Ed eccoci giunti al termine del nostro viaggio, si torna a casa stanchi, provati ma profondamente appagati per aver assistito ad alcune esibizioni che porteremo a lungo nei nostri ricordi.
La disamina dell’edizione 2026 del Nova Rock festival si conclude così col racconto dei due giorni finali, vediamo com’è andata.
DAY 3
Altra giornata di temperature folli, si passa da improvvisi rovesci, che costringono al primo rifugio utile sacrificando gli act in corso, al caldo torrido; non è difficile comprendere perché un venditore di stivali da pesca abbia fatto fortuna questi giorni!
Intorno alle 16 iniziano i concerti di maggior interesse e, purtroppo, v’è concomitanza tra tre eventi di egual attrattiva, tocca allora un’ardua scelta, che ricade sui Sepultura.
In premessa, a scanso di equivoci, i Sepultura post Max Cavalera sono un’ottima band, che ha pubblicato dischi molto validi ingiustamente oggetto di critiche da parte degli addetti ai lavori. Due son gli unici aspetti che possono essere oggetto di critica costruttiva:
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a) non aver avuto l’audacia di cambiare moniker, che avrebbe “spento” i paragoni col passato mettendo in risalto il valore della loro produzione,
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b) i dischi incisi fino al ‘96, suonati dai fratelli Cavalera hanno ben altro tiro e valore storico.
Quest’anno festeggiano i 40 anni di attività e questo si suppone essere il tour d’addio, motivo che ci ha indotto a dargli priorità.
Quale brano d’apertura scelgono un vecchio classico, “Inner Self” e, a conti fatti, a parte tre brani dall’ultimo ep di quest’anno, quasi tutta la setlist sarà incentrata sul periodo Cavalera ed è un vero peccato perché, come sottolineato in premessa, su tali pezzi il paragone è inevitabile e ne escono obiettivamente con le ossa rotte. Sicuramente qualche classico il pubblico se l’aspetta, ma avessero concentrato le forze sui pezzi post ‘96, sui quali l’esecuzione è stata impeccabile, avrebbero lasciato miglior ricordo. Nell’occorso festeggiano anche i 50 anni del batterista Greyson Nekrutman e chiudono con un finale rallentatissimo di “Roots Bloody Roots”.
Ci spostiamo per andare a vedere gli A Day To Remember, oggetto di una recente polemica per lo spostamento della data italiana dal Parco della Musica al Fabrique di Milano. Il genere proposto si orienta ovviamente verso la platea più giovane, presso la quale godono di un seguito importante, ciò che conta è che abbiano offerto uno spettacolo coinvolgente come pochi, accolti da un crowd surfing ininterrotto che ad un certo punto ha coinvolto pure il bibitaro (vedi video)! A fine concerto ringraziano la Security cui si deve dare atto dell’alta professionalità dimostrata nel gestire i fan scatenati.
Altra passeggiata, per la quale vale pena in quanto sono in corso i preparativi per gli Alter Bridge, a parere di chi scrive tra le migliori proposte che l’HR/metal abbia partorito negli anni 2000. Gran bel gruppo, anche loro rientrano nelle c.d. “garanzie” dei gruppi da vedere dal vivo, professionisti di alto spessore che non deludono mai. Variegata la scelta dei pezzi, che ricade su quasi tutta la discografia e sui cui, manco a digli, svetta il grandissimo Mark Tremonti, chitarrista sopraffino che abbiamo apprezzato anche col suo progetto Tremonti.
Cambiamo palco, ci rechiamo al red bull stage dove sulle note alterate di “Break On Through” dei Doors stanno per scendere in campo i Palaye Royale, un gruppo di piacioni che offre un’esibizione scoppiettante. Ovviamente è una platea totalmente differente da quella degli Alter Bridge, musicalmente più seriosi rispetto ai PR, che incarnano maggiormente più il concetto di party band.
A questo punto commettiamo il primo errore della giornata, abbandoniamo un po’ prima lo show dei Palaye Royale per vedere, su uno dei due palchi principali, i Madsen, gruppo totalmente insignificante che risulta arduo comprendere come abbia guadagnato il red stage, in quella fascia oraria poi, bah!
Va beh, motivo in più per prepararci con rinnovato entusiasmo all’arrivo di una delle due più grandi metal band tutt’ora in considerazione, gli Iron Maiden.
Iniziamo col raccontarvi un aneddoto curioso, la band ci aveva svegliati alle 8 (OTTO!) di mattina per il sound check, da cui avevano potuto apprendere che avrebbero suonato “Powerslave” e che Dickinson è un alieno, sembrava di sentirlo su disco, il tutto in un sound check alle 8 di mattina, le otto!
Ogni preambolo è superfluo quindi, avendoli innumerevoli più volte, confermiamo le nostre considerazioni sul corso post McBrain.
Pro:
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La setlist proposta non è tanto da best of Iron Maiden ma best of heavy metal tutto. Sono tutti brani che hanno fatto la storia del genere da noi amato.
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Bruce Dickinson incredibile, stupefacente, straordinario su tutte le tonalità, canta addirittura meglio adesso di vent’anni fa.
Contro:
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L’assenza di McBrain si sente eccome, il suo tocco e carisma unici che da sempre hanno plasmato, in particolare dal vivo, il sound della band purtroppo non sono sostituibili. Simon Dawson è un signor professionista, ci mancherebbe altro, ma musicalmente è anonimo, nessuno voleva una fotocopia di Nicko ma neanche uno come 100.000 altri.
