I PARADISE LOST continuano a scrivere un nuovo capitolo della loro cupa storia di death, doom e gothic metal con la pubblicazione del nuovo album Obsidian”.  Il sedicesimo disco in studio della band di Halifax, in uscita il 15 maggio per Nuclear Blast Rercords, ripercorre le sfumature degli album precedenti, mischiando le sonorità death/doom “Gothic” con la potenza di “Draconian Times” fino a giungere all’oscurità brutale dell’ultimo “Medusa“.

La nostra Diana Moretti ha parlato col chitarrista e fondatore della band inglese Greg Makintosh, che ci ha parlato del processo creativo dietro il disco, del suo significato, della situazione odierna e di come vede il futuro dei concerti e della sua band durante questa pandemia.

Benvenuto Greg su Long Live Rock’n’Roll.it, innanzitutto come stai? Come vanno le cose in questo strano periodo in Inghilterra?

A livello personale non è cambiato molto per me, se non sono in tour non esco molto in ogni caso. Sai, in un certo senso mi piace stare con me stesso, ma è strano non fare concerti perché ho passato la maggior parte della mia vita andando ai festival ed esibizioni dal vivo e per l’ultimo mese e mezzo non ho potuto fare niente di tutto questo e sembra strano.

Veniamo al vostro nuovo disco “Obsidian”: è molto eclettico come avete già dichiarato tu e Nick, ma si riconosce chiaramente il vostro stile. Come descriveresti le influenze di questo album? Credi ci sia una connessione tra questo lavoro e il precedente “Medusa”?

Sì certo, c’è un collegamento. Penso che nel primo singolo che abbiamo fatto uscire, “Fall from Grace“, che poi è stata la prima canzone scritta per l’album, si può sentire chiaramente il collegamento con “Medusa”, ma si è comunque evoluto sotto diversi aspetti (si è perfezionato direi, facendo un passo in avanti nel nuovo album). Quando siamo arrivati a comporre il nuovo album credevamo di aver raggiunto il limite con il Doom Metal, quindi abbiamo deciso di diversificare un po’ ma non sapevamo bene in che modo, quella però era l’idea. Così abbiamo composto canzone per canzone penso influenzati dai primi anni ’80, Goth, Post-Punk: è stato un bel mescolamento. Come alcuni dicono ‘Obsidian’ potrebbe sembrare un “Best of” dei Paradise Lost, ma in effetti non era voluto; credo sia il nostro stile, che non potremmo cambiare neanche se volessimo.
Anche se cerchi di fare qualcosa di diverso in ogni modo finisci con l’assomigliare a te stesso.

Come avete raggiunto questo risultato? Ci potresti raccontare qualcosa del processo creativo?

Abbiamo iniziato con il processo creativo poco prima di “Medusa”, il metodo di composizione lo abbiamo cambiato circa 3 o 4 anni fa. Eravamo abituati con il metodo tradizionale dove io scrivevo molti riff trasformandoli in una canzone, poi inviavo a Nick e lui si occupava delle linee vocali; andava bene, ma abbiamo poi considerato che ci impiegavamo troppo tempo e così abbiamo pensato di cambiare. Ho letto del processo creativo di David Bowie, il modo in cui scriveva i testi: scriveva molte parole che gli piacevano su un pezzo di carta che poi tagliuzzava e buttava sul pavimento scegliendo così delle frasi casuali, e ho pensato quindi a come questo si potesse applicare anche alla musica. Ho iniziato a inviare a Nick delle parti più brevi sulle quali lui potesse sperimentare per ognuna 4 o 5 tipologie di voci, più o meno profonde, in growl o melodiche, dopo di che me le restituiva e io iniziavo a costruire il pezzo come con un mosaico. Abbiamo così ottenuto risultati più interessanti, inaspettati e più veloci da scrivere. Ci abbiamo impiegato 6 mesi quando normalmente ci vuole 1 anno.

C’è un brano in particolare che rappresenta lo spirito di quest’album?

Direi il brano di apertura che si intitola “Darker Thoughts” che è poi stato il secondo che abbiamo scritto per l’album e credo che sorprenderà il pubblico, perché alcuni potrebbero non capirlo. Insieme anche a “Ending Days”sono i due brani che rappresentano di più la sfida di questo disco.
Sì, sicuramente “Darker thoughts” è il brano più significativo. Non avremmo potuto metterlo altrove se non all’inizio: quando abbiamo finito di scriverlo abbiamo pensato che fosse controverso per il fatto che o lo ami o lo odi, in quanto è diviso in due e solo verso la metà riconosci essere un tipico brano dei Paradise Lost. Penso che sia quello che mette di più alla prova il pubblico.

Credi che abbiano contribuito all’opera le sonorità delle vostre origini ? Sono un ricordo lontano i tempi di “One Second” e “Host” o fanno ancora parte del vostro lavoro?

