Century Media – Ottobre 2021

Lucifer è la band che da tempo sta accompagnando il mio viaggio senza tempo e senza cielo. E’ il timbro oscuro che avvolge giornate che si ripetono e si ripetono, e, nonostante il loro rinnovarsi, sprofondano in oceani cupi senza vento.

Quali le qualità di questo gruppo che non vuole essere inserito nel panorama heavy ma che piuttosto preferisce immergersi nell’abisso sonoro del rock più duro avvolto da cupe nubi purpuree cariche di lacrime infuocate. La potenza creativa e la malinconia malefica sono i pilastri che si ergono dal profondo e che sorreggono l’angosciante terrore evocativo sprigionato da note intrise di oscura sofferenza.

Il quarto capitolo di questa band, dai freddi paesaggi nordici, dimostra come il percorso orrendo e sulfureo non abbia ancora avuto fine e la manifestazione ribelle sia ancora nel massimo del suo splendore.

L’angelo ribelle non è ancora domo. L’ingresso nel luogo del dolore avviene grazie all’arcangelo della morte che spalanca la porta del dolore e conduce verso i meandri più nascosti della nostra mente e del nostro cuore, se ancora è lì a regalare sangue al corpo assopito… 

La discesa infinita è affidata a ‘Wild Hearses’ che ha nel suo incedere la lenta maestosità di un fluire di note fra tombe e chiese, un paesaggio onirico che riporta a momenti di elegie notturne di connotazione romantica, di senso letterario, che lasciano libera la follia di poter vivere per conto suo senza viver in costrizioni disumane. 

Colori e suoni riavvolgono il tempo in un passato dal sapore profano e la continua tenebrosa danza oscura che avvicina il pensiero verso il baratro è condotta dall’ingannevole voce Johanna Platow Sadonis Andersson, una omerica sirena che richiama con il suo canto melodico verso spiagge ricoperte da scogli allo scopo di condurre verso il naufragio del pensiero. E lei crocifissa e resa splendida dal colore del sangue e sopraffatta dal calore del fuoco eterno si erge con il suo sguardo malvagio pronto ad ipnotizzare lasciando ardere l’anima dannata.

L’espressione potente di questo lavoro di sapore antico e corposo è davvero impressionante sia dal punto di vista qualitativo che emotivo. L’impatto sonoro suscita emozioni continue in vortici di sensazioni uniche e stupende e non importa quale sia il prezzo per avere la sua testa…

Lucifer è una malefica realtà musicale degna di poter ottenere il posto che merita nell’inferno della musica, la stella del mattino che per prima porta luce distruttiva e purificatrice, la sensazione ribelle e matura che stravolge il pensiero rendendolo puro.

Lasciandomi trafiggere da ‘Mausoleum’ mi rendo conto di essere stato ipnotizzato dal vortice di vuoto della strumentale, chitarra e violino, ‘The Funerl Pyre’ su cui giacciono i resti mortali della creatura umana che, trasformata in essere trascendentale, può finalmente non appartenere ad un mondo terreno. Trovo tutto Lucifer IV di una mortale malinconia che fra riff corposi lenti, tetri, assoli che contengono pathos infuocato, suoni volutamente retrò  e le linee melodiche della voce riesce ad esercitare una capacità attrattiva nei confronti della mia anima. La mia mente cerca di resistere alla malsana vena evocativa ma poco può, vani sono gli sforzi per riuscire a contrastare qualcosa che non può essere contrastato. ‘Cold as a Tombstone’ e ‘Lousie’ sono due canti magici che, seppur diversi nello sviluppo, hanno un’essenza maligna di stessa distruttiva, perfida forza.

Il mio cuore smette del tutto di battere poichè la combinazione armonica che l’incubo è capace di creare, per poi sfociare in una suggestiva ‘Orion’, è di una suggestione tale che le stelle che continuano a girare al contrario nell’universo espandendosi ed esplodendo in un momento di intimo e profondo di assoluto valore.

Lucifer è una realtà la cui potenza malefica si contorce, si insinua nella mente, nella psiche con una innaturale forza ipnotica e scava a fondo nell’anima che inerme è ormai avvolta da forze macabre. Potenza creativa, potenza realizzativa, potenza sonora, potenza evocativa. Un unico insieme al servizio di ciò che è, e di ciò che sempre sarà…

Tracklist:
1. Archangel Of Death
2. Wild Hearses
3. Crucifix (I Burn For You)
4. Bring Me His Head
5. Mausoleum
6. The Funeral Pyre
7. Cold As A Tombstone
8. Louise
9. Nightmare
10.Orion
11.Phobos

Band:
Johanna Platow Andersson – vocals
Nicke Andersson Platow – drums
Linus Björklund – guitar
Martin Nordin – guitar
Harald Göthblad – bass

foto by Ester Segarra
Author

Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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