Korn – Korn

 

Sony – 1994

E’ il 1994 Kobain si spara, muore il “grunge”, il punk è morto da tempo; il panorama metal ha bisogno di una scossa: cinque ragazzi di Bakersfield, il cui nome Korn risuonerà da questo momento in poi, decidono di dire al mondo: ”Are you Ready?”. E’ così che si apre,quello che non mi spaventa definire, uno tra i migliori dischi metal (nu-metal) degli anni 90’. Tutti i componenti del gruppo giocano un ruolo fondamentale ed innovativo: David Silveria “colpisce” la batteria con un ritmo arrogante; le due Ibanez a sette corde, suonate in modo irrequieto e distorto da James “Munky” Shaffer e Brian “Head” Welch sprigionano tutta la sofferenza presente nel disco; Reginald “Fieldy” Arvizu ci fa capire in pezzi come Need To che il basso non è uno strumento da suonare ma da “picchiare”. Infine c’è LUI, Jonathan Davis, che con le sue urla, sussurri e pianti ci fa capire che cosa significhi trasportare in una canzone delle emozioni vere. Sì, perché è questo che ci arriva ascoltando l’album, tematiche molto forti affrontate senza metafore dalla persona che sulla sua pelle le ha provate.

Jonathan scrive Blind ed Helmet in the Bush raccontando la sua esperienza con la droga, la prima in cui “cieco” non riusciva a smettere di adoperare la speed ricominciando sempre tutto da capo, nella seconda (undicesima nella track-list), un ragazzo in preda alle sostanze stupefacenti, sussurra a Dio pregandolo di aiutarlo. La seconda traccia BallTtongue è un invettiva del gruppo contro un loro vecchio manager accusato di averli sfruttati e poi abbandonati, Davis lo definisce un ‘coglione’. Need To, Divine e Predicatable sono tracce che descrivono il tormentato rapporto di Davis con le donne e con l’amore. In Need To, il pezzo che sicuramente preferisco dell’album, Jonathan canta tra i denti la sua paura di essere tradito e quindi la sua incapacità ad amare, per poi dare libero sfogo all’urlo HATE YOU; con cui condanna la persona a priori ancora prima che questa faccia qualsiasi cosa, quasi a volersi proteggere. Divine, è la rivincita che il cantante si prende facendo soffrire qualcuno per amore… ”It’s Divine!”. Predicatable è la cronaca spicciola di un rapporto convenzionale tra due persone,un semplice clichè. Parlando delle imposizioni e degli abusi subiti durante la sua adolescenza, Jonatahan scrive Clown, Fake, Lies e Faget; le prime tre sono una critica all’apparire invece che all’essere, veri e propri pugni allo stomaco e al volto, imprecazioni più che canzoni. Faget (checca) è invece il termine con cui Jonathan veniva bollato nella sua adolescenza, data la sua passione per i Duran Duran (Davis ha poi voluto chiarire che la canzone non ha nulla contro gli omosessuali). Shoot and Leaders si apre con il suono delle cornamuse, suonate dallo stesso cantante, entrano poi le chitarre con un riff secco e deciso; si lo ammetto sono rimasto subito affascinato dalle sonorità di questo pezzo appena l’ho ascoltato, la canzone è una raccolta di filastrocche in cui si mette in evidenza il significato nascosto di quest’ultime che vengono  insegnate ai bambini con il sorriso sulle labbra. Ed infine ci siamo… questo affresco di dodici canzoni di dolore e rabbia trova il suo culmine finale nello psico-dramma di Daddy dove il cantante rivive gli abusi sessuali subiti da bambino; strepitoso ed improvvisato al momento della registrazione il pianto del cantante che chiude il pezzo. Jonathan eseguirà il pezzo dal vivo solo in particolari circostanze, dichiarando: ”…ogni volta è stato motivo di crescita per me…”; questo pezzo è considerato una sorta di confessione del cantante scritta per i suoi Fan.

Per concludere un disco meraviglioso, l’apice massimo della carriera della band, eguagliato forse solo dal loro secondo capolavoro Life Is Peachy. E’ da Korn che prenderanno appunti tutti i gruppi che seguiranno: Deftones, Static-X, Disturbed, ecc…

www.korn.com

Tracklist:
1. Blind
2. Ball Tongue
3. Need To
4. Clown
5. Divine
6. Faget
7. Shoots and Ladders
8. Predictable
9. Fake
10. Lies
11. Helmet In The Bush
12. Daddy

Band:
Jonathan Davis – voce
James “Munky” Shaffer – chitarra
Reginald “Fieldy” Arvizu – basso
Brian “Head” Welch – chitarra
David Silveria – batteria

 

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