grazie a Paola Pascon della Sony Music Italia abbia avuto l’opportunità di effettuare un’intervista telefonica con il simpatico bassista della band Ian Hill, eccovi il resoconto dell’interessante chiacchierata…

 

Buongiorno Mr. Ian Hill e grazie mille per l’opportunità per questa intervista, non è facile trovarla come interlocutore per gli affari interni dei Judas Priest e spero vivamente che non sia già stufo di queste interviste da venti minuti che si susseguono freneticamente una via l’altra…

“Sia ieri che oggi ne ho fatte parecchie di interviste, come saprai solitamente spetta a Rob e Glenn ed un tempo anche Ken (Downing) assumersi il compito di interfacciarsi con la stampa mondiale, ma le richieste che sono pervenute in questo periodo si sono moltiplicate quindi sono ben lieto di poter dare anch’io una mano. Non sono stanco di stare appeso al telefono, anzi, mi piace confrontarmi con gente ferrata in materia ed avere differenti pareri sulla nostra musica, a volte risulta interessante.” Spero quindi che non mi ucciderai sin dalla mia prima domanda! Me lo promette? – un breve silenzio – “Yessss….spara pure!” Sinceramente cosa ne pensi del totale dominio da parte sia dell’Italia che dell’Inghilterra ai campionati del mondo di calcio in Brasile? (L’intervista si è svolta la mattina del giovedì, dopo che entrambe le nazionali erano state eliminate dal primo girone di qualificazione del martedì precedente) “Che vergogna! (ride fragorosamente) Cosa ti devo dire!?! Penso che entrambe le squadre non siano andate in Brasile preparate adeguatamente per l’appuntamento più importante che offre la vetrina del calcio mondiale, inoltre ritengo che abbiano sottovalutato gli avversari. Poi l’argomento è davvero troppo vasto è c’è troppo business di mezzo, quindi sorvolerei la discussione alla prossima volta che torneremo in tournèe Italia, magari davanti ad un birra avremo sicuramente le idee ben chiare ed il tempo di discuterne a lungo! Mi piace il calcio, questo si, come per ogni buon inglese mi appassiona, ma non è la mia priorità, non lo è mai stato. Grazie per la domanda, in verità mi aspettavo tutt’altra cosa e per il momento non mi sembra il caso di doverti uccidere!” (ride nuovamente)…

Prima di addentrarmi nella discussione che concerne il vostro nuovo album vorrei soffermarmi su alcuni punti imprescindibili della tua carriera ed inoltre vorrei conoscere qualche particolare che a livello personale mi ha sempre intrigato e del quale non ho mai avuto risposte soddisfacenti in merito! Allora il quadro che si fa generalmente in mente la gente quando sente la parola Judas Priest è il seguente: “Ah si, si… quella band metal inglese famosa negli anni ottanta con i giubbotti di pelle pieni di borchie borchie, con quel cantante fantastico che strillava a più non posso e quei due chitarristi bravissimi che tenevano il palco come pochi altri ed anche il batterista, un americano mi pare, che picchiava duro e preciso…ed al basso? Si al basso c’era….hmmmmmm…. vediamo, come diavolo si chiamava quello con la barba! Sempre in disparte, non mi ricordo! Eppure lo sapevo, ne sono certo!” Nonostante tutto personalmente ritengo che Ian Hill sia sempre stato l’uomo giusto al posto giusto! Sei d’accordo con me?

“Grazie del bel complimento Luca! Lo so bene, è sempre stato così ma per me non è affatto importante apparire, l’importante era esserci! Ed essere ancora qui presente nella band dopo 40 anni è molto, molto soddisfacente, credimi. I Judas Priest non hanno avuto solo un frontman, bensì tre! Sai, loro stavano davanti al pubblico per trasmettere fisicamente l’energia della nostra musica e io dietro, vicino al batterista per tenere con lui alto il ritmo, come fossimo un’unica identità. Mi piace molto l’aspetto live, non lo nego, amo suonare forse più di ogni altra cosa al mondo, ma prediligo rimanere concentrato su quello che stò facendo e non voglio sbagliare una sola virgola, sono un perfezionista dello strumento. La dimensione ‘in-front of the stage’ non mi si addice, semplicemente non fa per me, anche se adoro ricevere vibrazioni positive dal pubblico, chi non lo gradirebbe? È sempre stato così per i Judas Priest, quindi non abbiamo mai ritenuto opportuno cambiare una formula ritenuta vincente.”

