Torna in Italia l’attesissimo concerto dei Powerwolf. La band tedesca è ormai diventata un colosso del power metal al punto da suonare sui mainstages dei maggiori festival europei, come quest’anno al Wacken dove si sono addirittura esibiti tra le ultime band di giornata, proprio a testimoniare questa loro inesorabile ascesa tra le band di maggior rilievo del genere. I Powerwolf dispongono di una fanbase estremamente fedele e appassionata in cui si può anche osservare una vera devozione alle tematiche spirituali a cui fanno riferimento i testi della band, vestendosi quindi con i medesimi costumi ecclesiastici e ovviamente truccandosi con gli stessi lineamenti da lupi mannari ad ogni loro concerto. Il tutto contribuisce ovviamente a creare un atmosfera molto bella e coinvolgente che è diventata ormai parte dello show che portano i Powerwolf ad ogni loro data. Ad accompagnarli in questo tour, troviamo una band straordinaria come i Dragonforce e un nuovo progetto particolare come quello dei Warkings.

Aprono la serata proprio i Warkings, una band composta da membri austriaci, tedeschi e svizzeri che ha visto la luce nel 2018 e che ad oggi conta già ben 3 album… “Reborn”, “Revenge” e “Revolution”. Per quanto le identità dei membri della band non sono mai state ufficialmente rilevate, in quanto ogni membro dispone di un costume e di un nome legato a un guerriero del passato, era inevitabile scoprire fin dalla fondazione della band chi fosse il cantante di questo curioso progetto, ovvero Georg Neuhauser (Serenity/Fallen Sanctuary).

I Warkings giocano molto sull’aspetto teatrale e visivo dei loro live, in quanto i quattro membri rappresentano un centurione, una guerriero di sparta, un crociato e un vichingo, insieme alla new entry dalla voce femminile Morgana Le Fay. La prestazione è sicuramente buona, con un power metal un po’ caricaturato che non può che essere coinvolgente, per quanto decisamente incentrato forse più sulla presenza scenica che sull’effettiva inventiva di composizione dei brani… in ogni caso, rimane un progetto godibile ed originale. Soprattutto grazie all’indiscusso talento di Georg nel canto, con una voce tanto potente quanto calorosa che è sempre un gran piacere da ascoltare. Ammetto che trovo più affascinanti i suoi due altri progetti con i Serenity e i Fallen Sanctuary, dove la sua voce viene accompagnata da melodie sicuramente più elaborate ed eleganti, però anche in questo contesto il suo gran timbro vocale non poteva che essere esaltato più di qualsiasi altro elemento. Anche il growl di Morgana si dimostra di buon livello e ben collegato all’interno dei brani, soprattutto su “Sparta”, traccia inizialmente registrata insieme alla cantante degli Ad Infinitum Melissa Bonny. Georg interagisce moltissimo con il pubblico, anche in italiano con una pronuncia davvero sbalorditiva, che deriva sicuramente dal tempo passato insieme ai Fallen Sanctuary in quanto composto da tutti membri italiani (Marco Pastorino, Gabriele Gozzi e Alfonso Mocerino). Set godibile e sicuramente in tema con il genere della serata.

Setlist

The Last Battle
Spartacus
Maximus
Monsters
Fight
Hephaistos
Sparta
Gladiator

Tocca ai Dragonforce, una delle band considerata tra i “big 4” del power metal insieme agli Helloween, i Blind Guardian e i Sabaton. Il livello sale quindi vertiginosamente e ci prepariamo a goderci un concerto di una qualità tecnica davvero sensazionale. Sul palco troviamo due enormi strutture da videogiochi arcade (in stile sala giochi) e una batteria a dir poco impressionante, sia per bellezza che per numero di piatti e tom. Si spengono le luci e sulle note di “Highway to Oblivion” entrano in scena Marc Hudson, Herman Li, Sam Totman, Gee Anzalone e Alicia Vigil, tutti con degli occhiali da sole psichedelici dai colori fluo. Neanche il tempo di avviare il loro set che Herman e Sam ci fanno subito vedere uno dei motivi principali che a reso famosi i Dragonforce, la velocità di esecuzione supersonica delle melodie di chitarra! Non si può che rimanere ammaliati di fronte a tanto talento e tecnica, perché quello che vediamo fare da questi due chitarristi sembra ai limiti delle capacità fisiche umane, proprio per la velocità e la precisione in cui si destreggiano questi due musicisti sensazionali.

