Roger Waters torna al centro della cronaca dopo aver iniziato l’ennesima diatriba sui Pink Floyd con Gilmour sulla ristampa di Animals.

Questa volta l’oggetto del contendere sono i diritti di “Another Brick in the Wall, Part 2”. In un recente evento a favore di Julian Assange di WikiLeaks, il bassista ha affermato che Facebook gli è stato chiesto di usare la canzone dei Pink Floyd del 1979 in una pubblicità per Instagram. Tuttavia la risposta al fondatore di Facebook non è stata delle più gentili:

“È arrivata questa mattina un’offerta con una enorme quantità di denaro. E la risposta è: ‘Fottiti. Niente da fare.’”

“Lo dico solo perché questo è un loro movimento insidioso per prendere il controllo di tutto. Non parteciperò a queste stronzate, Zuckerberg”.

Waters ha concluso la sua diatriba tirando fuori FaceMash, il sito web pre-Facebook che Zuckerberg aveva creato ad Harvard nel 2003 per giudicare l’aspetto delle donne nel campus universatario. L’episodio è stato descritto anche nel film del 2010 The Social Network:

“Come ha fatto questo coglione che ha iniziato come ‘È carina, le diamo un quattro su cinque, è brutta, le diamo un quattro su cinque’, come gli abbiamo dato qualche potere? Eppure eccolo qui, uno degli idioti più potenti del mondo.”

Facebook al momento non ha risposto alla richiesta di chiarimenti da parte di Rolling Stone Usa.

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