Vent’anni dopo l’uscita di The Black Parade, i My Chemical Romance portano mercoledì 15 lulgio 2026 alla Visarno Arena di Firenze uno spettacolo che va oltre il semplice concerto celebrativo. La prima parte della serata è infatti dedicata all’esecuzione integrale dell’album del 2006, trasformato in una vera rappresentazione teatrale ambientata nell’universo distopico di Draag, mentre la seconda ripercorre il resto della carriera della band con una selezione di classici e brani meno frequenti dal vivo.

L’esecuzione integrale di The Black Parade resta il fulcro della serata, capace ancora oggi di coinvolgere un pubblico che, almeno per una notte, si ritrova catapultato nei primi anni Duemila senza che il tempo sembri averne intaccato il significato.

Fin dall’apertura con The End. e Dead!, il palco si trasforma in un set narrativo fatto di infermieri, pazienti, ledwall e scenografie che accompagnano ogni brano senza mai risultare fini a sé stesse. L’esecuzione di The Black Parade mantiene intatta la propria forza narrativa e trova un pubblico pronto a rivivere, almeno per un’ora, l’immaginario emo dei primi anni Duemila. Tra uniformi nere, eyeliner e cori incessanti, l’impressione è quella di una generazione tornata indietro nel tempo, affiancata però da molti spettatori più giovani che hanno scoperto la band ben oltre l’epoca di MySpace.
Il momento più partecipato arriva inevitabilmente con Welcome to the Black Parade, cantata praticamente all’unisono dall’intera arena, ma è l’intero disco a funzionare come un racconto unico. Brani come Cancer, Mama, Sleep e Famous Last Words acquistano nuova forza grazie a una regia che alterna immagini di controllo, guerra e alienazione, dando ulteriore coerenza a un’opera che continua a conservare una sorprendente attualità.
Al centro dello spettacolo c’è Gerard Way, autentico protagonista della serata. La sua interpretazione riesce a passare con naturalezza dal ruolo dell’attore a quello del frontman, sostenuta da una prova vocale convincente e da una presenza scenica che non ha perso intensità. Way evita qualsiasi eccesso di protagonismo: guida il racconto con misura, interpreta i diversi momenti del concept senza mai sacrificare la componente musicale e, quando il copione lo permette, si concede anche qualche momento più spontaneo, come gli auguri di compleanno rivolti insieme al pubblico al chitarrista Ray Toro.

Conclusa l’esecuzione di The Black Parade, il sipario si chiude simbolicamente con una reprise di The End., lasciando spazio a un lungo intermezzo strumentale che segna il passaggio dalla dimensione teatrale a quella del concerto vero e proprio. Da quel momento i My Chemical Romance abbandonano i personaggi e tornano semplicemente a essere una rock band.

La seconda parte della scaletta cambia completamente ritmo. Na Na Na (Na Na Na Na Na Na Na Na Na) e Planetary (GO!) riportano energia sotto il palco, mentre The Ghost of You, AMBULANCE e Cemetery Drive offrono momenti più riflessivi. Gli esordi più ruvidi riaffiorano con Honey, This Mirror Isn’t Big Enough for the Two of Us e Bury Me in Black, a dimostrazione di una carriera che non si è mai limitata al successo di The Black Parade.
Il finale è affidato a una sequenza di brani diventati ormai imprescindibili nel repertorio della band. Helena viene accolta ccon un boato, Party Poison riporta il concerto su ritmi serrati e I’m Not Okay (I Promise) chiude la serata con un ultimo coro generazionale, impreziosito dalla presenza sul palco di Miles Iero, figlio del chitarrista Frank Iero.
Setlist
- The End.
- Dead!
- This Is How I Disappear
- The Sharpest Lives
- Welcome to the Black Parade
- I Don’t Love You
- House of Wolves
- Cancer
- Mama
- Sleep
- Teenagers
- Disenchanted
- Famous Last Words
- The End. (2026 Reprise)
- Blood
- Metastable (Clarice Jensen)
- Na Na Na (Na Na Na Na Na Na Na Na Na)
- Bury Me in Black
- Planetary (GO!)
- The Ghost of You
- Romance (piano version)
- Honey, This Mirror Isn’t Big Enough for the Two of Us
- AMBULANCE
- Helena
- Cemetery Drive
- Party Poison
- I’m Not Okay (I Promise)

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