Motörhead – Aftershock

I Motörhead, o si amano o si odiano. E’ un luogo comune sì, ma è anche un dato di fatto. Certo che lo è!

Non so se vi siete mai imbattuti in dispute cultural-rock, in cui si metteva in dubbio la capacità artistica della band inglese, o avete mai preso parte a dibattiti radical-rock in cui sapienti intenditori distribuivano perle di saggezza sulla mancanza di ricchezza espressiva del trio britannico; magari siete stati anche costretti, vostro malgrado, ad assistere a controversie psico-intellettual-rock zeppe di pseudo sapienti cortigiani che arricciando il naso e stringendo le labbra come dei nevrotici animaletti si entusiasmavano a decretare la fine di una band considerata insignificante.

I Motörhead, o si amano o si odiano. Lo ripeto e di questo ne sono convinto sempre più. La mia è la certezza di uomo qualunque che ha trascorso una vita a distruggere puntine di innocenti giradischi prigionieri della mia voglia di rock’n’roll. Ma amore e odio non sono le due facce di una stessa medaglia? Lanciarla in alto e sperare nel risultato è questo il bello… il piacere è scommettere sul risultato, senza dimenticare la terza possibilità (parafrasi di un brano conosciuto…)

Da tempi remoti seguo il trio, poi quartetto e poi di nuovo trio. Da una vita; più di tre decadi. Quando viene pubblicato un nuovo lavoro dei Motörhead mi vengono in mente le voci acide di spregevoli veggenti che decretavano che per loro non ci sarebbe mai stato un futuro , mentre ora il futuro si è trasformato in storia e pietra fondamentale nel rock’n’roll. Sì la storia del rock’n’roll è stata scritta anche dai  Motörhead, sì anche da loro.

Ebbene ecco il nuovo “Aftershock”. Mi perdo nel contare quanti album oramai i Motörhead abbiano partorito, quante siano state le scosse di assestamento create da Lemmy, Phil e Mikkey Dee, trio di loschi figuri. Lemmy (Ian Fraser Kilmister) tenebroso e burbero rocker gentile dalla voce roca e dal basso che stordisce, inglese d’hoc, Phil Campbell scontroso chitarrista metà gallese e metà italiano, Mikkey Dee, possente drummer nato in Svezia ma di origini greche; che gente…

Gruppi_Motorhead_Motorhead-Band2013

In una recente intervista rilasciata alle pagine di un noto quotidiano italiano Lemmy non mi stupisce dichiarando di non credere nella politica e nella religione ma di credere che solo il rock’n’roll dica la verità… testamento di una rockstar coerente al suo stile di vita e al suo unico credo fino in fondo, tipico cliché del quasi settantenne leader di un’epoca  con i contorni in bianco e nero, attimo difficile da dimenticare e difficile da superare.

Aftershock” è un gradevole album di rock’n’roll che poco si discosta dai precedenti album in stile Motörhead, dalla metà degli anni 80 in poi (sia chiaro), e non uso il termine ‘stile’ a caso, anzi, lo utilizzo e lo associo alla classe di questi tre ‘sporchi, brutti e cattivi’ non ancora eguagliati da musici o orchestrali di alcun tipo. “Crying Shame”, ottimo titolo e ottima invettiva!!! Basta questo brano per sollevare il mio umore e trasformare una grigia giornata in una grigia giornata carica di emozione. Il titolo dell’album, sapientemente intuito dal batterista Mikkey Dee, bravo a bacchettare le pelli ma anche i suoi compagni, significa appunto scossa di assestamento nel senso letterale del termine. Come è sempre accaduto per questa band ecco strisciare velenose idee a riguardo del titolo stesso che viene volutamente mal interpretato e distorto da parte dei soliti compagni di merende e reso come ‘ripresa da un momento di difficoltà’, riferendosi chiaramente alle non buone condizioni fisiche dello stesso Lemmy  che lo hanno costretto ad annullare alcuni concerti la scorsa estate (tra cui la data milanese, ndr.)…  Ma io sono un sognatore romantico e mi lascio trasportare dalle emozioni e da ciò che le mie orecchie sentono… mi fido solo di questo.

Siamo lontani dall’album capolavoro, sia chairo, e mi stupirei se lo fosse, ma “Queen of the Damend”, “Death Machine”, “Coup de Grace”, il singolo “Heartbreaker” e la già citata “Crying Shame”, sono davvero dei brani di ottima fattura e spessore che coinvolgono e scuotono come si deve. Aggiungo molto volentieri alla lista, che domani potrebbe cambiare, due brani in cui la matrice chiaramente blues interrompe la potenza tipicamente classica dei brani di Lemmy & soci e mi riferisco a “Dust & Glass”, sonorità calde e cariche di atmosfera inaspettate, e “Lost Woman Blues”, splendide song di struggente vigore.

Motörhead, marchio e garanzia di sempre e per sempre. Di certo cambiati con l’incedere del tempo, gli anni sono tremendi per tutti, ma la forza, la potenza e il vigore non mutano e non si spengono.

Lunga vita al Rock’n’Roll – Lunga vita ai Motörhead !!!!

BRANO TOP: parliamone
BRANO FLOP: parliamone

 

Tracklist:

1. Heartbreaker
2. Coup De Grace
3. Lost Woman Blues
4. End Of Time
5. Do You Believe
6. Death Machine
7. Dust And Glass
8. Going To Mexico
9. Silence When You Speak To Me
10. Crying Shame
11. Queen Of The Damned
12. Knife
13. Keep Your Powder Dry
14. Paralyzed

Band:

Lemmy – voce, basso
Phil Campbell – chitarra
Mikkey Dee – batteria

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