Motörhead – 1977-2007

Il 1977 è un anno fondamentale per la storia del Rock’n’Roll. In Gran Bretagna sta spargendo le proprie radici e diffondendo il suo germe uno dei fenomeni più sconvolgenti e trasgressivi del panorama musicale mondiale, il Punk. Già nel ’75 il Punk ha cominciato a prendere corpo negli Stati Uniti, ma nel Regno Unito la sua connotazione diventerà del tutto particolare… ma questa è un’altra storia…

In questo contesto in cui il fermento ribelle di un movimento che ha contribuito alla trasformazione e mutazione di substrati musicali e sociali, quasi alla fine dell’anno, settembre per l’esattezza, viene pubblicato l’album omonimo Motörhead. Ma in quel particolare momento della storia della musica rock, o della nostra storia, chi erano i Motörhead nel 1977? (come se stessi dicendo o scrivendo qualcosa di nuovo).

Nel 1977 i Motörhead (termine americano per Speed Freak, tradotto in italiano significa anfetamina) hanno già un percorso di due anni alle spalle. Lemmy, Fast Eddie Clarke e Philty ‘Animal’ Taylor, proprio in quell’anno, si trovano di fronte ad un bivio: continuare l’esperienza con questa band o sciogliersi definitivamente. Dopo l’esperienza acquisita dal trio londinese e avendo notato e ormai compreso il disinteresse generale da parte di etichette disposte ad investire tempo e denaro nei confronti di questa nuova realtà, proprio a causa del nascente movimento punk, Philty ed Eddie seriamente pensano di mollare tutto mentre Lemmy continua con la sua intenzione di andare avanti. Nonostante il singolo, White Line Fever / Leavin’ Here, uscito nel ’77 per la Stiff Records etichetta punk che spera di lanciare l’ennesima band sul mercato, ed il precedente On Parole pubblicato solo nel ’79 e numerosissimi concerti, le stelle e la fortuna sembrano aver voltato le spalle all’astro Motörhead. Dopo molte discussioni i tre arrivano alla fatidica decisione di salutare tutto e tutti e chiudere con un concerto al Marquee di Londra. In quel periodo Lemmy conosce Tedd Carroll della Chiswick Records e gli chiede di portare lo studio mobile per registrare la performance d’addio per poter lasciare un ricordo della band. Impossibilitato a portare lo studio al Marquee, dopo il concerto Carroll offre ai Motörhead la possibilità di registrare un singolo presso uno studio nel Kent dandogli due giorni di tempo.

Motorhead interno

Da qui nasce un’avventura lunga oltre trent’anni. La band si trasferisce all’Escape Studio nel Kent e dopo 48 ore ininterrotte di registrazioni, tredici brani strumentali fra cui 24 versioni del brano Motörhead, il materiale viene fatto ascoltare a Tedd Carroll che immediatamente rimane irrimediabilmente colpito da quanto ascoltato. Qualche altro giorno per incidere le parti di voce e il primo album della band che avrebbe scolpito e scosso la storia del Rock’n’Roll è pronto: Motörhead. Molti dei brani sono quelli già inseriti nell’album On Parole, incise nuovamente: Motörhead, Vibrator, Lost Johnny, Iron Horse / Born to Lose, The Watcher, 2 nuovi: White Line Fever e Keep us on the Road e una cover di Johnny Burnett Train Kept A-Rollin’, vengono inseriti nell’album e City Kids (lato B del singolo Motörhead), Beer Drinkers and Hell Raiser degli ZZ Top, I’m Your Witchdoctor di John Mayal ed Eric Clapton, On Parole e una jam strumentale chiamata Instro che successivamente verranno pubblicati sotto forma di EP ed altro ancora.

La prima versione, 600 copie, vede la copertina nera ed argento e le successive in nero e bianco con il logo in rosso. Poi seguiranno altre versioni e ristampe fino a giungere alle ultime ristampe in CD in pelle nera e logo e snaggletooth in argento…

Grinta, passione ed incredibile rabbia traspaiono e trasudano dai suoni grezzi e violenti di questa prima, ma non unica, pietra miliare del trio britannico che da lì a poco sarebbe entrato nel cuore, nella mente e nel sistema linfatico di ogni rocker scalmanato. Grinta, passione e rabbia di Lemmy & co. non del tutto rassegnati a scrivere la parola fine su questo progetto. Grinta, passione e rabbia di un gruppo che non voleva essere considerato perdente all’interno di un sistema  difficile da percorrere e comprendere. Grinta, passione e rabbia di tre persone, tre testardi, tre loschi figuri dal passato turbolento e musicalmente selvaggio che dimostreranno all’universo intero cosa vuol dire vivere il Rock’n’Roll, calpestare la strada che esso rappresenta, vibrare per ogni accordo che si propaga nell’aria e ogni sudore che viene vissuto da ogni singolo poro. Questo è Motörhead, un album registrato in pochi giorni, con suoni ruvidi e rabbiosi, un concentrato di esplosiva grezza bellezza, un’irripetibile esperienza di graffiante potenza e soprattutto il primo passo verso un infinito successo e mostruosa duratura e longeva presenza nel firmamento infinito. Un colpo al cuore ben assestato, un pugno ben tirato, una pallottola dritta al bersaglio.

Motörhead, un blasfemo tributo al Rock’n’Roll, concreto nella sua essenzialità, perfetto nella sua emozionante irrequietezza, adatto al suo tempo, forse lontano da questi nostri tempi moderni in cui tutto è computerizzato e digitale, i nostri tempi in cui la particolarità non esiste poiché la velocità la consuma. Un album essenziale, fondamentale, fenomenale!!!

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