Mustasch – Thank You for the Demon

 

Nuclear Blast – Gennaio 2014

Ascolto sempre con particolare interesse e curiosità ogni nuovo lavoro dei Mustasch, svedesi di Goteborg, e qualche anno fa ho pubblicamente confessato il piacere che provo all’ascolto ad ogni album di questa band. La fusione tra potenza e armonie più ampie in questo periodo della mia vita trovo che sia il giusto compromesso tra l’adolescenziale cattiveria e la più matura (anagraficamente parlando) necessità di riposare.

E ancora una volta il nuovo Mustasch, ‘Thank You for the Demon‘, mi affascina e appaga i miei bisogni di cui sopra. Adoro la cadenzata potenza, i riff super aggressivi e graffianti, le ritmiche taqlienti e selvagge, le fughe di basso e mi piace molto quando esse vengono amalgamate da linee vocali molto dure che si muovono, però, su scale melodiche che non ammorbidiscono affatto il percorso sonoro, ma che amplificano la compattezza e la scatenano creando delle vorticose esplosioni sonore, chiaro vero?

E allora ‘bang your heads ‘cos I hate to dance’… ‘I Hate to Dance’ l’unico pezzo che ballerei in una discoteca, o forse no, ma a parte gli scherzi offerti dai mattachioni Mustasch (solo di basso niente male), quando riascolto le battute della title track, ‘Thank You for the Demon’, mi ricordo il perchè i quattro svedesi mi piacciono così tanto. Energia (nelle cadenze e nei tocchi delle sei corde), emozione (dal ritornello splendido, dai cori, dagli archi), esperienza (nell’assemblare il tutto alla perfezione) e adesso lo riascolto. Mi piace molto l’uso della voce di Ralf Gyllenhammar che si tuffa in urla spaventose e poi modula tranquillamente l’ugola in introduzioni completamente soft e suggestive. La ritmica è davvero incredibile per precisione nella sua sintassi musicale perfetta; i solo di chitarra non sono mai esagerati e sembrano essere degli intarsi perfetti per lo stile dei brani.

Cito per dover di cronaca: ‘All My Life’, splendido racconto in musica con un altrettanto splendido inizio di chitarre acustiche e voce e poi gli archi – brividi, e che porsegue con una potenza fatta di un mid tempo di batteria esagerato e di velocissimi acidi riff spezzati di chitarra, e che ritornello; ‘Borderline’, perfetta per un buon e deciso headbanging, ‘From Euphoria to Dystopia’, altra mazzata e che dire poi di ‘Lowlife Highlights’, non posso proprio esculderla dalla lista delle mie song top di questo album. ‘Feared and Hated’ ha una parte iniziale, con i suoi cori, ch mi sembra uscita da un album degli anni 70 e poi un salto selvaggio nel Mustasch style, poichè si tratta del brano di apertura, la soffocante ‘The Mauler’, quasi rallentata nella storia e nello svolgimento… e poi la conclusiva e stranissima ‘Don’t Want to Be Who I Am’, acustica con uno splendido arrangiamento di archi e un bel crescendo carisco di pathos e belle atmosfere.

Mi sa che ho citato tutti i brani come non sono solito fare. Allora basta così, io ho fatto la mia parte ora fate la vostra…

www.mustasch.net

Traklist:
1. Feared and Hated
2. Thank You for the Demon
3. From Euphoria to Dystopia
4. The Mauler
5. Borderline
6. All My Life
7. Lowlife Highlights
8. I Hate to Dance
9. Don’t Want to Be Who I Am

Band:
Ralf Gyllenhammar – voce, chitarra
David Johannesson – chitarra
Mats Johansson – basso
Jejo Perkovic – batteria

Mustasch - Band 2014

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