Un nuovo e discusso studio firmato da Live Nation, intitolato “Living for Live”, ha rilevato che 7 persone su 10 sceglierebbero di assistere a un concerto del proprio artista preferito piuttosto che avere un rapporto sessuale.
La ricerca, condotta su oltre 40.000 intervistati tra i 18 e i 54 anni in 15 Paesi, conferma che la musica dal vivo è oggi percepita come la forma di intrattenimento più significativa e appagante, superando cinema, sport e perfino la sfera intima. Il report completo è disponibile sul sito ufficiale: https://livingforlive.livenationforbrands.com.
Il dato, sorprendente e ampiamente rilanciato dai media internazionali, arriva in un momento estremamente delicato per il settore dei live.
Negli ultimi anni il prezzo dei biglietti è cresciuto in modo costante: secondo Pollstar, il costo medio per i 100 tour più importanti è salito da 96 dollari nel 2019 a 135 dollari nel 2024. Un incremento che riflette non solo l’aumento dei costi di produzione, ma anche un cambiamento di percezione: lo show non è più un semplice concerto, bensì un grande evento, spesso legato a un’immagine social da condividere e a un investimento economico significativo.

Lo studio evidenzia anche come il rapporto tra fan e musica dal vivo sia diventato quasi identitario: l’85% degli intervistati dichiara che la musica è parte fondamentale della propria vita e il 77% afferma di sentirsi “parte di qualcosa di più grande” quando assiste a un live. Un desiderio che supera barriere geografiche e demografiche, considerando che il sondaggio è stato condotto in Nord America, Europa occidentale, Giappone, Brasile, Australia e Thailandia. Allo stesso tempo, però, il crescente entusiasmo per i concerti si scontra con un fenomeno ormai evidente: vivere la musica dal vivo è sempre più difficile e costoso.
La ricerca fotografa una realtà in cui la domanda continua ad aumentare – il 35% dei fan prevede di partecipare ad almeno quattro concerti l’anno, mentre il 29% dei frequentatori di festival intende recarsi ad almeno quattro eventi – ma la disponibilità economica non cresce in modo proporzionale. L’accesso ai biglietti richiede una vera e propria strategia: code virtuali, presale, account multipli, algoritmi che favoriscono i rivenditori e un mercato secondario che spesso porta i prezzi a livelli proibitivi. È un paradosso: mai come oggi le persone desiderano vivere la musica dal vivo, e mai come oggi costi e dinamiche di acquisto rappresentano una barriera.

Il tema sollevato dallo studio, quindi, va oltre il confronto provocatorio tra concerti e sesso. La domanda cruciale è un’altra: quanto potrà reggere un sistema che alimenta costantemente la domanda ma rende sempre più selettivo l’accesso? E soprattutto, quanto questo modello rischia di allontanare il pubblico meno abbiente, alterando quella dimensione inclusiva e comunitaria che ha sempre definito la musica dal vivo?
Per Live Nation, la conclusione è ottimista: la musica continua a dominare la cultura globale e a generare connessione, passione e identità. Ma la riflessione più urgente riguarda la sostenibilità del sistema. Se davvero la maggior parte delle persone preferisce un concerto a qualsiasi altra forma di intrattenimento, non è forse il momento di interrogarsi su come restituire ai live una dimensione più accessibile, più equa e, soprattutto, davvero condivisa?

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