Sì certo, sono ancora attuali e fanno parte anche loro di quest’ultimo lavoro. In un paio di punti nel disco si riesce proprio a riconoscere l’impronta di entrambi gli album ed è qualcosa di cui siamo ancora orgogliosi. Un brano che suona come “Host” in un album è sicuramente particolare; le sue caratteristiche e proprio il modo in cui lo abbiamo composto scegliendo di andare contro l’opinione di molte persone, perché non era un disco metal. Penso che al tempo sia uscito in un momento sbagliato quando invece mi è stato detto di recente che adesso è accettato di nuovo nella comunità metal, quasi di tendenza. E’ strano pensare che forse lo abbiamo realizzato con 15/20 anni in anticipo.

I vostri progetti paralleli “Strigoi” per te e “Bloodbath” per Nick hanno influenzato la scrittura dell’album?

Non credo che il progetto di Nick “Bloodbath” abbia influito in nessun modo, direi che lo ha fatto per divertimento, per non avere barriere. Con “Strigoi” per me è stato un po’ come con “Vallenfyre”, ovvero un aiuto per evadere da quello che di solito dovrebbe essere il focus per i Paradise Lost. Avere il progetto “Strigoi” quindi non influenza, ma mi aiuta piuttosto a vedere più chiaramente quali sono gli stati d’animo e gli elementi che non dovrebbero esserci nella musica dei Paradise Lost, utilizzandoli in qualcos’altro.

 

Poco tempo fa è uscito anche il nuovo disco dei My Dying Bride. Ritieni che ci sia ancora spazio per il Doom e la musica Gothic nel prossimo decennio?

Si certo in una certa misura, credo però che anche se gruppi come noi suonano in grandi festival, il gothic sia pur sempre un genere di nicchia. Sai non è come con il metal americano, dove band come i Pantera riescono a raggrupparsi facilmente, per le band come la nostra è praticamente il contrario, siamo più isolati e lavoriamo per conto nostro. Credo che ci sarà sempre un pubblico, ma come per tutti i generi di nicchia dipende dal momento , dal fatto che la tendenza si muove in circolo. Penso che questo sarà un buon anno sia per noi che per i My Dying Bride e i Katatonia: ci saranno buone vendite nonostante il blocco causato dalla pandemia. Devo dire però che non mi sono mai messo a fare troppe ipotesi sull’andamento di queste cose. Non ho idea di quali saranno le prossime influenze di moda nella musica, ma non credo che sarà mai più come ai livelli della prima epoca della Gothic Music. Mi manca l’atmosfera che c’era nei vecchi goth club degli anni ’80 che frequentavo; credo che adesso ce ne siano rimasti molti pochi, forse uno a Londra. Insomma è un ambiente che non esiste più. Però non si sa mai, mi sorprende sempre come gli eroi della musica riescano a riemergere nel tempo.

Stiamo vivendo tempi bui. Nel singolo Fall From Grace Nick canta “We are all Alone”. Cosa pensi riguardo alle misure governative per il distanziamento sociale? Hai un commento su Boris Johnson e su come abbia gestito la situazione Covid 19 agli inizi della pandemia?

Credo che questa sia la prima volta che provo compassione per un politico. Non mi è mai piaciuto nessuno in politica, ma in fondo credo che nessun leader sulla terra abbia una reale idea di cosa fare in questa situazione nonostante abbiano a disposizione tutti i consiglieri che vogliono. Ovviamente ci sono dei veri e propri “clown” che stanno sbagliando completamente, come Trump e simili, che si auto-contraddicono quasi ogni giorno. Credo che Boris Johnson assomigli a molti altri leader che semplicemente ascoltano alcuni consigli e cercano di seguire la direzione che pensano sia migliore per il loro paese. Credo che forse il “lockdown” sia stata una misura un po’ estrema ma comunque utile, per dare fiato al sistema sanitario; del resto chi potrebbe mai contraddire una decisione simile. A dir il vero sto cercando al momento di non guardare troppa roba su internet: teorie di cospirazione, stato di polizia, ipotesi di ritorno alla società di Orwell, sai tutto quel genere di informazioni. E’ questa la cosa buona dell’arte, della musica, i libri e i film, in tempi come questi aiutano le persone a non impazzire e a uscire di casa per fare razzie.

Come pensi ne uscirà la musica da questa situazione? So che non avete voluto rinviare l’uscita del vostro disco, come mai?

Sì, è strano che molti stiano riprogrammando. Anche noi avremmo potuto farlo, ma non c’era ragione visto che nessuno sa quando finirà tutto questo. Penso che saranno più che altro i live a risentirne, perché verranno ripristinati per ultimi dato che causano grandi assembramenti. Ma anche quando sarà possibile, si potrà prendere l’aereo?
Ritengo quindi che sia inutile rinviare le uscite e penso anche che sia un po’ egoista: le persone hanno bisogno di fare qualcosa in questo periodo e l’arte è l’unica cosa che ci separa dall’essere animali. Naturalmente abbiamo bisogno di un tetto sopra la testa, della luce e del cibo, ma dobbiamo nutrire i nostri cervelli e tenerci impegnati e la musica e una di quelle cose che ce lo permette. Probabilmente, in un qualche modo questa situazione avrà un impatto sulle vendite, ma alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Dal mio punto di vista nessuno si trova in una posizione privilegiata, tutti avranno delle perdite. Chiaramente la situazione potrebbe cambiare l’industria musicale in maniera permanente e bisognerà trovare dei metodi alternativi per raggiungere i fans. L’intero sistema, le band e i promoter, dovranno certamente adattarsi e ci vorrà molta pazienza.

