Ci sono concerti importanti e poi ci sono gli eventi destinati a entrare nella memoria collettiva di un’intera generazione di appassionati. Quello andato in scena mercoledì 3 giugno 2026 allo Stadio Dall’Ara di Bologna è senza dubbio uno di questi. I Metallica tornano finalmente in Italia dopo l’ultima apparizione del 2024 all’Ippodromo Snai La Maura di Milano e lo fanno portando per la prima volta nel nostro Paese la spettacolare configurazione completa del palco circolare dell’M72 World Tour.

La scelta della storica cornice bolognese si rivela vincente sotto ogni punto di vista. Il Dall’Ara offre il contesto ideale per valorizzare il celebre palco “in-the-round” introdotto dalla band all’inizio del tour mondiale. Una soluzione scenica che permette alla formazione di San Francisco di abbattere ogni barriera con il pubblico, garantendo una visuale privilegiata praticamente da ogni settore dello stadio.

L’attesa per l’evento era palpabile già dalle prime ore del pomeriggio. Le strade del centro di Bologna si sono progressivamente riempite di magliette nere, giacche di jeans decorate da patch storiche e gruppi di fan provenienti da ogni angolo d’Italia e non solo. Tra una birra e l’altra, migliaia di metallari hanno trasformato la città emiliana in una sorta di enorme villaggio dedicato alla celebrazione della musica pesante, creando quell’atmosfera unica che soltanto i grandi eventi sanno generare. I numeri parlano da soli. Lo Stadio Dall’Ara si presenta praticamente sold out con circa 47.000 spettatori. Gli spalti sono completamente gremiti, così come l’ambitissimo Snake Pit posizionato al centro della struttura scenica. Soltanto alcune aree del parterre risultano ancora disponibili, dettaglio che non intacca minimamente la sensazione di trovarsi davanti a uno degli appuntamenti rock più importanti dell’anno.

A contribuire all’atmosfera della giornata anche il pop-up store ufficiale allestito dai Metallica per l’occasione. Un vero e proprio punto di pellegrinaggio per i fan, preso d’assalto fin dalle prime ore, con una quantità impressionante di merchandising esclusivo dedicato alla tappa bolognese. Magliette commemorative, poster, accessori e oggetti da collezione hanno permesso ai presenti di portarsi a casa un frammento tangibile di una serata destinata a rimanere nella storia.

Ad accompagnare i Four Horsemen troviamo inoltre una line-up di assoluto prestigio. Ad aprire le danze sono i Knocked Loose, direttamente dal Kentucky, seguiti dai Gojira, ormai consacrati tra le realtà più importanti e influenti del metal contemporaneo.

Ad aprire la lunga giornata sono quindi i Knocked Loose, formazione che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio sempre più importante all’interno della scena hardcore punk e metalcore contemporanea. Il loro compito non è dei più semplici: inaugurare una serata di queste dimensioni significa confrontarsi con uno stadio ancora lontano dal suo momento di massima partecipazione emotiva, illuminato dalla luce del giorno e inevitabilmente dispersivo per una proposta musicale che solitamente trova la propria dimensione ideale in contesti più raccolti. Il gigantesco palco dell’M72 Tour non aiuta particolarmente una band che fa dell’impatto diretto e della tensione costante alcuni dei propri punti di forza. Eppure, nonostante queste difficoltà, i Knocked Loose dimostrano carattere e professionalità.

Il loro set si sviluppa con intensità e coerenza, alternando breakdown devastanti, ritmiche serrate e una violenza sonora perfettamente in linea con le tendenze più moderne del metal estremo. Particolarmente apprezzabile è l’atteggiamento mostrato sul palco. Il frontman Bryan Garris non nasconde l’emozione e la gratitudine per l’opportunità ricevuta, ricordando come la possibilità di aprire per i Metallica davanti a decine di migliaia di persone rappresenti la realizzazione di un sogno.

