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Libertà è una parola dal significato bellissimo e che può rappresentare il manifesto d’intenti di una band ormai affermatissima e senza bisogno di grosse presentazioni.

“In The Vanishing Echoes Of Goodbye” dei Labyrinth è certamente un lavoro dominato dall’imprevedibilità e dalla voglia di suonare soltanto quello che fa stare bene la band a livello di stesura testi e arrangiamenti.

Più di trent’anni di carriera, dieci album, concerti in ogni parte del mondo hanno portato la band a essere una delle più importanti per il metal italiano.

Il fatto che poi, all’interno della stessa, militi il cantante Roberto Tiranti, ugola d’oro e voce cristallina, è certamente un valore aggiunto al già di per sé altissimo livello dei componenti della band.

Tiranti ha all’attivo infinite collaborazioni anche fuori dal metal ed è apparso in importanti programmi televisivi.

Dieci canzoni compongono il decimo lavoro della band, tutte caratterizzate da una durata non certo esigua e che, secondo il gruppo, rappresentano la totale libertà, permettendo a ogni componente di esprimersi al meglio, senza limiti e preconcetti.

Il genere ovviamente rimane sempre forgiato in un tipico power metal, suonato e prodotto con indubbia maestria.

Questo lavoro è il loro terzo per la Frontiers Records.

La band ha attraversato ogni tipo di momento nella sua lunghissima carriera: tantissimi cambi di line-up, tanti chilometri percorsi per raggiungere i luoghi dei vari concerti, festival prestigiosi in compagnia di autentiche leggende musicali ed anche una lunga pausa dal 2010 al 2017.

Olaf Thorsen ed Andrea Cantarelli, i due chitarristi e membri fondatori della band, ricevettero una telefonata da rappresentanti della Frontiers, che chiedevano loro di riunirsi con il cantante Roberto Tiranti per riformare la band.

Parlando invece di questo lavoro, le carte in tavola vengono subito rivelate con la potente opener “Welcome Twilight” e la seguente “Accept The Changes”, due autentiche bombe caratterizzate da una velocità incredibile nell’esecuzione e da un’atmosfera davvero evocativa.

Il ritmo cala con la semiballad “Out Of Place”, nella quale Tiranti dimostra la sua unica abilità nel passare da cantati estremamente alti, come nei due brani precedenti, a interpretazioni più narrative e con tonalità dolci, come in questa canzone.

I ritmi aumentano di nuovo in “At The Rainbow’s End”, per poi raggiungere velocità supersoniche con “The Right Side Of This World”, con le chitarre di Thorsen e Cantarelli assolute protagoniste.

“The Healing” è invece un midtempo dominato da atmosfere evocative, capaci di far viaggiare con la mente e cullare perfettamente i tormenti dell’anima. Molto belli gli inserti acustici presenti.

“Heading For Nowhere” è il pezzo in cui il tastierista Oleg Smirnoff diventa l’assoluto protagonista, guadagnandosi il titolo di “Man of the match” (se vogliamo usare una metafora calcistica e televisiva).

Il tipico hard rock di “Mass Distraction” e le atmosfere eteree di “To The Son I Never Had” certamente non sminuiscono l’elevata qualità di questo decimo lavoro della band.

L’album si chiude con la decima e ultima traccia, “Inhuman Race”, un pezzo che dura ben 7 minuti e 42 secondi, che si apre lentamente e, dopo una trentina di secondi, ti spettina del tutto con riff precisi e vincenti, con sezione ritmica e tastiere che completano il tutto.

Una base incredibile sulla quale la potente voce di Tiranti esprime davvero il meglio.

Questo lavoro non delude affatto e sono certo che potrà essere apprezzato adeguatamente dagli appassionati della band e del genere.


“In The Vanishing Echoes Of Goodbye” Tracklist:

  1. Welcome Twilight
  2. Accept The Changes
  3. Out Of Place
  4. At The Rainbow’s End
  5. The Right Side Of This World
  6. The Healing
  7. Heading For Nowhere
  8. Mass Distraction
  9. To The Son I Never Had
  10. Inhuman Race

Line-up:

  • Roberto Tiranti – Vocals
  • Andrea Cantarelli – Guitars
  • Olaf Thorsen – Guitars
  • Oleg Smirnoff – Keyboards and Piano
  • Nik Mazzucconi – Bass
  • Matt Peruzzi – Drums
Mauro Brebbia
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