Pochi giorni fa c’è stato un importante evento musicale dove hanno partecipato diversi famosi musicisti e cantanti: “One World Together at Home”. Lo hai guardato? Pensi che farete anche voi delle esibizioni da casa adesso?

No, non l’ho visto, non è il mio genere e io non sono un tipo da “social media”, anche se forse ad un certo punto sarò costretto a diventarlo, non lo so dipende da come proseguirà la situazione. In generale sono un tipo molto riservato, non mi interessa la vita degli altri e non voglio che gli altri si interessino alla mia.
Capisco però, dal punto di vista della band, che questo utilizzo possa essere importante oggi più che in altri momenti.
E’ molto ironico perché ho passato gli ultimi anni a rattristarmi per lo streaming e il download illegale della musica, perché questo stava uccidendo l’industria, e invece ora è l’unica cosa che la sta facendo sopravvivere.
Sì, forse dovremo pensare a un modo per suonare dal vivo online come molti hanno fatto, ma sfortunatamente il nostro batterista vive a Helsinki, quindi non so se sia possibile non risiedendo tutti nello stesso paese. Penso che tutti proveranno ad adattarsi in qualche modo, ma io avrò un po’ di timore, perché ne vedo tanta di questa roba e mi rende un po’ come il “Grinch”: mi fa pensare alla disperazione delle band che cercano di vendersi. Voglio dire, ancora non mi sono abituato ai servizi fotografici e a fare gli autografi.

Cosa succederà ai tour ?

Beh, questa è un argomento di cui discutiamo tutti i giorni con la band, il management e la casa discografica. La verità è che nessuno lo sa, sarei molto sorpreso se si riuscisse a fare un qualunque show quest’anno.
Inizialmente pensavamo forse per settembre, ci speriamo ancora a dir il vero, ma è molto improbabile che la “macchina” possa riprendere a girare. Per un tour credo bisognerà aspettare la prima parte del 2021, anche perché non c’è nessuna parte di questa catena produttiva che al momento abbia la possibilità di lavorare.

Una domanda personale: come passi il tempo ora che bisogna rimanere in casa? Ti dedichi ad altre attività oltre alla musica?

Beh sì, in effetti tutto quello che mi interessa è musica, ne sono piuttosto ossessionato; ora ho anche il mio studio che ho costruito separandolo dalla casa. Passo molto tempo là dentro, la metà del disco l’ho registrato da casa. A parte questo credo di fare quello che fanno tutti, ovvero Netflix e vino rosso!

Ah si!? Cosa guardi su Netflix?

Quasi tutto. Ho finito le cose da vedere. Al momento guardo un sacco di film drammatici scandinavi e molto cinema dal resto del mondo. E’ un po’ l’occasione di approfondire quello che normalmente non avresti tempo di guardare: a volte puoi trovare delle perle, insomma qualcosa che dà ispirazione. La cosa strana del lockdown è che ho così tanto tempo a disposizione che sto facendo davvero fatica a essere motivato. Quando non hai un obiettivo, una luce alla fine del tunnel, ti viene davvero difficile trovare una scusa per uscire dal tuo pigiama.

Con tutto questo tempo a disposizione, avrete abbastanza materiale per un nuovo album. State forse già pensando al prossimo?

No, in realtà no. Con i Paradise Lost siamo sempre stati mossi dall’ispirazione e i nostri lavori sono come un’istantanea di quel momento. Se lo facessimo ora, sarebbe soltanto una ripetizione o un’estensione di quello che abbiamo già fatto.

Un’ultima curiosità: chi ha scelto il titolo “Obsidian”?

Nick lo ha suggerito anche se dice che sono stato io, mentre sono abbastanza sicuro che sia stato lui. Sì, io sapevo fosse una roccia vulcanica, ma è stato lui ad approfondire con delle ricerche. Io ho invece deciso l’idea dell’artwork: ovvero un’iconografia pre-cristiana e pagana. L’ossidiana era molto utilizzata per diversi tipi di riti e cerimonie. Chi la usava credeva che avesse delle proprietà magiche. Questo titolo era quindi coerente con l’idea e il simbolismo dell’artwork. Abbiamo sempre cercato di uscire con idee che si collegassero, inoltre la parola suona bene.

Grazie per la bella chiacchierata Greg! Vorresti lasciare un messaggio ai vostri fans e ai lettori di Long Live Rock’n’Roll.it?

Spero che tutti rimaniate sani e per fare questo avete bisogno dell’arte. Spero che Obsidian possa farne parte e che possiate apprezzarlo. Non impazzite, non uscite a fare razzie, non uccidete nessuno e spero di vedervi prossimamente appena tutta questa follia sarà terminata!

 

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