Machine Head – Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi) – 2 Ottobre 2015

 

 

Di ritorno in Italia dopo il tour di supporto al nuovo album Bloodstone and Diamonds, ecco nuovamente i Machine Head a mettere a ferro e fuoco il palco del Live di Trezzo sull’Adda, questa volta per un appuntamento speciale, “A night with Machine Head”, un evento senza band di supporto con il quartetto americano unico protagonista dello show, ed una setlist lunga ed ambiziosa, due ore e mezza di live, per festeggiare con i fans il ventunesimo anno di attività! Nonostante li abbiamo visti di recente, le quattro date programmate in Italia per questo evento, e non ci siano nuove uscite da supportare con un tour, il locale risulta piuttosto affollato, anche se non c’è stato un vero e proprio sold-out. D’altronde un concerto così esteso è un’occasione molto ghiotta per gli affezionati della band, incluso il sottoscritto, chi tra noi non ha mai pensato “ancora ancora!” sulle ultime note dei concerti delle proprie band preferite?

Sulle note di Diary of a Madman di Ozzy Osbourne, si spengono le luci ed arriva il primo boato della folla, impaziente di godersi lo spettacolo. L’intro di “Imperium” esalta tutti i presenti, ed ecco Robb Flynn e compari salire sul palco, una rapida incitazione al pubblico e via, un fuoco di fila di grandi successi, cantati a gran voce dall’uditorio: dopo la citata Imperium si prosegue con Beautiful Morning, la recente Now We Die e Bite the Bullet, a chidere l’apertura, brasni suonati senza tregua, per il primo assaggio di quello che si preannuncia un grande show. I quattro sembrano in gran forma, ed il pubblico gradisce, mostrando il suo entusiasmo con grandi pogate e circle pit a ripetizione.

Le prime canzoni già indicano che in questa serata verrà ripercorsa tutta la carriera del gruppo, dagli esordi di Burn My Eyes, fino all’ultimo lavoro, passando anche per il controverso The Burning Red. Dopo qualche secondo per riprendere fiato ecco l’intro di batteria che annuncia Locust, brano su cui, se mai ce ne fosse bisogno, Robb Flynn incita i presenti con un sonoro “headbang motherfuckers!”. Subito a seguire From this Day, brano tratto da the burning red, che fa saltare tutti gli astanti. A seguire il grande classico Ten Ton Hammer e subito dopo uno scherzoso Robb Flynn chiede al pubblico se vuole ascoltare qualcosa di veloce, subito prima di iniziare This is the End, brano effettivamente molto veloce, su cui nuovamente si scatenano pogo e circle pit.

A metà concerto circa i Machine Head celebrano uno dei gruppi che si può dire abbiano influenzato maggiormente la scena musicale metal negli scorsi 30 anni: gli Iron Maiden. Il tributo in questione è pagato eseguendo la loro personale versione di Hallowed be Thy Name, cantata si può dire anche dai muri! Dopo questa parentesi, molto gradita, si riprende a ripercorrere la carriera dei Machine Head, con The Blood the Sweat the Tears, dall’album The Burning Red, Crashing Around You, tratta da Supercharger, e Darkenss Within, tratta da Unto the Locust. A seguire ancora un brano da Supercharger, la mastodontica Bulldozer, con tanto di intro, la recente Killers and Kings, e poi di nuovo grandi classici: l’immortale Davidian, che scatena un vero delirio sotto al palco, Descend the Shades of Night, Now I Lay Thee Down, Aesthetics of Hate, a rappresentare gli album The Blackening e Through the Ashes of Empires. Il trittico finale parte dalla storia recente con Game Over, per tornare alle origini con Old, che non ha bisogno di presentazioni, e concludere con Halo, stupendo pezzo tratto da The Blackening, a cui spetta il posto di gran finale di questo magnifico spettacolo, cantato a gran voce da tutto il pubblico presente.

Insomma, i Machine Head non deludono mai, si confermano una band con spiccatissima attitudine live, con Robb Flynn autentico trascinatore delle folle, senza peli sulla lingua (le sue incitazioni sono sempre molto colorite, e ci piace anche per questo!) ed affezionato al nostro paese, come lui stesso ricorda, dal momento che la vittoria del primo premio di vendite del capolavoro The Blackening avvenne mentre erano in tour in Italia. Due ore e mezza memorabili, con la band in gran forma, il pubblico partecipe ed entusiasta, insomma una grande festa Metal come sempre si spera che accada. Non ci sarebbe stato modo migliore per celebrare il ventunesimo compleanno dei Machine Fuckin’ Head!

Setlist:
1. Diary of a Madman (Ozzy Osbourne) – intro
2. Imperium
3. Beautiful Morning
4. Now we die
5. Bite the bullet
6. Locust
7. From this day
8. Ten ton Hammer
9. This is the end
10. Hallowed be thy Name (Iron Maiden Cover)
11. The blood the sweat the tears
12. Crashing around you
13. Darkness within
14. Declaration
15. Bulldozer
16. Killers & Kings
17. Davidian
18. Descend the shades of night
19. Now I lay thee down
20. Aesthetics of Hate
21. Game over
22. Old
23. Halo

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