Le diverse sfumature del rock tornano a far discutere, riaprendo un dibattito antico quanto la musica stessa: un artista sul palco deve limitarsi a intrattenere o ha il dovere di utilizzare la propria notorietà per fare attivismo? A riaccendere i riflettori sulla questione è stato Mick Jagger, lo storico frontman dei Rolling Stones, esprimendo una visione dell’intrattenimento radicalmente opposta rispetto a quella del rock militante.

Intervistato da David Marchese per il podcast del New York Times il 13 luglio 2026, il cantante britannico ha spiegato chiaramente quale sia, a suo avviso, il compito principale di chi sale su un palco. Chi acquista il biglietto per un concerto non cerca una lezione di politica, ma un momento di evasione.

Il mio lavoro è far divertire le persone il più possibile. Per un paio d’ore devono dimenticare i problemi, il mutuo e tutto il resto. Non vorrai certo fargli la predica.

Le parole di Mick Jagger sono apparse a molti come una chiara, seppur garbata, presa di distanza dalla linea intrapresa da Bruce Springsteen. Il Boss, infatti, ha ripetutamente sfruttato la visibilità dei propri show live per esprimere dure critiche di natura politica. Secondo il leader dei Rolling Stones, invece, l’obiettivo primario deve rimanere il benessere dello spettatore, indipendentemente da come quest’ultimo manifesti il proprio entusiasmo in platea.

Questa visione non è isolata e trova sponde anche nel panorama musicale italiano ed internazionale. Recentemente, il 26 maggio 2026, durante la presentazione del docufilm Nevergreen al Teatro Out Off di Milano, anche il cantautore Francesco De Gregori si era espresso in modo analogo proprio parlando della militanza del Boss, sottolineando la preferenza nel lanciare messaggi esclusivamente attraverso le sue opere:

Sensibilizzo attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico.

All’estero, figure storiche come Alice Cooper hanno persino definito un “abuso di potere” l’abitudine di alcuni musicisti di dire espressamente ai fan per chi votare, sfruttando un’autorevolezza costruita in campo musicale per influenzare il pubblico su temi complessi come la politica o l’economia.

Dall’altra parte della barricata, la storia del rock è intrinsecamente legata alle rivendicazioni sociali: dai movimenti del sessantotto che videro protagonisti Jimi Hendrix e Janis Joplin, fino al punk impegnato dei Clash o al crossover militante dei Rage Against the Machine, la musica è stata spesso un’arma di denuncia.

L’intervento di Mick Jagger rimarca semplicemente come il rock possa legittimamente mantenere due anime distinte: una nata per intervenire attivamente sul reale e una, altrettanto nobile e necessaria, capace di offrire una splendida oasi di evasione dalle fatiche del quotidiano.

Mauro Brebbia
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