Il mondo del rock è stato scosso da una notizia dolorosa in questo post-Natale: Perry Archangelo Bamonte, figura chiave nella storia dei The Cure, si è spento all’età di 65 anni.

La notizia è stata confermata direttamente della band guidata da Robert Smith.

In un comunicato toccante, i compagni lo hanno ricordato come un uomo “silenzioso, intenso, intuitivo e immensamente creativo“, sottolineando quanto la sua presenza sia stata una parte vitale del percorso del gruppo.

Bamonte è deceduto nella sua casa dopo una breve malattia.

La storia di Perry Bamonte con i Cure non è stata solo quella di un musicista, ma quella di una crescita organica all’interno della “famiglia”.

Iniziò a lavorare con la band negli anni ’80 come roadie e tecnico delle chitarre, vivendo da vicino l’ascesa globale del gruppo durante l’era di “Disintegration”.

Il salto ufficiale sul palco avvenne nel 1990, quando prese il posto di Roger O’Donnell alle tastiere, per poi passare alla chitarra e al basso a sei corde.

La sua impronta sonora è impressa in album fondamentali come “Wish” (1992), “Wild Mood Swings” (1996), “Bloodflowers” (2000), “The Cure” (2004).

Dopo aver lasciato la band nel 2005, Bamonte era tornato a sorpresa nel 2022, riunendosi ai compagni per l’acclamato tour mondiale “Shows of a Lost World“. La sua presenza sul palco aveva entusiasmato i fan della vecchia guardia, che vedevano in lui un tassello fondamentale del sound stratificato e malinconico tipico della band.

Nel 2019, il suo contributo alla musica era stato ufficialmente riconosciuto con l’inserimento nella Rock & Roll Hall of Fame insieme agli altri membri dei Cure.

Oltre al suo lavoro con Robert Smith, Bamonte era noto per la sua versatilità (aveva suonato anche con i Love Amongst Ruin) e per il suo stile discreto ma tecnicamente ineccepibile.

Con la sua scomparsa, i Cure perdono non solo un polistrumentista d’eccezione, ma un amico che ha attraversato decenni di trasformazioni, dai palchi fumosi dei club alle arene di tutto il mondo.

Comments are closed.