Domenica 26 Aprile sono stata presente al live dei Lord of The Lost che si è tenuto all’Alcatraz di Milano.

I primi a salire sul palco sono stati i League of Distortion, per la prima volta presenti su un palco della città meneghina. A condurre il gioco la loro cantante Anna BrunnerAce —, che ha guidato la band con una sicurezza che non ha lasciato spazio a esitazioni: voce potente, presenza scenica magnetica, un modo di stare sul palco che conquista senza chiedere permesso. Il pubblico dell’Alcatraz si è lasciato quindi convincere e ha risposto con entusiasmo crescente, lasciandosi sorprendere da una band che, pur essendo nuova per molti, ha saputo imporsi con naturalezza. Anche i League of Distortion al termine del set mi sono parsi soddisfatti, quindi la speranza è quella di rivederli molto presto.

 

League of Distortion – Press , PH Timo Ehlert

 

E’ arrivato poi il momento delle Dogma. Era la mia prima volta sotto il loro palco, e non posso negarlo: ci sono arrivata con un bagaglio di preconcetti non miei, alimentati da commenti e critiche lette in giro, che la band si trascina dietro come uno stigma. “Sono donne, sono svestite, non sono serie, non sanno suonare.” Queste frasi mi ronzavano in testa, unite allo scandalo più recente portato avanti da ex membri della band, che hanno accusato il management di aver preso in mano il progetto svuotandolo del suo senso iniziale. Ho scelto però di lasciare in un angolo ogni rumors, senza permettere che mi influenzassero.

E infatti, ciò che ho visto è stato tutt’altro: un gruppo di musiciste appassionate, solide, divertite del proprio percorso. Nessuna sbavatura evidente, nessuna superficialità che potesse giustificare una stroncatura definitiva. Solo un’estetica precisa, coerente con il loro immaginario: provocazione, peccato, atmosfere cupe. I costumi da “suore sexy”? Presenti, certo. Ma ridurle a quello è miope, nonché a mio avviso eccessivo (tutto questo astio per degli spacchi alti e 2 giarrettiere? ). Il palco è sempre stato un luogo di narrazione, e loro hanno scelto la loro. Potevano salire in jeans e maglietta? Sì. Ma hanno preferito costruire uno show completo, e questo merita rispetto, non critiche sterili.

Il pubblico poi mi è parso abbia capito perfettamente il contesto e lo ha dimostrato con partecipazione alta, entusiasmo palpabile, e un’esplosione collettiva quando è partita l’intro di Like a Prayer.  In conclusione “Haters gonna hate” e penso che l’unico pensiero costruttivo sia quello di augurare a queste ragazze di trovare sempre la loro dimensione all’interno del mercato musicale e di poter salire su quel palco ogni volta serene, divertite e realizzate.

 

DOGMA live @ Milano, 2024 PH – Monica Ferrari

 

Quando i Lord of the Lost sono saliti sul palco, l’Alcatraz è esploso. La band ci ha regalato un set densissimo: 22 brani che hanno attraversato la loro carriera tra brani più datati e uscite recenti. Kill the Lights, Drag Me to Hell, Loreley, Blood & Glitter… Passando poi per brani che hanno visto I Lord of The Lost collaborare con altri artisti: I Hate People scritta insieme a Wednesday 13, Light Can Only Shine in the Darkness coi Within Temptation, fino a Please Break The Silence eseguita Domenica in duetto, vista la presenza fortunata di Anna Brunner dei League of Distortion.

Chris Harms ha confermato ancora una volta perché è uno dei frontman più amati della scena: dialoga, accoglie chi è presente a un loro show per la prima volta, ringrazia e saluta come vecchi amici chi è tornato, costruisce un rapporto reale con chi ha davanti. E lo fa con un calore che non sembra mai di circostanza. È questo, forse, il segreto dei Lord of the Lost: farti sentire parte di qualcosa, non solo spettatore.

Dal punto di vista musicale la preparazione di Chris e compagni è ben nota. Il live è stato perfetto dall’inizio alla fine, non un’imprecisione, non un momento di cedimento. Ho visto un gruppo di musicisti concentrati su quel palco.  Mi sento altresì in dovere di concedere una nota di merito alla band di Harms: scegliere come cover un brano recente come Cha Cha Cha di Käärijä mi è sembrato un gesto che denota cameratismo tra artisti e fiducia nella nuova musica, che nel mondo contemporaneo rischia di perire sotto il peso della velocità e del “Tutto, troppo e subito”.

L’unico dispiacere della serata è stato scoprire che nessuna delle band ha potuto esporre il proprio merch a causa dei costi eccesivi richiesti. Sicuramente anche l’organizzazione avrà le proprie ragioni, ma in un’epoca in cui la musica scorre veloce, liquida, quasi impalpabile, il merch è uno dei pochi modi rimasti per sostenere davvero un artista rendendolo una presenza fisica e certa nel quotidiano di un fan. Se possibile sarebbe forse il caso di rivedere certe politiche, per permettere alla musica di continuare a esistere e magari tornare a essere presenza viva e grande.

 

Lord of The Lost live @ Milano, 2024 – PH Monica Ferrari

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