La sola area di Los Angeles conta circa 12 milioni di abitanti dei quali almeno la metà usa la macchina e cosa importante, contemporaneamente, riuscendo a creare ingorghi che nessuna fantasia può immaginare. Data la premessa, per costringermi a tornare nell’inferno di monossido di carbonio dopo che per vari motivi ci sono già stato per tre giorni di seguito ci vuole un motivo più che valido, anzi un’occasione imperdibile, un evento clamoroso: se dico “Brian Setzer Orchestra” basta e avanza per convincermi e farmi affrontare col sorriso quelle tre orette, solitamente in panico, di coda in automobile.
Brian Robert Setzer non è solito poltrire a casa, lo si vede spesso in tour, anche con gli stessi Stray Cats fino al 2009, ma quello che rende speciale la serata e’ la presenza della sua big band che altro non e’ che una massiccia disposizione di fiati, un pianoforte e due coriste; i relativi arrangiamenti che ne scaturiscono sono da delirio, dischi come “Vavoom” e “Dirty Boogie” piacciono a tutti indistintamente e ne fanno, consigli per gli acquisti, il regalo ideale per Natale, l’ho provato più volte e funziona, credetemi. La location e’ il Microsoft Theater in piena downtown, nella piazza adiacente c’e’ anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio con relative canzonette di Natale, non oso pensare quanto costi mantenere l’acqua solida in quanto, per quanto freschetto faccia, siamo lontani di parecchi gradi dallo zero…

 

Bellissima e gigantesca sala concerti, tendone chiuso e arriva l’apripista, one man band Low Volts; un baldo giovane di nome Tim Lowman armato di chitarra semiacustica e cassa della batteria. Fatemi dire due parole a corollario, il bisnonno di Tim ha scritto un libro dopo essere scampato alla sedia elettrica, devo riuscire ad averlo e a capire cosa sia successo e perché. Nativo di LA è stato scelto da Brian in persona e non solo da lui, è da parecchio tempo che a casa non ci torna perché ora a supporto dei Nashville Pussy, ora dai Band of Skull i suoi servigi sono parecchio richiesti. Come lo definiamo, electro-blues, poison boogie? So solo che come inizia a suonare e cantare lo si ama subito, voce calda, profonda, chitarra complessa, canzoni orecchiabili e piacevoli, il ragazzo ha carisma e talento e non ha paura di usarli. Una mezzoretta fresca e piacevole di rock’n’roll/blues che mi convince ad andare al suo stand di merchandising a comprare cd e stringergli la mano; a presto Tim, di sicuro.

 

Si aprono le tende ed esplode Rockin’ Around the Christmas Tree, l’apripista, in una scenografia con babbi natale, scatole regalo, caramelle giganti, 5 sassofonisti, 4 trombettisti, un pianista, un contrabbassista, due coriste e un mito vivente che ci danno dentro col rockabilly come se da questo dipendessero le sorti del pianeta. Adrenalina pura, voce stupenda senza una pecca, orchestra che colora in modo formidabile, la Gretsch di Brian che intavola scale e fraseggi dallo stile inconfondibile. Non c’è pausa e non c’è tregua, si passa da This Cat’s on a Hot Tin Roof all’attesissima Stray Cat Strut degli Stray Cats che rompe ogni reticenza, il pubblico è tutto in piedi e balla anche il servizio d’ordine, letteralmente; chi rimane seduto viene invitato dagli altri ad alzarsi e ballare e puntualmente lo fa. Si continua a rullo compressore, un delirio a 180 bpm di Boogie Woogie Santa Claus e brani degli Stray misti a quelli dell’ultimo lavoro Rockin’ Rudolph, fresco fresco appena uscito. Brian da periodicamente spazio ai suoi musicisti per mettersi in luce quindi ora spunta un sassofonista che prende la scena e duella col capo mentre subito dopo il contrabbasso viene trascinato e malmenato in un feroce duetto col pianoforte; la parte teatrale è curata anch’essa con dettaglio maniacale. Bisogna aspettare almeno 40 minuti per avere non dico un po’ di pausa, ma una canzone più tranquilla per far riposare le mani. Giusto una manciata di attimi perchè con Great Balls of Fire si riparte a ritmo serrato e si prosegue con altre cover degli Stray Cats e perché no, il tema dei Flintstones. Rock This Town è la finta ultima canzone, a seguire partono 10 minuti di Tchaikovsky stravolto in versione swing, rimanere a bocca aperta è il minimo. Jingle Bells (rockabilly) chiude una serata memorabile, chi vi scrive lo vota come show del 2015 di prepotenza.

 

Fresco, spumeggiante, musicalmente evoluto, teatrale, divertente, non ci sono scuse, se siete in zona Brian & orchestra ci dovete andare. PUNTO.

 

Setlist
Rockin’ Around the Christmas Tree – This Cat’s on a Hot Tin Roof – Stray Cat Strut -Boogie Woogie  – Santa Claus – (She’s) Sexy + 17 – Here Comes Santa Claus – Sleep Walk – Angels We Have Heard On High – Let’s Shake – Jump, Jive an’ Wail – Jingle Bell Rock (w/ a cappella reprise) – Great Balls of Fire –  Fishnet Stockings – Rockabilly Rudolph – Rock This Town – Encore: Yabba Dabba Yuletide – Nutcracker Suite (Pyotr Ilyich Tchaikovsky cover) – Jingle Bells

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