Dal punto di vista strettamente performativo il gruppo offre una prova solida e professionale. Se da un lato il cantante appare ancora leggermente acerbo sotto il profilo del carisma necessario per dominare uno stadio di queste dimensioni, dall’altro la qualità dell’esecuzione non lascia spazio a particolari critiche.

Una prestazione convincente, capace di scaldare adeguatamente il pubblico e preparare il terreno per il prosieguo di una serata destinata a entrare nella storia del metal dal vivo.

Setlist

  1. Blinding Faith
  2. Don’t Reach for Me
  3. Mistakes Like Fractures
  4. Piece by Piece
  5. Moss Covers All
  6. Take Me Home
  7. Hive Mind
  8. Suffocate
  9. Counting Worms
  10. Deep in the Willow
  11. Everything Is Quiet Now

 

Gojira

Dopo l’impatto brutale dei Knocked Loose è il momento dei Gojira. E bastano pochi minuti per capire che il livello della serata compie immediatamente un deciso salto di qualità.

L’impressione è quella di trovarsi davanti a una band che ha ormai raggiunto una maturità artistica e scenica assoluta. I Gojira non sono più soltanto uno dei nomi più rispettati del metal moderno: sono diventati un punto di riferimento per un’intera generazione di musicisti e appassionati. Gran parte del merito va inevitabilmente a Mario Duplantier. Vederlo all’opera dal vivo significa assistere a una vera e propria lezione di batteria. Potenza, precisione, creatività e controllo si fondono in una prestazione che conferma ancora una volta perché venga considerato tra i migliori batteristi metal al mondo.

L’apertura con “Born for One Thing” scatena immediatamente l’entusiasmo del pubblico. Poco dopo arriva “Stranded”, accolta come un autentico classico moderno grazie al suo riff devastante e all’interpretazione impeccabile di Joe Duplantier. Anche dal punto di vista sonoro emerge una differenza evidente rispetto all’esibizione precedente. Il mix acquista profondità, definizione e impatto. Ogni strumento trova il proprio spazio e la resa complessiva guadagna ulteriormente in efficacia.

Uno dei momenti più emozionanti dell’intera esibizione arriva con “Mea Culpa (Ah! Ça Ira!)”, il brano che aveva attirato l’attenzione mondiale durante la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Parigi 2024. Per l’occasione i Gojira possono anche contare sulla presenza speciale di Marina Viotti. La partecipazione della celebre soprano trasforma la performance in qualcosa di straordinario. L’incontro tra la furia controllata dei Gojira e la raffinatezza della voce lirica di Marina Viotti genera un contrasto affascinante e potentissimo dal punto di vista emotivo. La collaborazione prosegue anche durante “The Chant”, mentre per il gran finale la scelta ricade su “Amazonia”, chiudendo il set con una scarica di energia devastante.

Setlist

  1. Born for One Thing
  2. Backbone
  3. Stranded
  4. The Cell
  5. Flying Whales
  6. Love
  7. Mea Culpa (Ah! Ça Ira!)
  8. Silvera
  9. Grind
  10. The Chant
  11. Amazonia
Metallica

Quando i francesi lasciano il palco, il Dall’Ara è ormai completamente acceso e pronto ad accogliere l’evento principale della serata.

Dopo le eccellenti prestazioni dei Knocked Loose e dei Gojira, tutta l’attenzione dello Stadio Dall’Ara è ormai concentrata sui Metallica. L’attesa diventa quasi insostenibile.

Come da tradizione, dagli impianti risuonano le note di “It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll)” degli AC/DC. Pochi istanti dopo arriva il momento che ogni fan dei Metallica conosce perfettamente: “The Ecstasy of Gold” di Ennio Morricone. E, ancora prima che le ultime note di Morricone si spengano completamente, sul palco compaiono James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett e Robert Trujillo. L’esplosione di entusiasmo che accoglie i quattro musicisti è impressionante.

