Led Zeppelin – Celebration Day

Qualche sera fa sono andato al cinema. “E chi se ne frega”, penserete voi…
Sì, ma sono andato a vedere una premiere mondiale… Posso intuire l’espressione disinteressata che sta per apparire sul vostro volto.
Sarò più chiaro; sono andato a vedere Led Zeppelin: Celebration Day, ovvero l’anteprima cinematografica del concerto che i Led Zeppelin hanno tenuto alla O2 Arena di Londra nel 2007, una sorta di presentazione di ciò che verrà pubblicato a metà novembre in formato CD, DVD, Blue Ray e chi più ne ha più ne metta…

L’ultima volta in cui sono andato al cinema per assistere ad un film concerto è stato nel 1982, “Let There Be Rock”, concerto degli AC/DC a Parigi, un tributo al singer della band Bon Scott scomparso poco dopo quel concerto nella capitale francese… ma questa è un’altra storia, altra atmosfera, altre sensazioni, altra vita.

E’ strano trovarsi al cinema per assistere ad un concerto di musica rock. L’atmosfera è irreale, ti senti spettatore di un qualcosa a cui non avuto modo di partecipare (per quel concerto ci furono 20 milioni di richieste di biglietti, per solo 18.000 posti disponibili) e pensi come sarebbe stato bello potersi trovare lì… Dicevo, l’atmosfera non è reale. Nel lungo corridoio del multisala, costellato da una serie di porte numerate come cabine di uno stabilimento balneare, vedo muoversi personaggi che solitamente non frequentano questi cinematografi moderni ‘centrocommercializzati’, non vedo le famigliole con bimbi sorridenti che lasciano scie di popcorn e patatine e con le labbra inumidite dopo aver ingurgitato sorsate di bevande gassate dolciastre e nemmeno incontro frotte di persone che ancora indossano occhiali per la visione in 3D e che li rendono tutti uguali gli uni con gli altri.

Nel corridoio, ed in attesa che le porta della sala numero cinque si apra, vedo giovani entusiasti, giovani un po’ più attempati con i capelli ingrigiti (se ancora esistenti), noto pettinature d’altri tempi e mi chiedo dove vivano di  solito questi personaggi poiché non li incontro per strada in città. Mi giro per curiosare con lo sguardo e noto magliette con l’effige dei Led Zeppelin, noto bicchieri di birra saldamente stretti in mani possenti a dimostrare a tutti, e forse a loro stessi, il senso di appartenenza alla comunità di rocker incalliti. Sono sbalordito e attratto da questa voglia di mostrare di essere parte di un qualcosa.

Led Zeppelin - Celebration Day 2
Entrato in sala vengo accolto da una bella e comoda poltrona e data l’ora spero di non addormentarmi, accolto dalla confortevole seduta e guardando l’orologio spero di non aver problemi e di riuscire a gustare un evento a cui non ho potuto prendere parte. Giù le luci e si comincia… passo falso. Trenta minuti di pubblicità e trailer di film dannatamente horror e urlati. Cavolo. Che assurdità e quale lavaggio del cervello con tutti quegli spot; cosa devo sopportare. La mia mente comincia a ribellarsi, assurdo davvero.

Finalmente i rumori infastiditi di tutto il pubblico, chiaramente non vengono ascoltati dal signor multisala,  e dopo minuti di proteste ecco scendere il silenzio, abbassare le luci… e che il concerto abbia inizio.

Già dalla prima ripresa vengono i brividi, immagino le sensazioni dei presenti di quel giorno. Si sente il boato continuo della gente alla O2 Arena di Londra, boato che aumenta quando ventono proiettate su masxischermi le immagine vintage di un concerto degli Zeppelin in un lontano passato. In vita mia non ho mai avuto la possibilità di assistere ad un concerto della band britannica e mai potrò, di questo ne sono rammaricato, quindi sono al cinema per cercare di gustarmi tutto al massimo.

Entrano i quattro Zep, i tre storici John Paul Jones, Jimmy Page, Robert Plant e l’acquisito Jason Bonham figlio di John del batterista di un tempo della band scomparso nel 1980 e si nota immediatamente che sono tutti visibilmente emozionati ed inizialmente un po’ contratti sul palco. Confessa  Robert Plant, durante il concerto, che l’emozione è tanta e che le sei settimane trascorse a provare i brani e metter su la scaletta sono state meravigliose. Sono cambiati da com’eranp trent’anni fa, ovvio. Noi fan ricordiamo i nostri beniamini sempre giovani, guardiamo le copertine dei dischi di tanti anni fa e le foto dei nostri eroi rimangono sempre le stesse e vorremmo che loro rimanessero uguali per sempre. Quindi quando aggiorniamo il catalogo delle nostre immagini rimaniamo un po’ delusi e quasi ci chiediamo come possa essere possibile diventare differenti… Che bello sentire quelle note storiche, oramai consumate sui nostri dischi consumati, suonate dai veri protagonisti di quelle note stesse.

Guardare ed ascoltare la maestria di Jimmy Page, che con la chitarra rimane sempre quel fenomenale genio unico, è un immenso piacere. I suoi capelli sono grigi, tutti grigi. E’ vestito da gran serata, giacca con tanto di panciotto. Dopo poco rimarrà sudatissimo in camicia. Sprigiona una invidiabile energia e le espressioni del suo viso sembra che vogliano prenderci in giro.. che maestro. John Paul Jones si alterna fra il basso e le tastiere, in forma splendida, asciutto in viso e lucido con gli strumenti, mi sembra il meno emozionato fra i quattro, attento alla musica e solito tappeto fondamentali di brani eccezionali come Kashmir e le note di tastiera di Stairway to Heaven che seguono ed accompagnano l’arpeggio iniziale della chitarra di Page. Robert Plant è emozionato all’inizio come dicevo in precedenza, ma poi pian piano diventa sempre più padrone del ruolo di frontman che è sempre stato solamente suo. Ma il più emozionato, inquieto, commosso e coccolato di tutti è ovviamente Jason Bonham. E’ più che lecito che la sua emozione sia resa evidente anche se ampliata dall’enorme felicità che traspare dal suo viso. I tre Zep delle origini ad ogni stacco, durante ogni finale, in ogni momento particolare sono rivolti verso di lui quasi a volerlo seguire come se fossero dei membri della famiglia pronti a proteggerlo durante ogni battuta, ed infatti Plant, Jones e Page sono parte integrante della famiglia di Jason Bonham. Alla fine del concerto si notano gli occhi rossi di Jason mentre saluta il pubblico, non so immaginare la sua sensazione, non ci riesco poiché non l’ho provata, ma credo che sia stato un momento indimenticabile della sua vita potersi esibire con dei padri della musica rock suonano i brani interpretati dal suo di padre…

Due ore di concerto cercando di racchiudere 10 album in undici anni di attività non è una facile impresa specialmente quando i brani esclusi sono comunque dei capolavori della storia della musica rock.

Un gran concerto, un gran film, un grande avvenimento… peccato averlo visto solo al cinema ma ne è valsa la pena…

La canzone è sempre la stessa… la vita…

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