Nuclear Blast Records – 2020

I Lamb of God sono tornati e bastano queste tre semplici parole per dirvi che i loro numerosi appassionati non rimarranno affatto delusi dall’attesa. L’omonimo album numero 9 della band di Richmond è composto da dieci canzoni ed è il primo album in studio senza il batterista originale Chris Adler, rimpiazzato ormai da qualche anno anche dal vivo da Art Cruz.

Dieci pezzi che vedono anche due gradite ospitate di altri due pesi massimi della categoria: Jamey Jasta, cantante degli Hatebreed in “Poison dream” e il leggendario cantante dei Testament, Chuck Billy in “Routes”. Li si ama, li si odia, di certo la band non ha mai lasciato indifferenti.

Un disco che si apre in maniera inconsueta con “Memento Mori“, che dapprima sembra molto oscura e poi si reindirizza nei territori tipici del groove metal, tipici della band capitanata da Randy Blythe.

Il disco si è fatto attendere ben cinque anni e ci sono state anche le uscite di “Legion XX” a nome Burn the Priest e l’ep “The duke”, decisamente più sperimentale rispetto ai canoni sonori della band. Blythe è ormai un peso massimo della scena e il chitarrista Mark Morton è assai richiesto anche da altri,come gli Unearth.

Mark ha pubblicato anche un ep acustico intitolato “Either“, lontano galassie di chilometri dal suo stile con la band e non si vedeva l’ora anche di rivederlo all’opera con la band che l’ha reso grande.
Un lavoro decisamente dall’impatto sonoro devastante, paragonabile ad una rissa colossale senza esclusioni di colpi nel vecchio Far West .

Sono state certamente curate moltissimo le parti che strutturano i vari pezzi. L’approccio è sempre stile Pantera per alcuni versi, ma assai più d’impatto nel risultato finale per la band di Richmond.
Il groove davvero non molla un attimo e troviamo anche urla che ricordano da vicino il grande ospite Chuck Billy.

Art Cruz è certamente un batterista meno tecnico di Chris Adler (che purtroppo causa grave infortunio ha la sua carriera altamente compromessa) ma sicuramente più potente del barbutissimo batterista.
Ci sono davvero pochi momenti di respiro nel lavoro, come ad esempio in “Reality bath“.

Se invece volete sapere come la penso sulle due ospitate con Jasta e Billy, promuovo decisamente la prima “Poison dream” che sembra partire lenta e poi diventa un assedio totale che ti tira fuori la piùsana rabbia, mentre non ho trovato al cento per cento riuscita la collaborazione con Chuck Billy, che sembra uno scarto degli Slayer in alcuni frangenti.

Altro pezzo che viaggia a velocità pazzesche è il pezzo finale, “On the hook“, con vari cambi di tempo e con un Art Cruz sugli scudi.

Sostanzialmente, questo lavoro non aggiunge ne’ toglie qualcosa alla loro carriera. Dopo cinque anni d’attesa, la band non ha eccessivamente stravolto il suo tiro musicale e sembra quasi un lavoro pensato soprattutto per essere suonato dal vivo. Quando finalmente si potrà ancora.

 

Tracklist
1. Memento Mori
2. Checkmate
3. Gears
4. Reality Bath
5. New Colossal Hate
6. Resurrection Man
7. Poison Dream
8. Routes
9. Bloodshot Eyes
10. On the Hook

Line Up
Randy Blythe (Voce)
Mark Morton (Chitarra)
Willie Adler (Chitarra)
John Campbell (Basso)
Art Cruz (Batteria)

Musicisti Ospiti
Chuck Billy (Voce su traccia 8)
Jamey Jasta (Voce su traccia 7)

Mauro Brebbia
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