La scelta per l’apertura è “Creeping Death”. Il celebre riff travolge immediatamente lo stadio e trasforma l’attesa accumulata durante tutta la giornata in una scarica collettiva di energia. Non c’è neppure il tempo di riprendere fiato che arrivano le campane di “For Whom the Bell Tolls”, accolte da un coro impressionante. L’intero stadio canta all’unisono ogni parola del brano. L’impressione, già dopo i primi due pezzi, è quella di trovarsi davanti a una band in stato di grazia. I Metallica appaiono energici, motivati e sinceramente felici di essere tornati in Italia.

Dopo una partenza travolgente, i Metallica sorprendono il pubblico con “Cyanide”, estratta da Death Magnetic. Un brano che raramente viene inserito tra i capolavori assoluti della band ma che, nella dimensione live, riesce a esprimere un potenziale straordinario. Le imponenti torri LED che caratterizzano il palco circolare diventano protagoniste di una scenografia particolarmente evocativa. Le immagini proiettate richiamano ambientazioni cupe e claustrofobiche, amplificando le sensazioni trasmesse dalla musica. È proprio in momenti come questo che emerge il valore della produzione scenica ideata per il tour. Lontano dall’essere un semplice supporto visivo, il sistema di torri e schermi diventa parte integrante dello spettacolo.

Se c’è un elemento che continua a distinguere i Metallica dalla maggior parte delle grandi band da stadio, è la capacità di mantenere un rapporto autentico con il proprio pubblico. Tra un brano e l’altro, James Hetfield si rivolge più volte ai presenti, accogliendo lo Stadio Dall’Ara con il suo ormai celebre “Welcome to the Metallica Family”. Un concetto che rappresenta perfettamente il legame costruito dalla band con i propri fan nel corso di oltre quarant’anni di carriera. Particolarmente significativo è uno dei momenti in cui Hetfield dichiara di avere “il lavoro più bello del mondo”. Una frase semplice, ma che trasmette tutta la gratitudine di un musicista che, nonostante abbia raggiunto qualsiasi traguardo immaginabile, continua a vivere ogni concerto con entusiasmo sincero.

Sul piano musicale la scaletta continua a mantenere un equilibrio perfetto tra classici immortali e materiale più recente. “King Nothing”, “The Unforgiven” e “72 Seasons” dimostrano come la band sia ancora perfettamente in grado di alternare passato e presente senza perdere efficacia. Proprio “The Unforgiven” rappresenta uno dei momenti più intensi dell’intera serata. Le sue atmosfere malinconiche trasformano lo stadio in un gigantesco coro collettivo e ricordano a tutti come i Metallica abbiano sempre saputo eccellere tanto nelle composizioni più aggressive quanto in quelle più emotive.

 

 
 
 
 
 
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L’arrivo di “Fuel” riaccende immediatamente l’adrenalina. Il celebre ritornello viene urlato da decine di migliaia di persone mentre imponenti lingue di fuoco e fuochi d’artificio si innalzano lungo il palco accompagnando vari passaggi del brano.

Dopo “Fuel” arriva uno degli appuntamenti più attesi dell’intero M72 World Tour. Come ormai da tradizione, Kirk Hammett e Robert Trujillo si ritagliano uno spazio tutto loro per rendere omaggio alla cultura musicale del Paese ospitante. Per la tappa di Bologna la scelta ricade sulla storica sigla di Ken il Guerriero, autentico simbolo della cultura pop degli anni Ottanta e Novanta. La reazione del pubblico è immediata. Prima lo stupore, poi le risate e infine un’ondata di entusiasmo che coinvolge gran parte dello stadio. Per molti presenti si tratta di un vero e proprio tuffo nell’infanzia. Una parentesi simpatica e genuina che conferma ancora una volta l’attenzione che i Metallica dedicano a ogni singola tappa del tour.

 

 
 
 
 
 
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Con il passare dei minuti, ciò che inizialmente era soltanto un grande concerto si trasforma progressivamente in qualcosa di più. In una celebrazione della storia del metal. James Hetfield appare in stato di grazia per tutta la serata. La sua voce conserva una potenza e una personalità impressionanti. Al suo fianco, Kirk Hammett continua a dispensare assoli e melodie senza sbavature, Lars Ulrich mantiene saldamente le redini dello spettacolo e Robert Trujillo si conferma una presenza scenica straordinaria.

