Mentre le città si riempiono di luci e canzoni natalizie, a Roma il Natale ha deciso di farsi sentire con un’energia punk, con il live di Naska il 17 dicembre all’Orion Club. L’atmosfera era elettrica già prima dell’inizio, ma è esplosa quando Naska è salito sul palco vestito da Babbo Natale. Non poteva esserci intro migliore con una versione pop-punk di “Jingle Bell Rock” che ha dato il via alle danze, trasformando immediatamente il club in una festa natalizia un po’ alternativa. Accompagnato dal fedele batterista Paolo Gnani, Naska ha preso subito possesso della scena.
Lo show è stato un’altalena di emozioni, alternando momenti di puro delirio a momenti di vulnerabilità. Si passava dal pogare su pezzi come “E mi diverto” e “Berlino”, a momenti da flash accesi e lacrime con “O mi Uccidi” e “Polly”, cantate a squarciagola da una generazione che si sente compresa dalle parole di questi pezzi. Inaspettati alcuni pezzi a cappella come “Rebel” e “Guarda che luna”, e immancabile il momento di contatto con il pubblico durante il pezzo “Piccolo”, cantato sulle spalle di un fan in mezzo al pubblico. Una vicinanza fisica che rompe le barriere tra artista e fan, cosa a cui Naska tiene moltissimo e rende ogni suo concerto un perfetto momento di comfort, dove ognuno si sente a proprio agio.
Ciò che rende Naska unico non è solo la musica, ma il suo carisma senza filtri. Tra un Gin Tonic e l’altro, ha saputo creare un’atmosfera calda e accogliente. La sua capacità di far sentire “compresa” un’intera generazione è la vera chiave del suo successo. Infatti, all’Orion Club non c’erano barriere, solo un gruppo di persone che si sentivano libere di essere se stesse.
Il concerto di Roma è stato molto più di un semplice live, è stato un perfetto augurio di Natale per chi non si accontenta delle solite tradizioni.
Testo di Giorgia Terrone

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