Ok grazie per la chiara spiegazione. Ecco la mia prima domanda personalissima: spiegami il motivo di ‘’Point Of Entry’’, grazie! Voglio dire, perché dopo un album pazzesco come ‘’British Steel’’ che ha definito in tutto e per tutto le coordinate del genere Heavy Metal, vi siete cacciati nei guai tirando fuori un album ‘debole’ come ‘’Point of Entry’’?

‘’Ok, capisco cosa vuoi dire. Vedi ‘’Point Of Entry’’ è stato il disco deciso più dalla nostra casa discografica che non della band. Per prima cosa volevano lanciarci a livello commerciale con dei brani di facile presa e quel disco aveva il compito specifico di dover fare breccia nel mercato statunitense, dove come ben sai, all’inizio degli anni ottanta ci fu improvvisamente grande richiesta per il rock duro. ‘’Don’t Go’’ fu una scelta sbagliata, lo so, quel primo singolo non andò affatto bene, ma ripeto, non fu una decisione nostra. Tra l’altro quello fu il primo disco che componemmo e registrammo direttamente in studio in Spagna, ad Ibiza, una città piena di distrazioni, quindi ritengo che il nostro songwriting riflettesse l’atmosfera che ci circondava allora. Non andò troppo bene neppure negli Stati Uniti a dire il vero, quindi ci rimboccammo le maniche e cominciammo a scrivere i brani per il successivo ‘’Screaming For Vengence’’ direttamente in tour. I casi del destino vollero che bastò una sola canzone come ‘’You’ve Got Another Thing Coming’’ per far salire a dismisura la febbre dei Priest in America, quel brano ci tenne lontani dall’Inghilterra e da tutta l’Europa per tutto il 1982 dato che le richieste per vederci suonare dal vivo furono talmente alte che non riuscimmo a dare loro una copertura adeguata!’’

IanHill - 2014 2

A proposito di tour, non pensi che i Judas Priest siano in qualche modo debitori nei confronti dell’Italia? Voglio dire, abbiamo dovuto attendere sino al 1988 per vedervi per la prima volta qui da noi, e personalmente son dovuto scappare di casa nel 1984, senza ovviamente dire nulla ai miei genitori e recarmi sino a Nizza per vedervi nella tour di supporto a ‘’Defendres Of The Faith”! L’Italia si è persa tutta la prima parte della vostra carriera negli anni settanta e buona parte della vostra seconda fase negli anni ottanta, e lasciami aggiungere che ci siamo persi il meglio…

“Lo so bene, me ne rammarico e sono dispiaciuto a nome di tutti i componenti della band! Tutti noi amiamo molto il tuo paese, una terra importante con forti tradizioni e non vorrei tralasciare il clima mite, il buon cibo e l’assoluta eccellenza dei vostri vini, ma ai tempi ci fu fortemente consigliato di non venire a suonare in Italia! Erano balzati alla cronaca anche in Inghilterra i tafferugli e le bombe lanciate durante un concerto dei Led Zeppelin, se non ricordo male a Milano nel 1971 (si riferisce ai gravi fatti vandalici avvenuti a Milano, al Velodromo Vigorelli n.d.a.). ci dissero che se a un concerto degli Zeppelin era scoppiato tutto quel macello, chissà cosa sarebbe successo se avessero suonato i Judas Priest. Aggiungo che non ci furono mai richieste dirette o un interessamento diretto nei nostri confronti da nessun tipo di agente o management. Non siamo mai venuti a suonare in Italia sin che le cose non si sono normalizzate, da voi c’era un grande dissenso popolare ai tempi, che diede il via a manifestazioni, per il maggior caso delle volte sfociate in violenza. Dovevamo salvaguardarci!”

Ma se nel febbraio del 1977 vi siete presi la briga di andare in tour addirittura in Finlandia con 3 metri di neve ai lati delle strade portando in quelle terre ghiacciate le splendide canzoni di‘’Sin After Sin’’, mi suona perlomeno strano che potevate avere paura di qualche piccolo tafferuglio tipicamente italiano?

