Una terza e ultima serata all’insegna del punk e dell’hardcore, quella del 22 giugno al LOW-L Fest: un weekend completamente DIY allo Spazio 4.0 di Piacenza, posto immerso nel verde dove a farla da padrona non è stata solo la musica: vicino ai due palchi diverse esposizioni artistiche di tattoo studios della zona, illustratori e merch vario.

La lineup è composta da numerose band della scena italiana e non: Foolish but not alone, LEM, Lillians, Terminal Sleep dall’Australia, Rescue Cat, Aurevoir Sòfia e gli headliner della serata gli americani House Of Protection e gli australiani Trophy Eyes.

Foolish but not alone – band pop punk e LEM – band punk rock, danno il via all’evento coi loro singoli, rispettivamente Getting Sick / Delulu e You won’t hear these songs on the radio / For all, take care. Tra una cover di One More Time dei blink182 e l’altra ecco i Lillians, trio punk rock di Cesena. Propongono brani come So, So Long, Anxiety e Another Lie dal loro primo disco I Wish I Lived This Life, uscito a maggio 2024.

Il sole inizia a tramontare: gli australiani Terminal Sleep salgono sul palco. Piuttosto attesi dal pubblico che diventa man mano sempre più numeroso, il punk rock del pomeriggio lascia spazio all’hardcore protagonista della serata. Una setlist sempre piuttosto corta ma giusta quanto basta a scaldare gli animi e mantenere alto il coinvolgimento dei presenti: i Terminal Sleep suonano brani come Tried and True, Spineless, They Circle Below, Life Guilt e Death Therapy. La cantante Bec Thorwesten e il suo cantato in scream riempiono il palco, lasciando soddisfatti anche quelli pronti per dei suoni finalmente un po’ più tosti.

Il secondo palco ora è pronto per i Rescue Cat, usciti a febbraio col primo disco Flesh & Weapon: pezzi come Enter the sewer trap, Who’s the killer?, End me, coward e My own demise riempiono tutto lo Spazio 4.0 di Piacenza che, nel mentre, si prepara pian piano ad accogliere i primi headliner della serata, gli americani House Of Protection.

Nati dalle ceneri dei Fever333, Aric Improta – già batterista dei Night Verses, e Stephen Harrison sono un duo perfetto su cui nessuno avrebbe avuto dubbi: il loro talento è innegabile e la loro musica, sia sopra che sotto il palco, funziona anche senza Jason Aalon, nonostante il potenziale dei Fever333 che li rendeva un vero e proprio trio perfetto, figli di quel rap metal à la Rage Against The Machine che passa di generazione in generazione rimanendo sempre molto attivo.

I due si alternano al microfono, pur rimanendo principalmente ognuno sul proprio strumento, chitarra e batteria. “Siamo gli House Of Protection: questo palco è una casa in cui ci proteggiamo a vicenda: divertiti e porta la tua energia”, recita la voce registrata che dà il via allo show. Il duo esegue Pulling Teeth, per poi spostarsi in mezzo al circle pit creato dal pubblico per Learn To Forget. Dopo Afterlife è il momento di Being One. Proprio come nei live dei Fever333, i musicisti coinvolti si arrampicano, arrivano sulla cima del palco, lasciano tutti a bocca aperta: dopo Fuse e Godspeed, chiudono con It’s Supposed To Hurt, suonando praticamente quasi tutto il primo disco Outrun You All, uscito a maggio.

Il pubblico non ha tempo di riprendersi: sul secondo palco arrivano da Cinisello Balsamo gli Aurevoir Sofia, con la loro dose di punk. Rigorosamente in italiano, continuano a mantenere attivo il pubblico coi loro pezzi hoscrittounalettera, copiedicopie, Comunque lo stesso, creando ancora una volta il senso di comunità tipico di questa scena musicale che, seppur piccola, è più viva che mai.

Ora però è tempo degli ultimi headliner: da Newcastle, Australia, i Trophy Eyes sono pronti a riempire il palco principale e far scatenare ancora una volta il pubblico. Il loro punk rock irrompe dalle casse con pezzi come Bandaid, People Like You, What Hurts The Most e Home Is, assieme a una strumentale Burden. Poche parole, molti momenti di condivisione nel pubblico: i ragazzi si abbracciano, cantano assieme, alzano le mani al cielo vivendo appieno ogni canzone. Dopo Kill e Breath You In è il momento di Life in Slow Motion, mentre il finale è affidato a Chlorine e You Can Count On Me.

Si conclude così l’edizione 2025 del LOW-L Fest: ad oggi, tra le realtà DIY più interessanti in Italia, con un potenziale che cresce sempre più a vista d’occhio.

Gallery a cura di Massimo Plessi

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