È impossibile non pensare a tutte le critiche che negli anni hanno accompagnato la band, soprattutto in relazione agli album più recenti. Eppure, osservando una performance di questo livello, molte di quelle polemiche sembrano perdere qualsiasi rilevanza.

La parte finale del concerto dimostra ancora una volta la straordinaria versatilità del quartetto. Brani come “Nothing Else Matters”, “The Day That Never Comes” e “Wherever I May Roam” rallentano temporaneamente i ritmi senza mai diminuire l’intensità emotiva dello spettacolo. Ma è nel finale che la serata assume definitivamente i contorni dell’evento memorabile.

“Do you like it heavy? Metallica gives you heavy, baby!”

Pochi secondi dopo il riff monolitico di “Sad But True” travolge il Dall’Ara come un terremoto. Da quel momento in poi è una successione di classici destinata a lasciare senza fiato. “One” regala ancora una volta una delle produzioni sceniche più impressionanti mai viste in un concerto metal. Esplosioni, lampi, fiamme e detonazioni simulano il caos di un campo di battaglia mentre il brano cresce fino alla sua devastante accelerazione finale.

Non manca nemmeno uno dei rituali più amati dai fan. Hetfield chiede quanti tra i presenti possiedano tutti gli album della band e quanti ricordino il loro esordio discografico. La risposta dello stadio è immediata e assordante: “Kill ‘Em All!”. È il segnale che introduce “Seek & Destroy”, accolta da un boato gigantesco. Come da tradizione, enormi palloni gonfiabili vengono lanciati tra il pubblico trasformando lo stadio in una gigantesca festa collettiva.

A chiudere la serata arrivano poi due autentici monumenti della storia del metal: “Master of Puppets” e “Enter Sandman”. Due canzoni che da sole basterebbero a garantire l’immortalità artistica di qualsiasi band. Le luci, le torri LED, le fiamme, i fuochi d’artificio e la spettacolare configurazione circolare del palco raggiungono qui il loro massimo splendore. I quattro musicisti percorrono continuamente ogni settore della struttura, riuscendo a stabilire un contatto diretto con ogni angolo dello stadio.

Quando le ultime note si spengono e le luci dello Stadio Dall’Ara si riaccendono, resta la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di speciale.

Quarantasettemila persone hanno cantato all’unisono, trasformando Bologna nella capitale mondiale del metal per una notte. Fan arrivati da tutta Italia e da numerosi altri Paesi hanno condiviso la stessa passione, lo stesso entusiasmo e la stessa emozione.

I Metallica non solo hanno rispettato le aspettative: le hanno superate.

Per chi scrive, arrivato alla decima esperienza dal vivo con la band, quella di Bologna rappresenta senza alcun dubbio una delle migliori mai vissute.

Una dimostrazione definitiva che i Four Horsemen sono ancora qui. Più vivi che mai. Ancora capaci di emozionare, sorprendere e dominare i palchi più grandi del mondo.

Grazie, Metallica, per tutto ciò che avete dato alla musica. Grazie per continuare a farlo ancora oggi.

E soprattutto, arrivederci alla prossima volta. Perché una cosa è certa: non vediamo già l’ora di tornare a cantare e fare headbanging insieme a voi sotto un palco italiano.

Setlist

  1. Creeping Death
  2. For Whom the Bell Tolls
  3. Cyanide
  4. King Nothing
  5. 72 Seasons
  6. The Unforgiven
  7. Fuel
  8. Kirk and Rob Doodle (Ken il Guerriero)
  9. The Day That Never Comes
  10. Wherever I May Roam
  11. Nothing Else Matters
  12. Sad But True
  13. One
  14. Seek & Destroy
  15. Master of Puppets
  16. Enter Sandman

 

Gallery completa qui

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