‘’Non lasciammo fuori unicamente l’Italia! Anche la Spagna durante tutta la dittatura di Franco non vide mai i Judas Priest! Dovevamo cautelarci e non rischiare. Quelli erano tempi difficili a livello politico. Molti paesi facevano ancora fatica a risollevarsi dopo i danni creati dalla seconda guerra mondiale, e dato che la sicurezza non era garantita optammo di lasciarli, per il momento fuori dai nostri tour.’’

Cosa rappresentano per Ian Hill nel 2014 i Judas Priest?

“Tutto, la fratellanza! Non devi intender più la nostra band come un’industria intenta a fare unicamente danaro. Noi siamo come una vera famiglia non più macchina da soldi, e fintanto che ci muoveremo in questa maniera continueremo serenamente la nostra attività di musicisti. Tra l’altro che in autunno partirà il tour mondiale che ci terrà impegnati per alcuni mesi, partiremo dall’europa e finiremo nel Sud America. Cile, Argentina, Brasile e Colombia li c’è grande richiesta per la musica dei Judas Priest in questo periodo. Mi hanno comunicato solo stamane che il gruppo ci sarà un gruppo americano che ci supporterà per tutte le date chiamati Steel Panther tu li conosci Luca?’’

Non conosco loro personalmente, ma conosco la loro proposta musicale alquanto pittoresca! Sono dei veri mattacchioni e credo che vi divertirete parecchio con loro. (Hai capito questi furboni chi si portano dietro per tirare gente giovane ai loro concerti?!?)

E sull’importanza totale e sull’influenza che i Judas hanno avuto per almeno tre decadi sulla formazione e sullo sviluppo della musica heavy  cosa mi dici?

“Son conscio del fatto che siamo stati una band a cui molti altri han guardato come punto di riferimento nel corso degli anni e da cui possono aver tratto ispirazione, per il semplice fatto che ormai siamo vecchi e abbiamo iniziato per primi. Se vuoi che ti dica che i Judas Priest hanno inventato l’Heavy Metal la mia risposta è SI e ne vado fiero!”

Si ma c’è gente a cui avete cambiato la vita caro mio! Come mi raccontava il chitarrista dei Venom: Jeff Mantas (non uno qualunque quindi) che dopo aver visto un vostro concerto alla City Hall di Newcastle per il tour di ‘’Killing Machine’’ nel 1978 decise di formare proprio dopo quella serata la sua band. Inoltre mi disse che il giorno successivo al concerto si tinse i capelli di biondo e con i pochi risparmi a disposizione andò immediatamente a comprarsi una Flying V perché doveva essere in tutto e per tutto come K.K. il suo eroe! Sei conscio di quanto siate state influenti per il mondo?

“I Venom di Newcastle giusto? Grande band a livello di impatto scenico, però la loro musica non mi è mai piaciuta troppo a causa di quel licantropo innamorato (quando mi ha detto ‘’Warewolf in love” giuro che stavo volando dalla sedia. N.d.a.) che cantava e di cui ora mi sfugge il nome! Non conoscevo davvero questo particolare e mi fa un po’ sorridere, tutti noi abbiamo avuto i nostri eroi quando eravamo ragazzi, gente da cui trarre ispirazione per poi sviluppare qualcosa di personale! Discorso lungo e complicato anche questo Luca, potremmo stare al telefono parlandone per ore. Ma se i Judas Priest hanno contribuito a creare qualcosa di valido non posso che andarne fiero, null’altro da aggiungere.”

Vero, il tempo fugge via veloce. Parliamo un po’ del nuovo disco, Ian come inquadreresti musicalmente ‘’Redeemer Of Souls’’?

“Heavy Metal! Questo è un disco Heavy Metal puro e semplice, con tutti i crismi che da sempre accompagnano il nostro sound. ‘’Redeemer’’ è un album che abbiamo composto innanzitutto per tutti i nostri fans, un disco che loro attendevano con ansia e sapevano che prima o poi saremo tornati a comporre. Vedi, dopo l’esperimento del concept ‘’Nostradamus’’ ed il successivo ingresso di Ritchie Fulkener nella band, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “Che si fa ragazzi? Ne tiriamo fuori un altro?” Senza ‘’Nostradamus’’ non ci sarebbe mai potuto essere “Redeemer Of Souls’’, nel senso che, pur non ritenendo fallimentare quel lavoro, abbiamo capito cosa vogliono veramente da noi i nostri seguaci e così diamo loro la possibilità di riconciliarsi attraverso queste nuove composizioni! Pure e semplice Priest sound dalla prima all’ultima canzone, sono molto soddisfatto di quello che siamo riusciti ad ottenere con questo disco, veramente soddisfatto.”