Un ulteriore caratteristica del loro suono è il fatto che Herman e Sam si focalizzino principalmente sulle note più alte cosi come in tecniche di tapping, il che ricrea volutamente gli arpeggi denominati “bleepy” associati alle sonorità 8 bit che ritroviamo spesso nei videogiochi di terza generazione, il che richiama appunto la maggior parte delle tematiche dei pezzi dei Dragonforce. Una combinazione geniale che non può che esaltare ancor di più i gamers presenti in sala stasera. C’è spazio fin da subito per un discorso toccante del nostro batterista italiano Luigi “Gee” Anzalone, che ringrazia sia il pubblico che le altre band che si esibiscono stasera per aver permesso ai Dragonforce di far parte di questo tour, con un filo di commozione nella voce davvero significativo. Si prosegue con un pezzo di nicchia come “Three Hammers” dell’album “Maximum Overload” del 2014 per poi passare ad uno dei pezzi più simbolici dei Dragonforce, “Fury Of The Storm”. E qui ritroviamo di nuovo velocità di esecuzione assolutamente incredibili, nonché un canto altrettanto spinto a livello di tempo. Energia a mille e adrenalina pura caratterizzano l’intero set dei Dragonforce, che sanno creare pezzi bellissimi anche su ritmiche più lente, come l’affascinante “The Last Dragonborn”, nonché primo brano in cui appare nel video ufficiale l’attuale bassista della band Alicia Vigil, che ha raggiunto la band come touring bassist ad inizio 2020 e che è stata confermata ad inizio anno come bassista full-time dei Dragonforce. Alicia ha portato tanto carisma e classe ai Dragonforce, destreggiandosi su ritmiche di basso sensazionali al pari delle armonie di chitarra di Herman e Sam.

Alicia proviene infatti da una band estremamente interessante e accattivante fondata da lei che sia chiama Vigil of War, dove oltre a suonare il basso, Alicia è anche la cantante di questo progetto hard rock eccezionale che invito fortemente ad ascoltare. Giunge quindi il momento di una cover tanto folle quanto geniale, “My Heart Will Go On” di Céline Dion rivisitata in chiave Dragonforce. Posso solo dirvi di andare ad ascoltare questa chicca proveniente dal loro ultimo album “Extreme Power Metal” perché è qualcosa di estremamente ben riuscito e decisamente “addictive”. Si chiude in bellezza con quelli che sono sicuramente i due pezzi più famosi dei Dragonforce, “Cry Thunder” e ovviamente “Through the Fire and Flames”, reso famoso dal fatto che fosse inserito nel videogioco Guitar Hero III come pezzo più difficile in assoluto da suonare. Effetti pirotecnici e giochi di prestigio da parte di Herman Li, che fa rimbalzare la sua chitarra sulle sue ginocchia e la suona addirittura con la lingua, terminano un set strabiliante che oltre alla qualità sopraffina dei musicisti esalta per originalità e inventiva di creazione.

