2026 Century Media Records
Il dodicesimo album in studio dei Lamb of God è uscito il 13 marzo 2026 e rappresenta un nuovo capitolo per una delle band più influenti del groove metal moderno. “Into Oblivion”, prodotto da Josh Wilbur, si sviluppa in 10 brani per una durata complessiva di circa 39 minuti, mantenendo il marchio di fabbrica del gruppo ma inserendo anche alcune sfumature più moderne e un approccio diretto e brutale.
L’opener e titletrack “Into Oblivion” parte lenta, quasi minacciosa, sorretta dal drumming potente di Art Cruz, per poi trasformarsi progressivamente in un brano dai tempi cadenzati e grintosi: l’impatto è quello di un branco di piranha che non mangia da tempo, pronto a scatenarsi sulla tua povera ciccia in eccesso. Il riffing della coppia Morton / Adler entra in modo chirurgico e la voce abrasiva di Randy Blythe completa un inizio di album decisamente incisivo.
Tra i momenti più riusciti del disco spicca “Blunt Force Blues”, costruita su riff massicci e groove devastanti, uno di quei pezzi che sembrano nati per scuotere il pubblico sotto palco. Ancora più interessante è “A Thousand Years”, che fonde atmosfere oscure e riff sabbathiani con una brutalità moderna: il risultato è un connubio ideale tra i primi Black Sabbath e la violenza sonora degli Slipknot.
Molto suggestiva anche “El Vacío”, che parte con un andamento rallentato e carico di tensione per poi svilupparsi attorno al cantato tetro e oscuro di Blythe, evocativo e quasi rituale, creando uno dei momenti più cupi e atmosferici dell’intero lavoro.
La chiusura è affidata a “Devise / Destroy”, un finale che riassume perfettamente lo spirito del disco: ritmi furiosi da moshpit selvaggio si alternano a rallentamenti improvvisi e pesanti, pieni di groove e carichi di tensione, che tengono alta l’attenzione fino all’ultimo secondo.
La promozione del disco è stata accompagnata da diversi videoclip ufficiali, tra cui quelli per “Into Oblivion”, “Parasocial Christ” e “Sepsis”. Il video della title track alterna immagini della band a scenari cupi e quasi distopici, sottolineando i temi di decadenza sociale e alienazione che attraversano il disco. L’estetica industriale e l’uso di ambientazioni oscure rafforzano l’atmosfera pesante e apocalittica del lavoro.
Il punto di forza di “Into Oblivion” è la potenza dei riffs e la solidità ritmica. Il lavoro delle chitarre è costantemente incisivo, mentre la sezione ritmica guidata da Art Cruz e John Campbell mantiene un groove devastante per tutta la durata dell’album. Il disco è compatto, diretto e senza momenti superflui.
Se proprio si deve trovare un limite, la struttura dei brani rimane spesso troppo fedele ai canoni classici della band. Questo garantisce coerenza ma riduce leggermente l’effetto sorpresa rispetto ad alcune produzioni più sperimentali della scena metal attuale. Insomma il disco non si contraddistingue certo per originalità ed è fin troppo ancorato alla personale comfort zone della band.
L’uscita del disco è accompagnata da una nuova serie di concerti promozionali tra Stati Uniti ed Europa. Le date complete non sono ancora tutte ufficializzate, ma è molto probabile che il tour tocchi anche diversi festival europei e si spera anche tappe italiane nel corso del 2026 o 2027.
Con “Into Oblivion”, i Lamb of God dimostrano ancora una volta di essere una delle realtà più solide del metal contemporaneo: un disco potente, diretto e carico di groove che conferma la loro capacità di rimanere rilevanti anche dopo oltre vent’anni di carriera.
Mauro Brebbia
TRACKLIST
1. Into Oblivion
2. Parasocial Christ
3. Sepsis
4. The Killing Floor
5. El Vacío
6. St. Catherine’s Wheel
7. Blunt Force Blues
8. Bully
9. A Thousand Years
10. Devise / Destroy
LINE UP
Randy Blythe – voce
Mark Morton – chitarra
Willie Adler – chitarra
John Campbell – basso
Art Cruz – batteria
SOCIAL
Website: https://www.lamb-of-god.com
Facebook: https://www.facebook.com/lambofgod
Instagram: https://www.instagram.com/lambofgod


Comments are closed.