Ian, non mi era affatto dispiaciuto ‘’Nostradamus’’, ma in tutta sincerità non ricordo neppure una canzone ne tantomeno un titolo contenuto in quel disco! Mentre mi ci vuole un nano secondo per ricordare una canzone da qualsiasi vostro album preso a caso. Voglio dire, non mi era mai capitato di soprassedere totalmente  un vostro disco, e non è bello.

“ Ci sarebbero da fare alcune considerazioni in merito. Per prima cosa ritengo che avremmo dovuto fare le cose in maniera un po’ diversa per ‘’Nostradamus’’, per fare in modo che la gente ne capisse davvero la storia e di come noi volevamo rappresentarla musicalmente. Ci sarebbero voluti alcuni concerti studiati appositamente dove poter riprodurre nella sua interezza quel lavoro, e questa era la nostra idea, ma non è stato possibile raggiungere l’obbiettivo finanziariamente. In quanti sarebbero venuti a vedere i Judas Priest intenti a suonare unicamente per quasi 2 ore tutto ‘’Nostradamus’’? Forse neanche il 30% dei nostri fans, te lo assicuro. Sai, ad ogni nostro show, c’è sempre gente che se ne torna a casa col muso lungo dato che non abbiamo eseguito ‘questa’ o quell’altra’ canzone, oppure non abbiamo suonato la loro preferita. Sai, non possiamo accontentare tutti,  voglio dire, dovremmo suonare per due giorni di fila, si fanno delle scelte obbligate e tutte le volte cerchiamo di variare sempre le nostre scalette. Ma ripeto, è difficile accontentare tutti, per questo motivo abbiamo accantonato l’idea di portare in giro ‘’Nostradamus’’, il rischio di perdere soldi era troppo alto, non abbiamo voluto rischiare. (di nuovo! n.d.a.) Comunque sia quello era ieri e ‘’Redeemer’’ rappresenta il nostro presente, abbiamo imparato dai nostri errori.”

Non ho domande particolari se non giusto un paio sul nuovo vostro disco e vorrei iniziare per una volta dalla fine. La triste e introspettiva ballad che chiude il lavoro dal titolo significativo di ‘’Beginning Of The End’’ può essere considerata a tutti gli effetti come un lasciato da parte della band? Potrebbe essere intesa da tanti ascoltatori come un lungo e triste addio? In tutta onestà vorrei chiederti se possiamo considerare questo disco l’ultimo per i Judas Priest?

“Assolutamente no! Ce ne sarà sicuramente un altro e forse un altro dopo ancora, te lo garantisco. Finché avremo voglia di stare assieme e ci divertiremo a farlo continueremo ad andare avanti, sempre che non rientrino dei fattori insormontabili che ci impediscano la cosa. La tua analisi con quel brano è pertinente, ma non corretta, ti spiego: abbiamo messo ‘’Beginning of The End’’ in chiusura per non interrompere il continuum del disco e se l’hai ascoltato con attenzione non ci sarebbe stato un altro posto se non quello per inserire un brano di quel tipo. Avrebbe spezzato il ritmo del lavoro in maniera eccessiva, come un intervallo cinematografico tra il primo e il secondo tempo, capisci cosa voglio dire?” In maniera lampante direi! “Così abbiamo optato per metterlo li in fondo a chiudere le ostilità!”

All’interno di questo album ci sono molti riferimenti a tutta la vostra discografia, ma il feeling che permea per buona parte il disco è a tratti molto settanti ano, Voglio dire, i brani migliori come la blueseggiante ‘’Crossfire”, ‘’Cold Bloooded”, ‘’Hell & Back’’ e lo stesso riff di ‘’March Of The Damned” suonano molto come un lavoro che va a porsi nel bel mezzo di ‘’Stained Class’’ e ‘’Hell Bent For Leather”, sei d’accordo con me?