Setlist

Highway to Oblivion
Three Hammers
Fury of the Storm
The Last Dragonborn
My Heart Will Go On (Céline Dion cover)
Cry Thunder
Through the Fire and Flames

Scende un enorme telo nero con il simbolo dei Powerwolf e l’attesa sale per l’inizio del set della band tedesca. Un ventina di minuti dopo il concerto ha inizio e il palco viene svelato all’improvviso. Vediamo quindi apparire una struttura che ricorda una chiesa in rovina, con l’aggiunta in sottofondo di uno enorme telo con uno dei tanti e bellissimi artwork delle grafiche dei Powerwolf. I membri della band entrano in progressione sul palco uno dopo l’altro sulle melodie di una colonna sonora epica che ricorda un misto tra un canto gregoriano e un rito pagano. I costumi e i trucchi di Attila Dorn, Matthew Greywolf, Charles Greywolf, Falk Maria Schlegel e Roel van Helden sono bellissimi e contribuiscono a creare una scenografia studiata nei minimi dettagli. Il pubblico è estremamente carico ed intona all’unisono praticamente tutti i pezzi del set dei Powerwolf, che si dimostrano oltre che dei grandi musicisti, degli showman davvero di alto livello, carismatici e coinvolgenti. Soprattutto il cantante Attila Dorn, un grandissimo frontman capace di interagire con il pubblico come pochi altri, incitando e facendo partecipare moltissimo tutti i fan alla loro “heavy metal mass”.

I pezzi dei Powerwolf dispongono di una componente particolare composta da cori ecclesiastici e melodie d’organo, che amplificano molto la base heavy metal elevandola ad una atmosfera che ha sicuramente un carattere epico ma anche diretto, capace di generare entusiasmo tra la folla ad ogni singola traccia. Aggiungiamo il fatto che i canti sono espressi sia in inglese che in latino e abbiamo ulteriori elementi particolari che rendono unico questo progetto. Il tastierista Falk Maria Schlegel si dimostra un frontman praticamente al pari di Attila Dorn, scendendo spesso dall’altare dove si trova la sua tastiera per venire fronte pubblico ad incitare i fan.

Molto suggestivo e ben riuscito l’effetto scenografico dell’aggiunta di una croce di LED enorme dopo “Beast of Gévaudan” per creare un atmosfera molto suggestiva su “Stossgebet”. Fa solo forse un po’ strano non vedere un basso sul palco… a livello sonoro è parzialmente compensato delle imponenti basi dei pezzi dei Powerwolf, solo che effettivamente quel dettaglio della corposità del basso è a mio avviso sempre fondamentale in un progetto metal e quindi mi sentirei di dire che potrebbe essere una piccola osservazione di miglioramento di un set sicuramente già di altissimo livello. Gli highlights di serata ovviamente non potevano che essere “Dancing With the Dead”, “Armata Strigoi”, “Demons Are a Girl’s Best Friend”, “Army of The Night”, “Sanctified with Dynamite” e l’immancabile “We Drink Your Blood”, che mi sarei onestamente aspettato in chiusura di concerto, perché “Werewolves of Armenia” non si è dimostrata una chiusura all’altezza di quanto di straordinario visto in moltissimi dei pezzi precedenti in scaletta.

I Powerwolf sono ormai un realtà solida e validissima del panorama metal attuale. Può magari non entusiasmare fino in fondo questo stile power metal e questa tematica estremamente spinta, ma l’osservazione oggettiva è che i Powerwolf sono diventati dei maestri dell’intrattenimento e soprattutto dei musicisti live sensazionali. Impossibile non apprezzare l’enorme lavoro che c’è dietro un set dei Powerwolf, che ci hanno regalato un serata spettacolare sotto ogni aspetto insieme alla performance straordinaria dei Dragonforce.

Setlist

Faster Than The Flame
Incense & Iron
Cardinal Sin
Amen & Attack
Dancing With the Dead
Armata Strigoi
Beast of Gévaudan
Stossgebet
Demons Are a Girl’s Best Friend
Fire and Forgive
Where the Wild Wolves Have Gone
Sainted by the Storm
Army of the Night
Blood for Blood (Faoladh)
Let There Be Night

Encore

Sanctified With Dynamite
We Drink Your Blood
Werewolves of Armenia

Si ringrazia Vertigo Hard Sounds

Sfoglia la Gallery a cura di Monica Ferrari

Author

Write A Comment