Immaginate la scena: Morgan, icona del rock italiano, si trova in un bar qualsiasi in Italia e, con l’espressione di chi ha appena scoperto l’ultima frontiera dell’indignazione, chiede un succo di frutta. Gli viene offerto pesca, albicocca e ananas. Un affronto.

“Ma con tutta la frutta che c’è, nei bar in Italia trovo sempre i soliti quattro gusti?”

si lamenta Morgan durante una puntata del podcast “Symposium”.

E così, il Corriere della Sera decide di dedicare un articolo a questa tragedia moderna. Un articolo che esplora le profondità della frustrazione di Morgan, che, non trovando il suo amato succo di ribes o kiwi, si sente tradito dal sistema delle bevande italiane. Perché, davvero, come possiamo noi comuni mortali vivere senza un succo di cocco pronto all’uso in ogni angolo di strada?

L’articolo ci conduce per mano nella mente del genio e sregolatezza della musica italiana. Morgan, al secolo Marco Castoldi, non riesce a spiegarsi il perché della mancanza di varietà nei succhi di frutta nei bar italiani.

“A me piace il succo di frutta, ma se vado in un bar in Italia ci trovo la pera, la pesca, l’albicocca e l’ananas al massimo. Ma i succhi sono tantissimi: c’è la fragola, la banana, il mango, il kiwi, il ribes e il mirtillo, ma dove sono?”

Ecco, forse il mistero non è così insondabile. Magari, solo magari, non c’è una grande richiesta di succo di cocco o di ribes in un bar medio italiano. Ma per il Corriere della Sera, questa è una questione di vita o di morte, un enigma degno dei più grandi detective.

Morgan ci rivela un mondo di frigoriferi italiani, evidentemente poveri e desolati, contro quelli esteri, traboccanti di ogni possibile varietà di succo di frutta.

“Con tutta la frutta che c’è, ma dammi un succo di cocco!”

“Il cocco non l’abbiamo”

è la risposta che riceve. E qui, la riflessione filosofica del nostro musicista:

“Evidentemente il cocco non esiste come frutta”.

 

 

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