32 anni vissuti intensamente nei Motörhead, nella band che ha entusiasmato il cuore di migliaia di dannatissimi rocker, 32 anni spesi nella vita di ciascuno di noi. Phil Campbell, chiamato a fine 83, assieme a Würzel (Michael Burston, RIP) a sostituire l’allontanato Brian Roberson che a sua volta rimpiazzo del fuoriuscito Eddie Clarke, ha rappresentanto il sogno del rock’n’roll di generazioni di esagerati headbanger che hanno sofferto, scalpitato e temuto seguendo le vicissitudini del gruppo capace di scrivere pagini memorabili, intime ed indimenticabili nella stoia di ciascuno di noi.

Purtroppo Lemmy non è più fisicamente con noi, da personaggio unico e dirompente è diventato ormai eroe e leggenda dell’infinito. Nell’inferno del rock’n’roll il suo nome è scritto a caratteri cubitali sulla porta che introduce nell’amara tetra caverna… la vita di noi poveri mortali va avanti, il tempo scorre comunque e seppur le memorie non potranno essere cancellate e i ricordi saranno sempre accesi dal fuoco sacro, la tristezza non abbandonerà mai i nostri occhi e i nosti cuori e ci mancherà per sempre…

La vita scorre, bisogna andare avanti e noi tutti ritorniamo a percorrere la lunga strada che ci condurrà alla dannazione completa, quella strada su cui ci siamo incamminati tantissimi lustri orsono, e se questo vale per noi, per me, lo stesso vale per Phil Campbell che dopo la mazzata dello scorso 27 dicembre 2015 ha imbracciato la sua amata sei corde e si è rimesso a strimpellare qua e là in giro per il globo. Dopo il progetto Phil Campbell All Star Band ecco un nuovo capitolo più concreto dell’ex Motörhead, ovvero Phil Campbell and The Bastard Sons.

La band arriva in Italia, cinque elementi tre dei quali suoi figli per davvero, Todd, Dane e Tyla (sarà un orgoglio e soddisfazione per i tre della prole Campbell aver ricevuto l’appellativo di ‘Bastard’) e con il cantante Neil Starr, il primo approdo è al Campus Industry di Parma. Felicità nel vedere un Motörhead sul palco, scetticismo, da parte mia, nella consapevolezza della mancanza del cuore pulsante della band. Eppure c’è tanto entusiasmo nel locale, c’è tanta voglia di divertirsi e lasciarsi andare dalla potenza della musica e dalla spontaneità di ciò che essa rappresenta.

Phil Campbell and The Bastard Sons è pura potenza e voglia di continuare a rompere barriere, scrosciante energia e divertimento. E’ chiaro che parte della scaltetta è dedicata ai brani dei tre tagliagole per eccellenza, ‘Orgasmatron‘, ‘Eat the Rich‘ (da quanto tempo non ascoltavo questo brano dal vivo), ‘Rock Out‘ (divertente il siparietto offerto da Neil Starr con un fan delle prime file a proposito della pronuncia sbagliata del ritornello – ‘Cock Out’ invece di ‘Rock Out‘ e delle conseguenti considerazioni a proposito delle dimensioni dei reciproci pennuti), ‘Going to Brazil‘, ‘R.A.M.O.N.E.S.‘, ‘Def Forever‘, ‘Born to Raise Hell‘, ‘Nothing Up My Sleeve‘, ‘Killed by Death‘. Oltre ai classici, altri classici di ZZTop: ‘Sharped Dress Man‘, Black Sabbath: ‘Sweet Leaf‘, David Bowie: ‘Heroes‘, Hawkwind: ‘Silver Machine‘, Motörhead: ‘Ace of Spades‘ (lo inserisco fra le cover poichè Campbell non ha pertecipato alla stesura di questo brano dell’era Kilmister/Clarke/Taylor). E poi un paio di nuove song inserite nel prossimo EP in uscita a novembre (e anche durante questo annuncio allegro siparietto da Campbell senior e Neil Starr) ‘Spiders‘ e ‘Take Aim‘ e l’iniziale ‘Big Mouth‘…

Il solito e bravo Phil Campbell, un po’ spaccone e un po’ tirato, decisamente più rilassato e leggermente più affabile del solito, un simbolo e una buona idea quella di assoldare i figli nella band. I giovani Campbell se la sono cavata con onore avendo una buona preparazione, una buona dose di faccia tosta e tanta voglia di emergere e sono sulla giusta strada avendo nel proprio DNA i geni di tale genitore biologico. Bravi. Neil Starr, energia da vendere, instancabile e volitivo. Anche per lui un duro compito. Promosso.

Che dire… è stato un piacere, e lo sarà sempre. Noi ci siamo divertiti e anche i Campbell hanno aprezzato il nostro calore e la nostra instancabile energia.

Un saluto ai Beggars on Highway, Chained e Racket che hanno fatto il loro sporco e duro lavoro con una passione encomiabile aprendo la serata e mettendosi in luce con sudore e solita italica passione…

Ai miei amici di viaggio… in alto le corna…

 

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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