“Verissimo, ed è tutta colpa di Ritchie!!! Lui è un grande fan di quei dischi che hai appena citato, quindi le idee e le composizioni che ha portato riflettono di conseguenza il suo amore incondizionato per quel preciso periodo della band.”

Ti manca KK? Puoi parlami delle maggiori differenze che hai riscontrato tra lui e Faulkner a livello musicale, e dimmi cos’ha portato Ritchie nell’egemonia del sound dei Judas?

‘’Si mi manca ogni giorno perché lui faceva da sempre parte della famiglia, vederlo andare via è stato doloroso. Comunque sia, è stata una sua scelta credo ponderata, di conseguenza la rispetto. Per rispondere alla tua seconda domanda direi che l’unico punto in comune tra i due sono i capelli biondi, musicalmente sono diametralmente opposti, Ken è un chitarrista che proviene dal blues, lui ha sempre avuto delle forti radici musicali blues. Ritchie invece è il classico chitarrista moderno metal, quello di cui la band aveva proprio bisogno in questi anni. Ottimo chitarrista, bravo ragazzo e grande professionista. Se siamo ancora qui dopo l’idea iniziale di chiudere la nostra carriera dopo l’Epitaph Tour, lo dobbiamo anche a lui e alla grande energia che ha portato nella band.

Il suo gentile modo di porsi al nostro servizio suonando in modo praticamente identico tutte le parti che spettavano a Ken, senza modificarle o arrangiarle è stato fondamentale. Senza Ritchie, sicuramente, avremmo messo fine alla nostra carriera alcuni anni fa e certamente non ci sarebbe stato ‘’Redeemer Of Souls’’.

Sul nuovo album mi preme ancora chiederti come mai avete scelto di uscire allo scoperto presentando il brano “March Of The Damened’’, scelto a mio vedere in maniera del tutto inopportuna come primo singolo (se ancora di singoli si può parlare nel 2014)? Voglio dire, non è un brutto brano, anzi, ma c’è sicuramente di meglio in ‘’Redeemer Of Souls’’. Non pensi che sia stato un azzardo dare in pasto nella rete di Internet un brano che non rappresenta assolutamente il valore intrinseco di questo vostro nuovo lavoro. Sai la gente non ha pietà e può distruggerti inopportunamente a livello di critiche solo dopo 1 minuto di ascolto…

“Tutto quello che vedi o senti online non appartiene alla band, nel senso che non sono state delle nostre scelta quelle in cui tutti si sono imbattuti onlne ma della nostra casa discografica. Noi consegniamo un prodotto discografico rispettando i tempi richiesti e diamo disponibilità per le interviste con la stampa, per tutto il resto: promozione, marketing e quant’altro c’è la Sony! Non conosco e non mi riguardano le scelte che han fatto per promuoverci, ma viste le alte richieste giunte sinora penso che come al solito abbiano fatto un buon lavoro.’’

Ecco entrare puntuale in cornetta la candida voce della tipa della Sony UK: ‘’Please Luca, this is your last question. Thank you.”

Siamo giunti alla fine Ian e ti ringrazio subito per la tua gentilezza e la grande disponibilità! Guardi alla tua band in un modo come la gente guarda ad una razza in via d’estinzione?

“Bella domanda, complimenti! In un certo senso credo davvero che lo siamo, si, siamo davvero una razza in via d’estinzione. Non si può lottare contro il tempo e nessuno dura per sempre, triste ma vero!”

Si ma allora dove diavolo sono i nuovi Judas Priest? Dove sono i Nuovi Black Sabbath o i nuovi Iron Maiden?

“Ritengo che lo scopriremo solo quando i Judas Priest smetteranno di suonare, vedremo se salteranno fuori delle valide alternative a noi e alle band che hai citato. Sai, quando iniziammo a suonare noi, i Sabbath o i nostri amici UFO, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul nostro successo, però è capitato e nessuno ha saputo dare spiegazioni sul nostro successo, vedrai che succederà ancora, vedrai. Ci vediamo a febbraio in Italia Luca, fai un giro nel backstage e vieni a cercarmi che dobbiamo parlare un po’ di calcio io e te! Ottima chiacchierata ragazzo, grazie e a presto!”

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