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Oramai è palese facciano fatica sui ritmi veloci, ad un orecchio allenato non sfugge come su pezzi quali “Iron Maiden” ed altri stacchi abbiano pesantemente calcato sul freno, rendendo certe esecuzioni perfino fastidiose. L’età purtroppo passa per tutti.
Se dovessimo dare un consiglio sarebbe questo, per chi non li ha mai visti vada senza remore, e pure di corsa, a rendere omaggio a una delle più grandi band metal di tutti i tempi tutt’oggi in circolazione. Per chi, per ragioni anagrafiche, li conosce fin dagli esordi e li ha visti un’infinità di volte, non rappresentano più una priorità.
DAY 4
Purtroppo quest’esperienza sta per volgere a termine, non senza disagi in quanto oggi, causa allerta meteo, gran parte dei campeggiatori è costretta a smontare ed assicurare tutto.
Noi stessi, che avevamo in programma di permanere fino all’ultimo, abbiamo dovuto sbaraccare e prenotare un B&B per la notte. La scelta ricaduta sulla città di Graz, in modo da guadagnare due ore di macchina per il ritorno.
L’ultima giornata si è rivelata quella musicalmente più omogenea. Viene smantellato il red stage e resta perciò il blue, quello più grande, e il red bull.
Iniziami il round finale coi Three Days Grace, gruppo alternative rock canadese enormemente apprezzato dalle giovani leve, sicuramente tra i migliori provenienti dal Grande Nord.
Si cambia drasticamente genere coi Drain, giovane gruppo crossover thrash proveniente dalla California, che propone del sano macello che male non fa. Encomiabile il basso, incredibilmente equalizzato che ha una resa vigorosa nel sound generale.
Non tarda ad arrivare il carico di tritolo con gli Architects, attesi il 10 luglio p.v. all’AMA Music Festival di Romano d’Ezzelino. Devastanti a usare un eufemismo peccato che i pannelli laterali, così come era avvenuto ieri per gli Iron Maiden, non siano perfettamente funzionali, con una qualità video scarsamente nitida.
È il turno dei The Funeral Portrait, band da sempre attiva per i diritti civili, in particolare in sostegno della comunità LGBTQ+ che pertanto, oltre meritare il plauso per le loro prese di posizione suonano anche molto bene! Musicalmente spaziano tra emo e alternative e vantano una dinamica presenza scenica, sicuramente un buon incontro sui palchi.
Dicevano che l’ultima giornata è stata quella musicalmente più coerente, in tale ottica non stupisce la presenza dei Papa Roach i cui numeri sui social parlano da soli e visto l’indirizzo sonoro odierno, fortemente orientato sull’alternative moderno, di meglio non si poteva chiedere. Anche loro hanno offerto una scaletta variegatissima e ricordiamo ancora con entusiasmo la data italiana dell’agosto scorso. Un’altra esibizione energica degna della loro fama.
Si vira verso il metalcore con l’ingresso al red bull stage dei Malevolence, energico quintetto britannico, brillanti e disinvolti sul palco, un ottimo intermezzo dopo fin troppo alternative.
Cambiamo nuovamente genere, e in ciò ringraziamo il Nova Rock che inserisce nella programmazione gli All The Witches, un eccellente gruppo hr/stoner/psichedelico, con forti richiami (tanto per cambiare, ndr) ai Black Sabbath, che hanno reso felici gli amanti di tali musicalità.
Purtroppo siamo giunti alla fine, e il compito di chiudere quest’edizione del 2026 è affidato a dei giganti, pluripremiati, della scena alternative contemporanea, i Bring Me The Horizon. Il live set, come noto, è integrato da animazioni e filmati in tempo reale creati dall’ai, per offrire un approccio ed esperienza senz’altro innovativa e al passo coi tempi. Il problema è che alla fine le animazioni son diventate un po’ troppo lunghe e intrusive, prendendo un po’ alle palle, per usare un francesismo, visto che alla fine si paga per ascoltare musica, non per vedere un film ed anche perché quando i BMTH si cimentano con la musica, sono un gruppo che realmente teme pochi rivali. Ricordiamo che sono attesi il 2 luglio p.v. al Ferrara Summer Festival.
E così, per i motivi esposti in premessa, lasciamo il festival cui facciamo un doveroso plauso per aver gestito in maniera esemplare il deflusso, rapido e senza inconvenienti di sorta. La viabilità era stata modificata apposta in modo da avere diverse direzioni d’uscita anziché, come succede da noi, intasare un’unica carreggiata, bravi!
CONCLUSIONI
Vi diamo un primo consiglio perché vediamo che molti di voi commettono lo stesso errore di valutazione. Non focalizzatevi solamente sui main stages, negli anni tante mine le abbiamo scoperte e/o gustate proprio nei palchi secondari invero, tante delusioni sono arrivate esattamente dai palchi principali. Quest’anno non ha fatto eccezione, con gli Aurowave il primo giorno.
Perché scegliere il Nova, vista la moltitudine di alternative. Sicuramente perché ogni anno garantisce line-up stellari, e ha il numero giusto di palchi si dà permettere di vedere quasi tutti i gruppi in cartellone.
Abbiamo apprezzato la gestione del traffico veicolare, aspetto non certo secondario ma nutriamo forti riserve sulla preparazione della crew interna (salvo l’eccezionale security sotto i palchi), la maggior parte dei quali non sapeva dare indicazioni o le forniva errate, creando spesso inutili complicazioni e alterchi.
In conclusione, un festival che conferma il suo posto d’onore tra i grandi eventi estivi il quale, al netto di quanto vi abbiamo raccontato, sentiamo senz’altro di consigliare.
Proprio in queste ore stanno uscendo i primi per l’edizione 2027 quindi stay tuned!

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